Tra qualche giorno devo tornare a lavoro.
Devo.
Non posso più allungare la maternità, non ce lo possiamo permettere.
Devo.
Devo lasciare la calma, la serenità con cui trascorro le mie giornate da sola con il mio ometto, presa dalle faccende quotidiane e dalle mie passioni.
Devo rincorrere le lancette dell'orologio sperando di riuscire a fare tutto.
Devo chiedere il permesso ad un estraneo che non ne sa una benemerita cippalippa di figli per partecipare ad una riunione scolastica, ad una recita, oppure se c'è da portare i bimbi dal pediatra o se c'è da correre a prenderli a scuola o anche solo se volessi portarli a fare una passeggiata...
Devo affannarmi a recuperare un minimo di credibilità sul posto di lavoro, perchè tanto me la faranno pagare, ah se me la faranno pagare.
E devo pure ringraziare il cielo di avercelo un posto di lavoro, soprattutto di questi tempi.
Ok. Devo.
Devo e basta.
E ora guardo con attenzione, ancora più attenzione tutto.
I piedini scalpitanti di Massimo.
Il sorriso delle bimbe quando tornano da scuola, piene di cose da raccontarmi.
Il profumo di sugo in casa.
Il bucato steso al sole.
I germogli sul mio terrazzo.
La mia tuta e le scarpe da ginnastica.
La faccia sorpresa di Marco quando gli preparo qualcosa che gli piace
Le risate di Massimo che intervallano il ritmo del suo ciucciare al mio seno
Le giornate all'aperto o anche in casa... poco importa.
Eh no, non mi va per niente.
Ma proprio per niente niente!
Quando son rientrata a lavoro dopo la nascita di Miriam, ho vissuto la cosa come un modo per ritornare ad essere ciò che ero prima, a riappropriarmi di me stessa e, a posteriori, posso ben dire che la cosa mi ha anche aiutata ad uscire da un inizio di depressione post-partum.
Quando poi è successo dopo che è nata Melania, un po' mi è dispiaciuto, ma ero al tempo soddisfatta e contenta, avevo accettato il mio rientro in ufficio come un normale accadimento, come qualcosa che era così e basta.
Ora no.
Non ci riesco ad accettare questo distacco.
Sono cambiata e tanto.
Non sono più quella di qualche anno fa.
E ora non mi va e basta!
Quindi?
Quindi niente. Vado e devo pure ringraziare il cielo.
Quindi vado e terrò strette strette nel mio cuore tutte queste immagini e tutti gli attimi di serenità, sperando di riuscire a trovare altrettanta serenità dopo... anche se so già che sarà un'impresa anche solo fare una lavatrice o trascorrere 5 minuti di tempo in più nel lettone la mattina a fare le coccole ai bimbi...
Chiedo tanto se volessi un lavoro su misura, eh?
E sì, chiedo tanto, troppo... soprattutto se mi confronto con chi il lavoro non ce l'ha o l'ha perso...
con chi non riesce ad arrivare a fine mese, con chi ha problemi ben più grandi e seri di questi miei capricci.
E ammiro chi riesce ad inventarselo dal nulla il lavoro, a chi ha il coraggio di mollare tutto e riuscire lo stesso a trovare altro da fare... io non sono così, ora non lo sono più... forse lo ero prima, ora no.
Il segreto della felicità è di desiderare ciò che si ha già.
Allora cos'è questo senso di fastidio e di malinconia che ho addosso?
Forse non sono felice?
Sì che lo sono, sono felicissima e fortunatissima!!!! Ma che scherziamo!!??!?!!?
E allora cos'è sto sentimento di malessere che mi serra la gola da qualche giorno?????
E' che forse ho paura.
Anzi, togliamo il forse.... ho proprio paura, ma una paura fottuta!
Ho paura di non farcela.
Paura di non riuscire a fare niente bene: nè la mamma, nè la moglie e nè la lavoratrice.
Paura di perdermi attimi importanti della vita dei miei figli, paura di non accorgermi dei loro progressi, dei loro cambiamenti, del loro bisogno di qualcosa.
Paura che non fili tutto liscio come fino ad ora...
Quindi?