"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
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lunedì 2 marzo 2015

Di come fare esercizio fisico aumenta le energie

Da ottobre sto andando in piscina a fare acquagym.
Ho preso questo impegno con me stessa, perchè avere quasi l'obbligo di andare in piscina e darmi questa scadenza, mi aiuta.
Non sono riuscita a mantenere come abitudine quella del camminare nel parco sotto casa, trovavo ogni scusa per saltare la mia passeggiata: una volta era il brutto tempo, l'altra era perchè non c'era tempo e perchè a casa c'era altro di più importante da fare, una volta era qualche bimbo che non stava bene... ero io che proprio non avevo alcunissima voglia di farlo, perchè, in sostanza, mi annoiavo mortalmente!
Non sono riuscita a trovare una compagnia per poterlo fare, forse in quel modo, avrei avuto una spinta in più per farlo, così ho mollato.

Poi tutta una serie di cose: la stanchezza perenne, le notti di sonno sempre interrotto, il corri corri a destra e a sinistra, tutto questo mi faceva solo pensare che mai e poi mai avrei potuto prendermi come impegno quello di iscrivermi a qualche attività fisica in palestra e andarci con costanza.
Mi dicevo che non ce l'avrei mai fatta!
E invece...

Una serie di circostanze astrali mi hanno fatto invece capire che ce l'avrei fatta e che forse mi sarebbe anche piaciuto.
Ho pensato: qual è l'attività sportiva che, in questo momento, mi potrebbe piacere?
Non mi sono vista inguainata di body e leggins a sgambettare, a salire e scendere da uno step, o con il sederone all'aria a fare spinning, proprio non faceva per me.
Mi serviva qualcosa di "soft" da cui iniziare, qualcosa che apparentemente non mi facesse sentire la fatica e il sudore.
Acqua. Ci vuole stare nell'acqua!
Nell'acqua pesiamo tutti la metà! E non si suda!
Quindi ecco maturare la decisione della piscina.

Da ottobre, dicevo, riesco ad andarci con una media di quasi 3 volte a settimana.
Sono contenta. Veramente.
La mattina, accompagno i bimbi a scuola e prima di entrare in ufficio, mi prendo un'ora da tutto e da tutti e mi immergo in piscina. Non penso a niente: stacco cervello e cellulare.
Mi rilasso. Sgambetto e faccio qualcosa soltanto per me, che mi carica, che, paradossalmente, anche se l'istruttrice ci strizza per benino, mi dà ancor più energia.
E mi sento bene.
Inizialmente credevo che non ce l'avrei fatta.

E da quando faccio questa cosa per me, per la mia salute, mi sento con più energie, con più voglia di fare, il tutto è un incastro millimetrico di impegni, distanze e cose da fare, ma adagiarmi dietro a scuse varie, mi faceva fare meno della metà di quello che riesco a realizzare ora e neanche stavo bene.

martedì 24 giugno 2014

L'acqua è il suo elemento?


A distanza di un paio d'anni dal primo tentativo fallimentare di scuola di nuoto, Miriam ora si ritrova a sguazzare in piscina come un pesciolino e si diverte pure.
Si vede che all'epoca non era ancora pronta.
Si vede che non si divertiva e che insistere, come mi avevano detto in molti, non avrebbe portato a nulla (o forse sì, non posso affermarlo con totale certezza, ma tant'è).
Di sicuro insistere avrebbe portato a dei disagi, innanzitutto per lei, perchè non sarebbe stato un momento di gioco e di divertimento, come invece avrei auspicato, ma un momento di lotta e di obbligo e poi per me, che sto sempre in massima tensione in questi casi, tra il limbo del: "Cosa devo fare?"

Così ho lasciato perdere, per riprendere in mano il discorso in queste ultime settimane, in cui si sono riaperte le iscrizioni per dei mini corsi di nuoto per bambini.

Ebbene, con questo secondo tentativo Miriam si diverte da matti ed è lei a non vedere l'ora di infilarsi in piscina.
Per Melania non è così.
Melania sta trascorrendo la fase del: "Non voglio fare nuoto! Lo faccio quando sono grande!"
Gliel'ho fatta provare, una lezione, ma dopo aver visto la sua sofferenza, la sua fatica nel stare in acqua, il suo non essere per niente serena, allora non ho insistito, si vede che non è arrivato ancora il momento per lei.
Si tratta di paura dell'acqua?
Non credo.
Si tratta di qualcosa da vincere a tutti i costi?
Direi: anche no.

Che poi, dico: non siamo mica animali acquatici, no?! Abbiamo squame, pinne e branchie? No.
Quindi, non è detto che l'acqua sia il nostro elemento ideale.
Per alcuni sì, per altri no.
Punto.
E vabbè che "il nuoto fa tanto bene: è lo sport più completo", ma, diciamocelo: è una gran palla!!!!
Ci sono tante alternative in giro, tra cui anche: il gioco, il sano gioco al parco o anche in cameretta...
Mica tutti dobbiamo saper fare tutto, a tutti i costi, o no!?
Siamo diversi: a chi piace uncinettare, a chi piace arrampicarsi, a chi piace leggere, a chi nuotare e a chi impiastricciare in cucina, a chi piace fare tutto e a chi niente di queste cose.
Che male c'è?

Meglio avere figli felici, che tristi scienziati o frustrate medaglie d'oro alle olimpiadi, no?
E' vero che dovremmo aiutarli a superare le proprie paure... ma è questa una paura da dover superare a tutti i costi?
Secondo me, no.

martedì 15 aprile 2014

Di emozioni, orgoglio e soddisfazioni

Dallo scorso autunno le mie bimbe hanno iniziato a seguire un corso di ginnastica artistica.
Durante questi mesi abbiamo alternato momenti di entusiasmo a momenti di stanchezza e voglia di non andare più, ogni volta per un motivo diverso, ma di base, soprattutto all'inizio, c'era il fatto che quello che veniva proposto di fare alle bimbe era, secondo loro, troppo difficile e non ci riuscivano, si scoraggiavano.
E come loro, anche tante altre bimbe dello stesso corso si sono trovate ad affrontare delle sfide che ogni tanto toglievano la voglia di entrare in palestra.
Ecco, è proprio tutto questo che fa parte del gioco ed è proprio questo il momento in cui, se ci si accorge che, tutto sommato, piace e ci si diverte, non bisogna mollare.

Abbiamo affrontato, quindi, il primo vero scoglio, quello che mette alla prova, quello che se poi lo superi e arrivi in cima, ti guardi indietro con soddisfazione, perchè sei riuscito ad ottenere ciò che all'inizio reputavi impossibile e irraggiungibile.
E' così.
Sia Miriam e sia Melania hanno partecipato lo scorso finesettimana ad una piccola gara-dimostrazione di ginnastica artistica, un mini-saggio per far vedere cosa hanno imparato durante questo periodo.
Ed hanno imparato davvero tanto.

Non mi riferisco soltanto agli esercizi ginnici in se stessi, mi riferisco alla tenacia che c'hanno messo, all'impegno, alla sfida che hanno affrontato (non senza parecchi miei incoraggiamenti e menate varie!).
Sono contenta che hanno capito che ci si può divertire: non serve soltanto saper fare qualcosa, serve anche trovare la strategia per arrivarci ad ottenerla, e la strategia implica impegno, fatica, esercizio, prove e riprove. Implica anche inciampare ogni tanto, rialzarsi, aiutare chi non ci riesce, ascoltare e aspettare il proprio turno.... e anche qualche sgridata della maestra, questo pure è vero, ci sta.

La maestra. Questo è un capitolo a parte. E' una tipa che ha ben poco del femminile, apparentemente arcigna e severa, ma di un'ironia pazzesca, che ha capito entrambe le bimbe al volo, senza che io mi prodigassi in spiegazioni e raccomandazioni. Mi piace.
Era proprio lei la pietra dello scandalo, inizialmente, Miriam ne era quasi terrorizzata: "Mamma, la maestra urla!"
"Miri, devi capire che siete più di 20 bambine, in una palestra immensa. Chiacchierate tutte quante e non la state a sentire, è chiaro che per scuotervi deve urlare ogni tanto. E poi, scusa, eh... ma perchè, io non urlo in casa??!?!?!?!?"
"Mamma, la maestra dice che non ho fatto bene la candela"
"Meli, amore di mamma, vai lì apposta per imparare, è normale che la maestra ti corregga e ti dica come devi fare, altrimenti che ci sta a fare?!"

....
e poi... "Mamma!!!! La maestra ha detto che sono diventata bravissima!"
"Mamma!!! La maestra ha detto che so fare la ruota!!!!"
"Mamma, sono diventata brava come Veronica!!!!"

Bhè, quegli occhioni spalancati dalla gioia, dalla soddisfazione, luccicanti per l'emozione e per l'orgoglio di dirmi queste cose, e poi, ancor di più, di farle vedere a tutti durante il saggio... non hanno prezzo.
Sono contenta di loro. Sono fiera.
Sono contenta che si siano fatte coraggio a vicenda: nei momenti in cui una non riusciva, l'altra la spronava. Nei momenti in cui una si sentiva un po' giù, l'altra provava ad aiutarla. E' questa la loro forza e sempre lo sarà.

E' servito a tanto questo momento per loro. Sotto tanti aspetti.


Ed è arrivato il saggio.
Erano emozionatissime e felicissime. Anche io lo ero.

Bimbe, ovunque vi porterà questa disciplina, se ancora vi piacerà, se sarete interessate, poco importa. A me importa che siate felici, bimbe mie, e che impariate il massimo dalla vita: nulla è impossibile.

martedì 21 maggio 2013

Come avviare i bambini all'attività sportiva

E' un po' di tempo che medito quando e dove iscrivere le bimbe a praticare un qualche sport.
Non so ancora decidermi sul cosa far fare loro, sul come organizzarmi.
Non so bene come scegliere, cosa chiedere nel momento in cui andrò a vedere una qualsiasi struttura sportiva.
Insomma, mi sto facendo un milione e mezzo di interrogativi in merito, senza arrivare ad alcun punto definitivo.
Poi ho pensato: "Perchè non chiedo a qualcuno che ci capisce veramente?"
Inutile farsi delle pensate abominevoli per poi prendere grandi cantonate, tanto vale chiedere a chi ne sa di più, a chi fa questo di mestiere e non solo, a chi lo fa con passione.
Così ho chiesto a Chiara istruttrice federale di ginnastica artistica nonchè laureanda in Scienze Motorie e Sportive, che molto gentilmente e professionalmente mi ha scritto questo post che vale proprio la pena di leggerlo, perchè spiega molto bene tutti gli aspetti correlati alla scelta di un'attività sportiva per un bambino.


Chi opera nell'ambito sportivo sa che una delle preoccupazioni più sentite dai genitori è quella di trovare lo sport più adatto per i propri figli. Normalmente si cerca uno sport “completo” e la domanda che più spesso viene fatta è quale sia lo sport “più completo” in assoluto. Come è ovvio, la risposta che si dà in questi casi è che non esiste uno sport veramente completo in assoluto, in quanto ogni attività fisica, quando viene indirizzata verso una specializzazione, promuove nel praticante certe caratteristiche a discapito di altre.
La cultura popolare vede nel nuoto la disciplina che maggiormente soddisfa l’esigenza di sport “omnicomprensivo”, ma, ad un esame più attento, risulta evidente che neppure il nuoto può fregiarsi di questo titolo, perché, ad esempio, non interviene su importanti qualità quali l’abilità di coordinare il corpo rispetto allo spazio circostante, la propiocettività,  la capacità di saltare, correre o lanciare oggetti e la capacità di socializzare e di lavorare insieme agli altri per un obiettivo comune.
Ma allora, quale sport scegliere ed a quale
età cominciare l’avviamento sportivo?
Per prima cosa occorre capire se la richiesta di svolgere un’attività fisica organizzata proviene dal bambino o dal genitore.Spesso il bambino mostra semplicemente una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che ad un altro, magari per motivi di comodità organizzativa nella gestione familiare. La prima indicazione da dare è che il bambino si deve divertire a fare quello che fa. Iscriverlo ad un corso, magari prestigioso,dove però il piccolo allievo non si trova a suo agio, è sicuramente deleterio. In questo periodo di crescita, il bambino ha forti motivazioni allo sport. Quandosi appassiona ad un’attività motoria, ovviamente sotto forma di gioco e di divertimento, manifesta un grosso impegno ed evidenzia la presenza di una motivazione concreta e dominante. Probabilmente i due fattori primari che agiscono da molla sono il gioco e l’agonismo , oltre ad altri fattori secondari. In particolare non va sottovalutato l’agonismo, che traduce in realtà, a livello simbolico, bisogni della persona del tutto naturali, in questa età, collegati all'aggressività  all'autoaffermazione  all'interazione con la realtà. L’agonismo, dunque, essendo un fattore compensativo,equilibratore e liberatorio, se viene vissuto in un contesto organizzato,gestito da un istruttore preparato, e adeguatamente controllato, funziona da decongestionante psichico, favorendo la crescita psichica ed emotiva dell’allievo.La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo anche il suo inserimento “sociale .Iscrivere un bambino ad un corso di avviamento allo sport, quindi, significa agire anche sul suo sviluppo psichico,oltre che su quello fisico. La pratica sportiva prolungata, infatti, ha degli effetti sulla personalità, essendo dimostrato, ad esempio, che può agire su eventuali atteggiamenti ossessivi, di coartazione emotiva o su atteggiamenti istrionici. La cosa importante è che sempre l’attività venga prospettata,sia da parte dei genitori che degli insegnanti come un qualcosa di divertente,che “è bello fare” , onde evitare sintomi di psicopatologie dell’atleta, a dimostrazione che lo sport, in certi suoi eccessi, non fa sempre bene, quali,ad esempio, la sindrome da paura dell’insuccesso. Si tratta di una sorta di ansia preagonistica, con una complessa sintomatologia psichica e somatica.Mentre l’atleta adulto lavora e si allena in funzione del risultato, ciò non deve assolutamente avvenire per il bambino e per il giovanissimo. Tra l’altro questo è sbagliato non solo evidentemente su un piano etico e sociale, ma anche funzionale e della specializzazione: un grande specialista di domani, infatti, deve oggi essere un bambino che si diverte a fare sport e che cresce equilibrato e ricco di esperienze motorie. Non ha ragione di essere, dunque, il timore di alcuni genitori che il proprio figlio non possa diventare un campione se non comincia a specializzarsi in tenera età.È più vicino al vero semmai il contrario. È però importante che fin da piccolo acquisisca varie esperienze di movimento. Anche lo stress agonistico deve essere assolutamente evitato: un atleta maturo deve avere una carica psicologica tale da farlo lottare fino alla fine, in gara, contro il suo avversario, anche se si tratta del suo migliore amico. In un bambino, però questo significherebbe caricarlo della pressione di un intero ambiente affettivo:genitori, allenatore, compagni a cui egli tiene. L’ansia potrebbe essere maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione va ritardata il più possibile.
 
Bisogni dei bambini e fattori di sceltaChiarito questo, mettiamoci ora nei panni del genitore coscienzioso che, resosi conto dell’importanza fisica e psicologica di una sana attività corporea per il figlio, si trovi in mano tre o quattro volantini di polisportive e di centri di avviamento allo sport e debba scegliere a quale corso iscriverlo. Per dargli un consiglio occorre capire di che cosa ha bisogno un bambino di età compresa tra i cinque ed i sette anni. 
L'ambiente di provenienza  
Occorre innanzi tutto tenere in  conto dell’ambiente di provenienza del bambino. In ambiente rurale possono non esserci problemi che sussistono in un ambiente urbano dove i bimbi, a volte,sono letteralmente deprivati sul piano senso-motorio: innumerevoli ore spese davanti alla televisione o al computer o a i videogiochi, gli spazi ristretti e monotoni, l’innaturale interdizione motoria, producono forti mancanze nel campo delle abilità motorie, che devono essere recuperate dall'insegnante sportivo. Ciò, però, non può avvenire per mezzo di ginnastiche ritualizzate o sport ripetitivo a scarso contenuto cognitivo, come, ad esempio il nuoto, se praticato in modo tradizionale, ma attraverso programmi differenziati, continuamente arricchiti in senso ludico ed estremamente variati. 
I fattori di scelta secondo il CONI 
Il CONI, in Italia, nel redigere i programmi per i centri di avviamento allo sport per i bambini di ambo i sessi tra i 5 e i 7 anni, prevede che in questa fascia l’attività sportiva sia orientata a fini“fisico-formativi”, soffermando l’attenzione su 3 punti fondamentali, che descrivono le caratteristiche ed i bisogni dei bambini nelle varie fasce d’età: 
  • Il fattore auxologico 
  • Il fattore psicologico-sociale 
  • Le modalità di apprendimento.
Vediamo le caratteristiche di ciascuno di questi.
Il fattore auxologico 
Tra i 5 e i 6 anni nel bambino c’è il primo allungamento, che consiste in una spinta in lunghezza che interessa soprattutto l’apparato osseo, più che quello muscolare e che si incentra soprattutto nelle gambe. Accade quindi che lo scheletro aumenti di peso, le leve ossee si allunghino senza che vi sia, però, un adeguamento della forza muscolare. La colonna vertebrale può tendere ad incurvarsi, dando origine ad attitudini quali la cifosi e la scoliosi, soprattutto quando lo sviluppo non è perfettamente simmetrico sul lato sinistro e su quello destro del corpo. Dai 7 anni incrementa la capacità respiratoria, quindi la colonna vertebrale e la gabbia toracica soffrono particolarmente se manca un’adeguata attività fisica. Dagli 8 anni, invece, c’è un certo aumento della massa e della forza muscolare che, se oculatamente guidata, porta a supplire alle carenze dei periodi precedenti.  
Il fattore psicologico-sociale 
Non è possibile riassumere in modo preciso le caratteristiche psicologiche degli allievi di questa fascia di età, perché vi sono sensibili differenze fra ciascuna delle tre età e tuttora la ricerca scientifica non dà risposte che possano intendersi come definitive. A cinque anni il bambino risente ancora del processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso, pur essendo consapevole della propria diversità e del proprio corpo. Vi è comunque una dipendenza morale ed affettiva dagli adulti. Il gioco tra bambini di questa età, che è il modo principale in cui si manifesta il comportamento sociale, è caratterizzato da continui litigi ed aggressioni fisiche, magari violente, ma di breve durata. Il processo in corso, però, porta ad atteggiamenti di tipo sempre più associativo, all'interno dei quali i bambini giocano ed agiscono per realizzare un identico scopo. Dai 6 anni, invece, cominciano ad esserci notevoli progressi nell'acquisizione della consapevolezza del proprio corpo e della propria psiche. Inizia anche a comprendere come gli altri lo vedono e lo giudicano, quindi richiede agli altri di essere rispettato e di essere tenuto in giusta considerazione. Reagisce ai rimproveri e alle gratificazioni. Il settenne manifesta un notevole interesse per il proprio corpo e si diverte ad esplorarne le caratteristiche e le capacità. La sua capacità di socializzazione aumenta e, lentamente, tendono a diminuire le tendenze egocentriche. Verso gli otto anni, infine, aumenta e si rende del tutto evidente il bisogno, da parte del bambino, di autorealizzarsi, anche in funzione dei modelli che l’adulto gli dà.   
Le modalità di apprendimento  
Occorre considerare che non sempre l’apprendimento motorio per imitazione è proficuo e redditizio per il bambino. L’allievo, infatti, può eseguire i gesti motori solo se precedentemente è stato posto in grado di avere imparato esperienze motorie più semplici ed elementari. L’apprendimento di ogni gesto può essere impossibile se prima il bambino non ha appreso gesti più semplici che fungono da “mattoni” per costruire quello più complesso. Quindi il processo tradizionale di insegnamento dei gesti motori: “dimostrare”- “fare eseguire”- “correggere” potrebbe non essere il più corretto, anche perché potrebbe dare origine a situazioni cariche di ansia o di frustrazione. L’obiettivo, quindi, è quello di instradare l’allievo sulla via di una buona esecuzione motoria, affinché il bimbo acquisisca padronanza dei gesti. A partire dai cinque anni, quindi, l’apprendimento motorio deve avvenire sempre per gradi e favorendo l’espressione spontanea ed individuale, in forma gioiosa e ludica. I bambini imparano dai propri errori. Una caratteristica importante dell’insegnante, quindi, deve essere quella di non sottolineare l’errore o correggerlo, ma di stimolare le capacità autocorrettive dell’allievo, inserendovi elementi motivanti l’attenzione e la ripetizione, anche per evitare che il bambino, sopraffatto dall'insuccesso o dalla frustrazione e dal rimprovero, si ritragga dal ripetere l’esperienza.
L’attività sportiva ideale 
L’attività sportiva ideale, dunque, è quella che:
  • È gestita da un insegnante che conosca questi elementi;
  • Viene organizzata nel rispetto di questi fattori;
  • Stimola lo sviluppo, nel bambino, delle capacità ad essi collegate
  • Un'altra considerazione che spontaneamente viene alla mente è che l’istruttore può divenire più importante, nella scelta, della disciplina sportiva . Visto che, come abbiamo sottolineato, l’attività in queste fasce di età deve essere generale, varia e non specialistica, nonché priva di eccessi agonistici, non ha in realtà grande importanza quale disciplina viene scelta. La cosa importante è che l’istruttore sia preparato e conosca quanto detto.
Purtroppo in molte società sportive si verifica un meccanismo distorsivo per il quale gli aspetti agonistici hanno il sopravvento su quelli ludico-formativi. Prendiamo ad esempio il caso del calcio, semplicemente perché è lo sport più diffuso nel nostro paese. Una società sportiva di medie dimensioni ha perlomeno una squadra giovanile per ogni categoria, dai “pulcini” in su fino alla “primavera”. Visto che, per un’errata ma diffusa concezione di quello che è il prestigio sportivo, le società si fregiano dei successi o comunque dei risultati delle proprie formazioni giovanili, la dirigenza spesso assegna gli allenatori o gli istruttori alle varie squadre collegando direttamente la qualità e l’esperienza del preparatore alla categoria, in modo che i ragazzini più giovani, appunto i cosiddetti “pulcini” si ritrovano l’istruttore più giovane ed inesperto, che oltretutto viene comunque incentivato a raggiungere risultati agonistici nei tornei di categoria. Questo è proprio l’atteggiamento da evitare. 
Il genitore dovrebbe assicurarsi che nei primi tempi di pratica sportiva il bambino sia indirizzato verso un percorso di crescita fisica e psicologica in cui l’agonismo venga coltivato e gestito, perché utile al suo sviluppo psichico ed emotivo, ma non esasperato. 
Un altro aspetto da non trascurare è la famosa distinzione tra sport di squadra e sport individuali. Secondo i più, i primi favorirebbero le capacità dell’allievo di socializzare e di inserirsi in un gruppo, mentre i secondi promuoverebbero maggiormente la capacità del singolo di assumersi la responsabilità del risultato finale. In realtà questa distinzione ha più ragione di essere quando l’attività sportiva è finalizzata ad un risultato agonistico e quindi in un periodo successivo a quello che stiamo prendendo ora in considerazione. Non va dimenticato, inoltre, che un buon insegnante è in grado di creare un forte clima di squadra, di solidarietà e di partecipazione anche in sport individuali, ad esempio organizzando saggi,cosa peraltro assai positiva anche per piccoli allievi compresi nella fascia di età tra i cinque ed i sette anni.
Tutti gli sport vanno bene,l’importante è scegliere un buon insegnante.
L’insegnante deve sapere come si sviluppa psicologicamente e fisicamente un bambino di questa età. Deve iniziare con il gioco senza mettere come unico obiettivo la vincita di un premio o di una gara. Deve essere preparato.
Quindi questo è l’unico importante consiglio da dare ai genitori: scegliere un allenatore bravo e preparato.


Per ulteriori approfondimenti Chiara consiglia anche di leggere questo articolo: "Lo sport fa veramente bene?"
Grazie Chiara per quanto ci hai spiegato e invito tutti a seguire la sua pagina facebook.

mercoledì 21 novembre 2012

Mi voglio un po' bene

Da diversi mesi ormai, direi quasi 5, ho cominciato a seguire un regime alimentare un po' meno denso di schifezze e la qualunque, che riuscivo ad ingurgitare fino a poco tempo fà.
Questo perchè stavo lievitando un po' troppo, perchè non mi sentivo più me stessa, perchè il mio guardaroba faceva ormai pietà e perchè era ora di dire "basta"... boh, anche al colesterolo, volendo, eh!
Insomma, scuse non ne avevo più... poi mi son sentita incentivare anche da Marco e, spinta da lui mi sto facendo seguire, in maniera molto moltissimo "soft", da una nutrizionista, che mi ha già capito al volo.
Ha capito perfettamente che tutte le sue lineeguida non le sto seguendo alla perfezione, che di sgarri me ne concedo spesso e volentieri, ma che poi cerco in qualche modo di rimediare.
I risultati che lei sperava, non li ho raggiunti in questo periodo di "dieta", ma neanche sono andata tanto malaccio: ho perso 7 chili e mi posso anche ritenere quasi soddisfatta... lo so, la strada da percorrere è ancora lunga... almeno una decina di chili devo buttarli giù per tornare ad essere come ero prima di rimanere incinta di Miriam, ma ce la posso fare.

Ho provato nel corso del tempo a rimettermi in carreggiata, ma poi succedeva sempre qualcosa che mi faceva deviare dalle iniziali intenzioni e i chili continuavano ad aumentare in maniera invereconda!
Ora ho maturato un mio modo di tenere sotto controllo le mie voglie compulsive di cibo, sostanzialmente la mia dipendenza psicologica da cioccolata e schifezze varie, soltanto non pensandoci... e con tre marmocchi per casa difficilmente riesco a sedermi tranquilla e godermi una bella tazza di tè con biscotti, ma prima me li ingurgitavo lo stesso, anche al volo, solo per il gusto di farlo, senza neanche assaporarli, mandandoli giù senza neanche accorgermene e andavano ad accumularsi in qualche modo...
Ora mi son detta: no, adesso mi concedo qualche sgarro se e solo se riesco a godermelo con tutta calma... in pratica, questa calma non c'è quasi mai, quindi gli sgarri veri e propri si sono dilazionati di parecchio nel tempo.

Inoltre, questa mia nuova esigenza, ha fatto sì che riuscissi anche a trovare delle valide, validissime alternative alla voglia di dolce che ogni tanto mi prende... alternative sane e non troppo caloriche.

E poi...
E poi, udite udite (già so che chi mi conosce da anni non riuscirà a credere a quello che sto per scrivere)... ho cominciato anche a fare un po' di movimento, solo nel weekend, sia chiaro, ma l'ho fatto.
In pratica consiste in una camminata rapida di circa mezzora intorno all'isolato il sabato e la domenica mattina.
Mi sveglio, mi vesto, faccio una colazione rapida, abbandono la casa alla rinfusa, con marito e figli che ancora si devono rendere conto di quanto sta accadendo loro intorno e mi chiudo la porta alle spalle: niente borsa, niente telefono, niente di niente... io, la mia tuta e le scarpe da ginnastica...
E cammino.
Bello.
Ho cominciato ad apprezzare questa mia pratica, perchè mi permette di starmene un po' da sola con me stessa, anche soltanto per mezzora a pensare ai cavoli miei. Cammino e mi guardo intorno, mi faccio gli affari degli altri, ascolto i rumori che mi circondano... peccato che devo passare di lungo davanti a ben due pasticcerie che si trovano lungo il mio percorso... con quegli odori di zucchero a velo e panna che escono fuori, è una vera tortura, ma ce la posso fare...
Insomma... questo è un modo per non sentirmi troppo in colpa se poi si va a pranzo dalla suocera e mi mangio della lasagna, e, al tempo stesso, è un modo per fare qualcosa soltanto PER ME!
Perchè... io valgo!

martedì 3 luglio 2012

Forse l'acqua non è il suo elemento?

Ieri pomeriggio siamo andate, Miriam ed io, alla sua prima lezione di nuoto.
Era una prova, giusto per vedere come reagiva e se la cosa le piaceva.
Era da tempo che mi chiedeva di andare in piscina, evidentemente c'era qualche suo amichetto di scuola che già la frequentava e ne parlava in classe, insomma anche lei voleva provare.
Le avevo detto che non è che si poteva entrare e fare quello che le pareva, che c'era un maestro, che le avrebbe insegnato a nuotare, a fare i tuffi, etc, etc.
Sembrava convinta e motivata.
Sembrava.

Arriviamo, la cambio, le metto il costumino nuovo, la cuffia e le ciabattine.
Lei è emozionata e non vede l'ora di infilarsi in acqua.
L'accompagno all'entrata in piscina, qui i bimbi vengono accolti dai maestri e noi mamme ce ne andiamo a sederci dietro ad una vetrata, lasciandoli andare da soli...
Un po' di effetto me l'ha fatto, devo confessarlo, ma vederla così seria e sicura di se', mi ha rassicurato e inorgoglito non poco, eh!
Continuavo a ripetermi: "Guarda come è cresciuta... guarda come è bella... si toglie pure le ciabatte da sola... guarda come fa di sì al suo maestro..."
Lei alza lo sguardo verso di me e mi sorride.
Ok, mi rilasso, tutto tranquillo.
Finora.

Il primo quarto d'ora è trascorso abbastanza bene, la vedevo sempre più seria e concentrata, ascoltava quanto le veniva detto ed eseguiva attenta.
Poi, è arrivato il momento di battere i piedi: l'istruttore ha messo i bimbi tutti in fila a bordo piscina a battere i piedi... e apriti cielo!!!! Gli schizzi le sono arrivati in faccia ed è scoppiata in un pianto a dirotto, ma proprio a singhiozzi inconsolabili.
Il maestro ha provato a calmarla, a distrarla, a spiegarle le cose... a farle vedere che anche gli altri bimbi venivano schizzati, ma niente, a nulla è valso.
Lei ha provato a resistere, anche allontanandosi dal gruppo e a fare altro insieme al maestro, ma dopo un po' si è inventata la scusa di andare in bagno a fare pipì e da lì non è voluta più rientrare in acqua.

Lei è così: quando dice no, è no! Non si riesce a convincerla del contrario. E d'altra parte, non mi va che sia una costrizione, un'imposizione... lungi da me!
Era solo un modo come un altro per trascorrere un po' di tempo in maniera diversa, in queste ultime settimane prima delle vacanze estive e per cominciare a svolgere un'attività sportiva.
Insomma, per ora ne usciamo sconfitte... o per lo meno, abbiamo capito che non è il modo giusto o il momento adatto.

Ne ho parlato con l'istruttore, una persona veramente tranquilla e rassicurante.
Ha detto che è normale come primo approccio.
Molti bimbi vivono la prima esperienza in acqua, in maniera traumatizzante, proprio perchè gli schizzi, la sensazione del viso bagnato... e poi il finire sott'acqua, sono tutte sensazioni non note, diverse, quindi un po' "spaventose", destabilizzanti, tutto sta ad insistere dolcemente e a far superare loro queste piccole paure un po' alla volta, assecondando i loro tempi, cercando la chiave giusta per mettergliela come un gioco... che poi non è detto che non riescano da soli a fare tutto quanto, eh!
Diceva che l'età giusta per iniziare un corso di nuoto serio è proprio l'età che ha Miriam: i 4 anni sono perfetti! Quindi non è una questione di età sbagliata, come invece temevo io.
Diceva che non è il caso, però, di insistere ora per poche lezioncine di nuoto prima delle vacanze, ma il consiglio è quello di approfittare dell'estate per qualche bagno insieme a mamma e a papà al mare, o in piscina, cercare di farla abituare a questo nuovo ambiente e poi, nel caso, di segnarla a settembre per un discorso di più ampio respiro, in modo da poter strutturare la cosa con continuità e costanza.

In ogni caso, poi, ieri pomeriggio, dopo la sua mezzoretta di nuoto, era così tramortita e stanca che si è addormentata alle 6 del pomeriggio, per risvegliarsi direttamente stamattina alle 7... senza neanche cenare, povera la mia piccola! Era esausta!

Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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