"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
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martedì 10 dicembre 2013

Natale = damose 'na carmata!

Questo è un periodo iper-frenetico: il DOVER FARE è il must assoluto.
Non che negli altri periodi dell'anno la situazione sia molto diversa, ma sotto Natale il tutto è incrementato da quella euforia tipica dell'aspettativa e noi mamme ci sguazziamo di un bene dentro, tanto da risvegliarci il 7 gennaio più stanche e stressate di prima.
Ma, a quel punto, non possiamo certo mollare: ci si mettono pure i buoni propositi per il nuovo anno che ci auto-imponiamo, come se non bastasse già tutto il resto, ad aggiungere ulteriore tensione.
E non se ne esce più!
E neanche ce ne accorgiamo di questa situazione, sebbene se ne parli in giro parecchio: come riconoscere lo stress... le cause dello stress... come uscire fuori dallo stress...
Ma noi, niente, ci buttiamo a capofitto e ci affoghiamo dentro!

Mi ritrovo anche io risucchiata in questo potente vortice: il vortice del dover assolutamente FARE tutto e subito e, per giunta, tutto a mano (con le mie sante manine), dovesse trattarsi di cucina/decorazioni/regali/soluzioni varie ed eventuali... niente...
DEVO... DEVO... DEVO...
Ed è una corsa continua: il lavoretto, il calendario dell'Avvento, i segnaposti, le lucine, l'albero di Natale (che, tra l'altro, non son nemmeno riuscita a fare per l'Immacolata!) e tutta la robina tanto carina di craft di vario genere che, normalmente, dovrebbe servire per rilassare, per defaticare, per incanalare stress e sentimenti negativi (costruire, fare delle cose con le mani, ha un qualcosa di terapeutico, no?) e dovrebbe portare soddisfazione.
In genere, effettivamente, è così. Ci si prova gusto.
Ma, in questo periodo, no!
Mentre decoro una palla dell'albero di Natale, già sto pensando a quale dolce preparare, mentre poi la torta è in forno, sto già applicando gli stencil alle finestre e così via... nel vortice del FARE!
foto credits: https://www.facebook.com/thesilvamethod

Sai che c'è!?
E' ora di darmi una calmata!
Adesso giuro solennemente di lasciare da parte il mio lato creativo, almeno fino al 7 gennaio (a parte qualche torta, dai... quelle non posso farne a meno!)... 
Con buona pace di tutti.
Amen.

Questo post partecipa al blogstorming con tema del mese "stress riconoscerlo e gestirlo"
http://genitoricrescono.com/blogstorming/cosa-e-il-blogstorming/

martedì 28 maggio 2013

Io ho tempo

Dopo aver vissuto questo momento, non riesco a pensare più al tempo come qualcosa che mi manca, come qualcosa da venire, da accadere ancora...
Il tempo non voglio vederlo più come una cosa negativa, come quello che non riesco a fare, che non posso fare, che non riesco ad essere più o a diventare, non voglio combatterci, non voglio litigarci più e pensare: "Mi ci vorrebbe una giornata lunga 30 ore!".
Il tempo voglio viverlo come un amico.

Non ho tempo per me, per quello che voglio fare, per le mie gambe stanche e schiena dolorante.
Non ho tempo per fare una doccia tranquilla, per chiacchierare al telefono, per portare i bimbi al mare tutti i giorni.
Non ho tempo per leggere un libro, per sistemare l'armadio, per passeggiare con la testa sgombra da pensieri.
Non ho tempo da trascorrere serena con mio marito.

Ma ho tempo.
Ho tempo per tante, tantissime altre cose.
Cose che mi riempiono la vita e l'esistenza di attimi irripetibili e indimenticabili.
Faticosi, sì, difficili a volte, in salita e in discesa, gioiosi e tristi.
Ma ce l'ho.
Ecco... io ho tempo...


E' un tempo scandito e dettato da esigenze che non sono direttamente le mie...
E' un ritmo un po' più allegro che lento, ma è un ritmo in cui mi ci ritrovo, o, almeno, comincio a ritrovarmici.
Perchè quello che ero non sarò più ed è inutile stare a rimestare. Ho vissuto intensamente il mio passato, non vedo perchè non debba fare altrettanto con il presente, che è ancor più ricco e pieno di significato.
Perchè devo pensare e rimandare a domani? "Quando i bimbi saranno grandi... quando avrò più tempo... quando ci saranno un po' più di soldi... "

Perchè quello che sono ora non è un "non essere" ma è un "essere".

Spero di tenere sempre bene a mente queste riflessioni.
Io SONO, ORA!

Questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono

venerdì 11 febbraio 2011

Non si potrebbe cancellare San Valentino dal calendario?


 Sarà che spesso ho trascorso questa giornata da single...

Sarà che non sono mai stata tipa da troppe manifestazioni melense (tutto questo prima di conoscere Marco, ovviamente... poi non mi son riconosciuta più nemmeno io...)

Sarà che è la solita festa vista come un'ulteriore occasione per spendere soldi e per ingrassare a suon di cioccolatini e frasi sconnesse...

Sarà che tutto sommato se c'è da celebrare amore, allora bisognerebbe farlo ogni giorno...
e compagnia bella...

Sarà poi che in questo giorno ricade l'anniversario della scomparsa del mio adorato papà, che ci ha lasciato ormai 4 anni fa... cosa che ancora non ho superato e, penso, non supererò mai finchè campo... per andare a vivere su di una stella lontana lontana (questa è la versione che sa Miriam e che la affascina tantissimo, tanto che spesso quando guarda il cielo, indica con il suo ditino lassù e mi dice: "Nonno Mommo?" e io: "Sì, nonno Mimmo sta lassù e ci guarda e ci ascolta... mandagli bacini...")
Sarà che il suo lasciarci è stato vissuto in maniera intensa e dolorosa, vivendo lunghi giorni di estenuante agonia, in cui il suono del suo respiro ancora lo sento nelle orecchie... e che lo smettere improvviso dello stesso respiro è stato vissuto invece come la sua estrema dimostrazione di amore nel continuare a lasciarci vivere sperando nella nostra serenità e felicità, sperando che tutto potesse riprendere come prima...

Sarà per tutti questi motivi assieme... ma io detesto l'inutile giorno di San Valentino!
E mi chiedo: Esiste un modo per cancellarlo dal calendario?

PS: l'altro giorno Miriam non si capacitava come mai non potessimo telefonare a Nonno Mommo... non riesce a concepire il fatto che con il telefono non si riesca a raggiungere le stelle...
Eh... tesoro mio... MAGARI SI POTESSE FARE!!!!


Questo post partecipa al blogstorming

venerdì 5 novembre 2010

L'accoglienza

La mattina Miriam non si vuole far cambiare e non si vuole lavare. Ovviamente, di fare colazione non se ne parla neanche, quando ci dice bene beve un succo di frutta o mangia una banana o sgranocchia una fetta biscottata.
La mia risposta a tutto questo qual è? Metto su un dvd che le piace, così lei si "palla" davanti alla tv (lo so, non si dovrebbe fare e magari sono una mamma degenere per questo, ma per sopravvivenza ste cose le faccio e come!) la cambio al volo e poi dico: "Ok, come vuoi... se non hai fame, non mangiare, mangerai più tardi!".
Niente scatto di nervi, niente grida... non servirebbero se non a peggiorare la situazione soprattutto di prima mattina e a perdere del tempo prezioso.
Di pomeriggio Melania comincia a stufarsi e ad annoiarsi in casa, così frignetta, si agita, è nervosa e non sa neanche lei cosa vuole fare... dà fastidio a Miriam che vorrebbe giocare per conto suo con i suoi giocattoli intoccabili e per questo causa la sua rabbia e si dà vita a incontri di lotta libera in cui io devo intervenire in qualche modo, il più delle volte cercando di distogliere l'attenzione della piccola Melania su qualche altra cosa, il che non è facile... soprattutto quando hai per la testa anche altre mille cose da fare per casa e quando sei pure stanca dopo una giornata a lavoro.
E poi arriva il momento della cena... e anche lì, non fila tutto liscio... e quando Melania frigna perchè non riesco a darle cucchiaino con il ritmo che vorrebbe lei...e  quando Miriam decide di mangiare al tavolo della cucina, per poi cambiare idea e mangiare al tavolinetto suo piccolo e poi lascia le posate e continua con le mani inzaccherando mezzo mondo e poi lascia le cose in giro e poi vuole essere imboccata anche lei perchè magari vede che sto imboccando la più piccola...
E poi si devono preparare per andare a dormire... altre scene di disperazione...
E poi l'addormentamento, che alcune sere sembra essere una missione impossibile, soprattutto con Miriam...
Insomma... vista così è una lotta 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E in pratica un po' lo è, tanto che io stramazzo al suolo come loro cominciano a dormire, mi sento finalmente i muscoli che si rilassano tutti insieme e il cervello che ha tanta tanta voglia di spegnersi al più presto per riposarsi un po'.
La mia risposta a tutto questo è di cercare di rendere loro la vita più fluida possibile, senza troppe costrizioni e decisioni imposte dall'alto(al momento... poi chissà...), cercando di mettermi nei LORO panni, cercando di capire il motivo dei capricci e della frustrazione per riuscire ad evitare loro "sofferenze" inutili, quindi tante volte capisco che sono IO che devo cambiare atteggiamento e magari aggirare il problema contingente e non devono essere LORO a cambiare il proprio di atteggiamento perchè magari hanno degli ottimi motivi per stare così, non lo si può pretendere da una bambina di 2 anni nè tantomeno da una di neanche 10 mesi.
Qualche volta vengo criticata per questo mio approccio ai capricci: "Se vai avanti così, prenderanno il sopravvento e non ti daranno più retta", altre volte vengo ammirata per questo: "Da quando sei diventata mamma hai una pazienza infinita..."
Io non dico di seguire il metodo migliore, anche perchè non sto seguendo alcun metodo se non quello dettato dal mio istinto.
Spero solo che arrivi alle mie figlie il messaggio di completa accoglienza di ciò che loro sono, senza alcuna clausola nè attenuante. Senza imposizioni e costrizioni. Senza tentativi di cambiare la loro essenza.
In ogni caso, la vita con dei figli cambia radicalmente, totalmente e in maniera irreversibile, è questo che bisogna accettare, non bisogna soltanto accettare che i figli sono individui distinti e separati dai genitori.
Nonostante l'impegno, la fatica e la pazienza che ci vuole, sono felice di avere LORO come figlie.
Sono strafelice.
Non le cambierei neanche di una virgola.
Mi piacciono esattamente così: con i loro capricci, con le loro voglie, con la loro testardaggine, con le loro fissazioni e le loro simpatie-antipatie del momento. Mi piacciono anche e soprattutto per questo.
Avrei certo avuto la vita più semplice se fossero state come quei bambini-bambolotto che dove li metti stanno autonomamente (ma esistono veramente questi bambini o sono il frutto di leggende!?).
Una volta accettato e condiviso il punto cruciale del cambiamento della propria vita, allora si riesce anche ad accettare meglio ciò che capita...
Si devono accogliere non soltanto i figli, ma anche e soprattutto i cambiamenti che avvengono sul proprio corpo, prima, e sulla propria vita poi...
E' una duplice accoglienza.

Una domanda a cui mi piacerebbe un giorno ricevere risposta è: le mie figlie, se avessero potuto, avrebbero scelto ME come mamma?

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venerdì 1 ottobre 2010

Una questione di genere?

Sulla scia del mio post che ha destato diversi commenti, mi sono fermata a riflettere e a girovagare un po' sulla rete alla ricerca di spunti di riflessione in merito, giusto per non rimanere confinata nelle mie esperienze e nel mio orticello.
Non so se voglio davvero un trattamento paritario per le mie figlie... mi spiego.
Non sono una promulgatrice della parità dei sessi, non è questo ciò che risolverebbe tante cose, a mio avviso.
E' giusto che la donna ricopra un certo ruolo che, inevitabilmente, è diverso dal ruolo che ricopre un uomo, abbiamo inclinazioni, abilità diverse e complementari e... grazie a Dio, aggiungo!
Non voglio essere trattata da "maschio".
Sono donna e in quanto tale voglio mantenere le mie differenze, le mie peculiarità.
Non voglio assolutamente perdere le mie caratteristiche esclusive e importantissime.
E altrettanto desidero che accada per le mie figlie che devono battersi per conservare ciò che le constraddistingue, senza uniformarsi al mondo maschile, da un lato, e ottenere quella considerazione che è loro dovuta proprio in quanto Donne e non MaschiSenzaAttributiCheDevonoDimostrareIlDoppioProprioPerchèNonCeLiHanno!
Abbandonare la propria natura, immolandola per una pseudo-uguaglianza tra i sessi non ha senso e svuota il significato della parola "donna", privandola di tutta la sua bellezza e poesia.
Siamo diversi. E lo saremo sempre.
L'uguaglianza mi atterrisce.
Significherebbe piattume.
Un conto è parlare di parità nelle opportunità.
E su questo se ne può parlare a iosa.
Ma di uguaglianza di sessi, NO!

Sta a noi genitori cercare di non far "snaturare" la natura, appunto, delle nostre figlie imponendo loro di dimostrare al mondo il doppio di quanto non debba fare un figlio maschio.
Sta a noi genitori non tarpare loro le ali se sono inclini ad una passione fino a quel momento prettamente maschile oppure coltivare ciò che è più femminile al mondo come la danza classica o il pettinare le bambole.
E penso che altrettanto farei se avessi un figlio maschio: seguirei le sue inclinazioni, senza farmi troppe domande sul fatto che sia o meno "macho" questo o quello. Nessuno dei due generi deve dimostrare niente.
Sono felice se mia figlia (o mio figlio) è soddisfatto e sereno. E se questo passa attraverso attività non proprio consone al suo "genere", che importa? Bisognerebbe forzarlo a tutti i costi per uniformarsi al resto del branco? Le "pari opportunità" non valgono anche in questo caso?  O solo quando ci pare?

Da tutte le parti ci arrivano segnali, più o meno espliciti, che ci intorpidiscono le facoltà mentali e che inconsciamente sovvertono la scala di valori.
Sembra sempre più valido il sillogismo: se una donna mostra la sua beltà e si rivela disponibile, allora avrà successo; oppure se un uomo è ricco sfondato allora sicuramente avrà al suo fianco una donna splendida; o ancora: solo vendendo la propria immagine si raggiunge il successo; o anche: se si riesce a percorrere la strada più breve e facile per ottenere ciò che si vuole, passando attraverso scorciatoie non proprio lecite, perchè non farlo?
Questi messaggi arrivano chiari e diretti ai nostri figli.
Come impedire tutto questo?
Eh... bella domanda.
Sicuramente cercando di non comportarci per primi noi genitori in maniera tale da avvalorare tali tesi. Secondo me sta qui la chiave di volta: il modello!
I commenti di noi genitori come risposta a certi fatti che ci accadono intorno, arrivano amplificati mille volte alle orecchie dei nostri figli.
Sono convinta che se noi non diamo peso a certi atteggiamenti e non coinvogliamo le nostre stesse forze all'inseguimento di questi stessi valori effimeri, allora, su questa scia, i nostri figli faranno altrettanto...
Ma se siamo noi i primi, invece, a rincorrere certi stereotipi a percorrere certe strade... allora non se ne esce davvero fuori.
Dobbiamo prima agire su noi stessi.

Questo post partecipa al: blogstorming

Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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