"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
Daisypath Anniversary tickers Lilypie Kids Birthday tickers Lilypie Kids Birthday tickers Lilypie Third Birthday tickers
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mercoledì 21 gennaio 2015

Lo scaldacollo di Shaun The Sheep

Avete presente la pecorella Shaun The Sheep, vero?
Sì, quella pecorella simpatica che zompetta e che ne combina sempre tante.
A noi piace da matti!
Pensate che a febbraio approderà addirittura al cinema con un film tutto suo, in cui si troverà ad affrontare mille avventure stavolta in città, secondo me, ci sarà da divertirsi!


Ma torniamo a noi... e veniamo al dunque della questione: avete voglia di realizzare con le vostre sante manine un praticissimo e carinissimo scaldacollo in lana?
Siete brave a sferruzzare?
Non siete brave e vi va di cominciare con qualcosa di facile?
Questo allora fa al caso vostro: lo scaldacollo di Shaun The Sheep


A farvi da mentore, sarà la bravissima Pippicalzelunghe, che ha realizzato un pratico tutorial passo passo per aiutarvi nella realizzazione di questa piccola opera (a mio avviso, deliziosa!)
Se vi va e volete cimentarvi in questa nuova avventura, potete scaricare il manuale da qui.
Vi starete ora domandando se sono stata capace a farlo poi da sola, vero?


Vi rispondo subito: mi piace vincere facile, quindi ho ricevuto direttamente da Pippicalzelunghe questo scaldacollo... che è meglio!
Chissà, forse un giorno mi ci metterò pure io a provare... dato che in famiglia, c'è già Miriam a cui piace sferruzzare, prima o poi dovrò imparare a fare qualcosa anche io!


E l'abbiamo indossato tutti in casa... dire che ci è piaciuto, è dire poco!



Che fate? Vi va di provare?

martedì 30 dicembre 2014

10 idee per la calza della Befana

Ecco che passato Natale e a seguire Capodanno, arriva il cruccio: "Cosa metto nella calza della Befana?"
Intanto bisogna capire a chi regalare questa calza della Befana.


In questi anni ho trovato una decina di idee, niente affatto originali, ma magari, rinfrescarle qui, tutte insieme, possono essere di ispirazione a qualcuno.

  • Colori: che siano a cera, a pastelli, acquerelli, pennarelli, i colori sono sempre un regalo gradito. Che poi, se i bimbi vanno a scuola e hanno un astuccio, in genere questo rimane sempre sguarnito di qualcosa
  • libricini: ce ne sono tanti in giro di libretti di formato tascabile, cartonati e non, uno di questi potrebbe entrare facilmente
  • qualche soldino: questo può essere considerato come un piccolo tesoro celato all'interno della calza!
  • caramelle e cioccolatini: queste non possono mai mancare, no!?
  • pasta modellabile: quella del tipo didò et affini, sempre di sicuro successo!
  • materiale per craft e collage: colla, pezzetti di carta di diversi colori, perline, ritagli di stoffa, paillettes, stelline, ....
  • un giochino del personaggio preferito: un ammenicolo del personaggio dei cartoni del momento, che sia Hello Kitty, oppure i Puffi, o My Little Pony o Spiderman... si trova sempre qualcosa di piccolo da inserire, anche una macchinina, o un giocattolino simile.
  • un paio di calzini nuovi, qualcosa di utile ci vuole pure, no? Oppure uno spazzolino da denti nuovo e colorato
  • Biscotti fatti in casa e un mandarino, non possono non esserci!
  • mollette per capelli e nastrini, una spazzolina,... 
E le idee possono essere ancora tante altre... ma queste sono quelle che ho sperimentato e che vi suggerisco...

sabato 20 dicembre 2014

Come fare il pollo intero al forno

Quando mi capitava di vedere nei banchi macelleria un pollo intero, mi sono sempre detta: "Mamma mia, e come diavolo si cucina sto coso qua?!"
Me ne sono sempre tenuta a debita distanza, ma poi mi sono imbattuta in questo pollo Amadori, già pulito e sgombro delle interiora, dovevo lanciarmi nella preparazione del pollo intero al forno, non ho avuto più scuse!

All'incontro di approfondimento tenutosi a Milano per capire l'eccellenza del pollo Italiano, in questa circostanza lo chef Simone Rugiati ha spiegato qualche trucchetto a noi mamme veramente imbranate e tra questi suggerimenti c'era quello di come fare il pollo intero al forno.
Quando l'ha soltanto nominato, sto piatto, la platea ha rivolto gli occhi al cielo, me compresa, immaginando: "Se, vabbè, mo' arriva sto tipo qua e ce viè a dì che è facile fare il pollo intero al forno, vabbè!"
Effettivamente... HA RAGIONE!
Ora vi spiego come fare.

Ingredienti per fare il pollo intero al forno
1 pollo intero, pulito, ma con tutta la pelle ancora addosso
2 spicchi d'aglio belli grossi
1 rametto di rosmarino
sale grosso
acqua

Procedimento per fare il pollo intero al forno
prendere il pollo intero e metterci dentro una manciata piccola di sale grosso, gli spicchi d'aglio spellati e il rametto di rosmarino.
Posizionarlo sulla griglia del forno, senza usare alcuna teglia.
La teglia va usata, posizionata al di sotto della griglia su cui poggia il pollo, con almeno un paio di bicchieri d'acqua.
Chiudere il forno e far cuocere il pollo per almeno un'oretta a 220°.



L'accorgimento dell'acqua fa sì che: non solo si evitano schizzi antipatici di olio e grasso del pollo in tutto il forno, ma il pollo stesso rimane bello succoso e gustoso, senza che diventi stoppaccioso e rinseccolito.
Un ulteriore suggerimento dello chef diceva di spennellare il pollo a metà cottura con dello sciroppo d'acero, che lo avrebbe reso ancora più dorato e croccante, non avendone a disposizione, non l'ho fatto, ma il risultato è stato ottimo ugualmente.
Non solo, con questo tipo di cottura, tutto il grasso del pollo scola all'interno della teglia, quindi il piatto che ne viene fuori, pur rimanendo gustoso, è leggero e sano.

Insomma, è venuto veramente bene, gli accorgimenti sono minimi e il resto si fa da solo.
Perdonatemi, non ho fatto in tempo a scattare foto del prodotto cotto... e questa è garanzia della bontà, no?

Buon appetito!

martedì 25 novembre 2014

Calendario dell'Avvento 2014: L'albero delle idee

E' partita ormai da diverse settimane la febbre da "Calendario dell'Avvento" in rete: tutti sono alla ricerca dell'idea più originale, più d'effetto, più elaborata, più creativa, più pregna di significato.

Ovviamente, non potevamo tirarci indietro noi, certo che no.
Miriam sono settimane che mi sta enucleando tutte le sue idee a riguardo, era arrivata a parlarmi di un calendario fatto con pezzetti di legno e casette e animali... che quasi mi girava la testa quando cominciava a parlare di questa cosa...
Non potevo quindi lasciarla con questo fatto incompiuto, così ieri pomeriggio ci siamo messi a lavoro, tutti secondo le proprie capacità.
Così è nato l'Albero delle Idee.

Sì, perchè ormai da sempre, il nostro calendario dell'Avvento non regala cioccolatini, merendine, giocattolini, libretti e robe simili, il nostro calendario dell'Avvento regala idee e cose da fare insieme per ogni giornata.
E così accadrà anche quest'anno.
Sarà una sorpresa ogni mattina.

Occorrente per realizzare il calendario dell'avvento:
Due fogli A3 uniti da un po' di scotch
Colori di ogni tipo
altri fogli da colorare
forbici
colla
e varie ed eventuali: nastrini, stickers, brillantini, etc.


Abbiamo iniziato tracciando una sagoma ad albero di Natale sui fogli grandi e abbiamo colorato con tutti i tipi di verde che avevamo a disposizione (da notare il contributo di Massimo... che ha reso il tutto ancora più originale!)

Da qui poi, abbiamo realizzato tante palline colorate (24, per l'esattezza) e le abbiamo, man mano, incollate sull'albero, lasciando l'estremità superiore staccata, in modo che lì si possa infilare il bigliettino dell'attività del giorno di volta in volta.


La soddisfazione estrema è stata quella di Miriam che ad un certo punto mi ha detto: "Mamma, quest'anno i numeri li scrivo io!"

E così, ecco qua la nostra opera ultimata, con tanto di pacchetti regalo attaccati alla base dell'albero


Dove l'abbiamo posizionato?
Sulla porta della cameretta dei bimbi, nella parte più alta, così Massimo non può combinare i suoi pasticci!


Gli altri calendari dell'Avvento che abbiamo realizzato gli anni scorsi sono:

mercoledì 22 ottobre 2014

Collage tridimensionale: il bosco

Ricomincia la stagione dei lavoretti, quella dei pomeriggi in casa, in cui bisogna inventarsene qualcuna.
Ci stiamo evolvendo con i collage, che sono da sempre la passione dei miei bimbi, siamo approdati alla frontiera dei collage tridimensionali, molto più soddisfacenti e scenari di mille storie colorate e divertenti.

Come fare un collage tridimensionale
Innanzitutto, bisogna decidere cosa si vuole ricreare: l'ambiente di una casa, un paesello, la scena di una favola... noi abbiamo scelto il bosco.

Occorrente: bisognerebbe avere a disposizione del cartoncino un po' spesso, proprio per riuscire a far stare in piedi le nostre creazioni. Esistono dei kit già preparati per realizzare un collage tridimensionale e infatti noi abbiamo utilizzato questi, per comodità e per velocità.
Poi serve, ovviamente, della colla e tutto il materiale che ci viene in mente di utilizzare: pezzetti di stoffa, piccoli oggetti, pasta, legumi, eccetera... tutto quello che la nostra fantasia ci suggerisce, va benissimo!

Si comincia col ritagliare le sagome degli oggetti che vogliamo siano protagonisti del nostro collage, nel nostro caso: abeti e animali vari
Mi raccomando a non tralasciare la parte della base di appoggio dei soggetti.


Poi si prende un cartoncino che deve fare da piano di appoggio, lo si colora eventualmente e si cominciano ad incollare sopra le sagome precedentemente ritagliate


Poi è la volta dello sfondo: per questo, serve un altro cartoncino (bianco o colorato, dipende da cosa si vuole rappresentare), noi abbiamo deciso di mettere il cielo stellato come sfondo, aggiungendoci degli occhietti, perchè rappresentano gli sguardi degli animaletti del bosco nascosti tra i cespugli.
Basta poi incollare o "scotchare" il cartoncino dello sfondo su quello del piano, e il gioco è fatto...


A questo punto, comincia il gioco... e il nostro bosco si è animato, come per magia!

domenica 19 ottobre 2014

Etichetta energetica: bisogna imparare a leggerla

Da profana, quando compro un elettrodomestico, vado a guardare esclusivamente la lettera che lo classifica e in genere punto a quella con la categoria massima A, doppia A, tripla A e chi più ne ha più ne metta.

Sbagliato.
Molto sbagliato.
Ringrazio Dyson per avermi spiegato come funzionano le cose, come vengono date queste categorizzazioni, come vengono regolamentate questo genere di cose, evidenziando le manchevolezze di chi considera esclusivamente la sola classe energetica.

Innanzitutto, dal 1° settembre scorso, anche gli aspirapolvere sono inclusi in questo genere di etichettatura, e ne erano fuori prima.
Impariamo a leggere l'etichetta energetica.


Informazioni utili per leggere l'etichetta energetica

Per gli aspirapolvere sono considerati, innanzitutto la potenza massima, che ora non deve superare i 1600 Watt, sia per impatto ambientale, sia per consumi e sia perchè una potenza superiore non è affatto sinonimo di efficienza e Dyson, che tale soglia non l'ha mai superata, ne è l'effettiva dimostrazione.

Al momento, i limiti di tale etichetta energetica sono diversi e di peso considerevole:

  • non c'è alcuna considerazione a livello di rumorosità
  • i test per determinare questi valori sono stati effettuati in condizioni ottimali: macchina vuota e pulita
  • la categoria dell'efficienza energetica, non significa necessariamente risparmio in termini di costo, per le aspirapolveri è stato dimostrato che dalla classe energetica più elevata A all'ultima, la G, lo scarto è di soli 9 euro l'anno
  • non vengono considerati i costi aggiuntivi per la manutenzione dell'apparecchio, gli eventuali sacchetti da cambiare, filtri
  • viene ignorato l'impatto ambientale che hanno i materiali di scarto dell'aspirapolvere (sacchetti e filtri di ricambio)
  • l'etichetta, in definitiva, non è una valutazione delle performance globali dell'apparecchio in condizioni reali.
Tu tutto questo Dyson è, al contrario, molto sensibile, progettando da sempre aspirapolvere che non hanno mai superato i 1600Watt di potenza, eliminando completamente i sacchetti da cambiare e i cui filtri si manutengono semplicemente con una banale pulizia, senza doverli cambiare periodicamente.

Una corretta manutenzione, un corretto utilizzo della macchina fa sì che duri parecchio nel tempo e con la stessa efficienza del primo giorno.
Sto testando l'apparecchio da qualche giorno, ma questo ve lo racconterò in seguito, lo sto mettendo a dura prova e... guarda caso, il nuovo Dyson è piombato in casa, proprio quando il sacchetto della vecchia aspirapolvere si è rimpito... 
Quando si dice: il destino, eh!?

Per ora, vi dico soltanto che sono a mia disposizione due coupon di sconto del 50% per l'acquisto di diversi modelli Dyson per i miei lettori:

  • DC52 Animal Turbine (prezzo al pubblico €649)
  • DC52 Allergy Care (prezzo al pubblico €599)
  • DC52 Multifloor (prezzo al pubblico €549)
  • DC63 Allergy (prezzo al pubblico €549)
  • DC42 Allergy (prezzo al pubblico €609)
  • DC43H Mattress (prezzo al pubblico €259,00)
per usufruirne, scrivetemi! (micaela_l77@yahoo.it)

lunedì 13 ottobre 2014

Gift in a Jar: barattolo da decorazione

Il barattolo inteso come mezzo per conservare cose, per mettere ordine... ma anche come complemento d'arredo, come motivo di decorazione della casa, per rinnovare e dare colore ad alcuni angoli un po' "smorti"... perchè no? A volte basta poco.
Il barattolo, non solo può essere utile, ma è anche bello... sì, proprio così: Barattolo è bello!
Ne ho trovati alcuni che sicuramente (spero) vi interesseranno.

Come ad esempio questo esempio di terrario. Non è carinissimo?


E al barattolo come Lampadario, ci avevate mai pensato? Certo, c'è bisogno di un minimo di praticità e di dimestichezza con gli attrezzi da usare, ma secondo me, il risultato poi ripaga di tutto.


Il classico portacandela ha sempre il suo fascino, stavolta però è ad acqua, che così rende le cose anche più sicure... male che và, la fiamma si spegne!


Sempre sulla scia dei portacandele, bella questa idea da utilizzarli com lampade da esterno da appendere qua e là in un terrazzo o in un giardino.


Un evergreen che non richiede troppo sforzo: il barattolo usato come vaso portafiori, su questo ce la possiamo fare tutti, no?


Un modo invece per conservare i ricordi di un periodo, qualche souvenir che altrimenti andrebbe a finire nell'angolo di chissà quale cassetto e mai più ripreso in mano... chiudiamolo invece in un barattolo e decoriamolo come meglio ci piace, come è stato fatto con questo: La spiaggia nel barattolo.
Un modo simpatico anche per i bambini per mettere da parte quanto hanno di più caro.


E se vi interessano, qui potrete trovare le raccolte anche di altri barattoli da decorazione:


lunedì 6 ottobre 2014

Barattoli autunnali - Autumn Jars

E lo so, ho trascurato tantissimo questo mio angoletto dei barattoli, ma rimedio immediatamente, ecco che vi presento un po' di idee trovate in rete con tema barattoli autunnali. Che ne dite?
Un po' ero a corto di idee (troppo concentrata altrove!) e un po' credevo di aver ormai spaziato abbastanza... e invece no!

Ne ho trovati alcuni veramente carini e facili da realizzare, ho avuto anche la fortuna di trovarli corredati di tutorial, quindi non ci sono scuse e bisogna cimentarsi in qualche modo, per regalare alla casa quel tocco caldo e sereno legato all'autunno.


Un modo come un altro per dare il benvenuto all'autunno e per coinvolgere, perchè no, i bambini nella realizzazione di queste piccole-grandi creazioni.
Come questi barattoli con le foglie: degli originali porta candele da usare a tavola, o in un angolo della casa


sempre in tema di porta candele, oltre alle foglie, si possono utilizzare anche altri materiali strettamente connessi all'autunno, come le ghiande o altro




Autunno non è soltanto calda luce e colori rassicuranti, autunno è anche odore.
Ecco quindi un modo per riempire la casa di un buon profumo di aromi autunnali: cannella, anice, arancia e mela rossa. Da provare.


Un'alternativa alla precedente ricetta, potrebbe essere questa: un semplicemente un assemblaggio di diverse spezie e aromi.
Quale vi piace di più? In quale esperimento vi lancerete?
Io credo in quest'ultimo, la vedo più semplice! ;)

venerdì 3 ottobre 2014

Suggerimenti su come aiutare i bambini che hanno problemi di linguaggio

Sono frequenti le famiglie che si trovano a riscontrare dei lievi disturbi di linguaggio e dei piccoli ritardi nella parola nei bambini dai 2 ai 5 anni.
L'ho sperimentato sulla mia pelle e sto continuando anche con Massimo ad avere qualche problema di pronuncia e di costruzione della frase, ma lui ha ancora 2 anni e mezzo, e non ho fretta. Ci sono già passata e, a differenza della prima volta, voglio prendere le cose con più serenità. 
Partiamo dal presupposto che questa non è la fine del mondo, che i bambini sono "normalissimi" e che non si tratta di malattie, ma di piccole difficoltà che ognuno affronta e supera con i propri tempi e i propri mezzi.
Diciamo anche che non sempre serve correre dal logopedista, ma può aiutare, soprattutto se sono le educatrici e le maestre della scuola dell'infanzia ad indicare di rivolgersi ad uno specialista (come mi è successo con Miriam), perchè loro hanno l'esperienza e la sensibilità opportune a capire quando è il caso di ricevere aiuto e quando invece si può temporeggiare.
source: https://www.etsy.com/it/listing/95024213/madre-e-figlia-nostra-passeggiata-arte?utm_source=Pinterest&utm_medium=PageTools&utm_campaign=Share

Detto questo, però, ci sono dei piccoli accorgimenti e delle piccole cose che noi genitori possiamo fare per stimolare e aiutare i bambini.
Tra i vari suggerimenti che ho ricevuto io nel corso degli anni e che ho riscontrato validi ci sono questi:


  • Stimolare i bambini a mettere in ordine delle sequenze logiche: fosse anche solo per vestirsi, ad esempio: cercare di capire cosa fare prima e cosa fare dopo, si indossano prima le mutande e poi i pantaloni, ... O anche come mettere in ordine la stanza, seguendo un certo criterio. Il prima e il dopo. Utile. Fondamentale. Per noi semplicissimo, per i bambini un po' meno.
  • E poi leggere loro tanto, tantissimo. Fa bene. Sotto tutti i punti di vista. Nella fattispecie, serve anche fare loro domande attinenti la storia appena ascoltata: Cosa ha fatto cappuccetto rosso quando è andata nel bosco? E il lupo come ha fatto ad arrivare per primo dalla nonna? Serve ad affinare il linguaggio, a fissare le parole, a comprendere i meccanismi di causa-effetto.
  • Parlare. Tanto. Di tutto.
  • Rispondere alle domande del bambino in maniera esaustiva, completa... certo, mantenendosi ai livelli di comprensione di un bambino così piccolo, è chiaro. Ma mai prendere sotto gamba una domanda. Mai. So perfettamente che può essere estenuante e stremante, soprattutto quando siamo stanchi a fine giornata, ma è fondamentale!
  • Non parlare come fa il bambino: se l'acqua lui la chiama "Bumba", noi dobbiamo continuare a chiamarla "Acqua", ad esempio.

Vi riporto anche un paio di consigli sulla gestione degli eventuali errori di pronuncia o altro:

  • Riprendere e correggere solo un problema alla volta e concentrarsi su quello. C'era, ad esempio, Miriam che aveva difficoltà nella pronuncia di diverse consonanti e poi di sillabe, alcune combinazioni proprio erano un problema per lei. Ne abbiamo affrontata una per volta. Se in una parola o frase, il bambino sbaglia a pronunciare più di una cosa diversa, non correggergli tutto quanto insieme, ma solo quello su cui vi state concentrando in quel periodo di tempo.
  • Non riprendere in pubblico il bambino, non farlo MAI. E nemmeno riprenderlo o correggerlo se si sta parlando di qualcosa di emotivamente importante per lui, ci si può tornare sopra in seguito, quando il grado di coinvolgimento emotivo del bambino non è più elevato.
E se ve lo state ora chiedendo: no, non riesco a fare proprio tutto tutto quello che ho detto finora, con il massimo dello slancio, della pazienza e dell'energia. Non sono perfetta, ahimè, ma ci provo, vi giuro che ci ho provato e ci provo tuttora.
Almeno, sulla teoria... ci sono.
Spero che questi suggerimenti possano aiutare e confortare qualche genitore in difficoltà. 

martedì 1 luglio 2014

Imparare a usare bene il ciuccio: ci vorrebbe una guida!

In rete esiste una giungla di mille consigli su come calmare il bambino, su come aiutarlo a prendere il ciuccio e poi a toglierglielo... e come per il ciuccio, per qualsiasi altra cosa: dal pannolino, allo svezzamento, all'introduzione al nido, al come abituarlo a mangiare un determinato tipo di alimento, al come aiutarlo a dormire da solo, eccetera...

Tutti validi consigli, ben inteso, tutti da calare nella propria situazione, rispetto il proprio bambino, tutti da modellare e da fare propri, mettendoci del proprio, perchè non è che sono delle istruzioni per un elettrodomestico.
Sono tutti suggerimenti che accrescono chi legge, che magari mostrano un altro punto di vista mai considerato, e già questo è un punto vincente per tutti, il più delle volte si tratta di consigli dettati da un vissuto, da una esperienza, quindi validi.

Ma.
Ma potrebbe essere che in questa giungla di consigli, un genitore, soprattutto se alle prime armi, si possa sentire disorientato, bombardato da mille informazioni e che non sappia discernere e prendere una posizione, capire cosa è meglio fare: "così si fa, così non si fa, se fai in questo modo non va bene, non sei un buon genitore, se fai in un altro modo invece sei il genitore perfetto..." e così via.
Magari non viene detto in maniera esplicita in questo modo, ma lo si fa capire, con velati giudizi della controparte, di chi non la pensa come noi.
Ecco. Questo è il punto di inizio della serie di sensi di colpa e di sensi di inadeguatezza in cui un genitore può piombare e da cui è difficile rialzarsi e riprendersi.
Ci sono cascata anche io, all'inizio della mia avventura da mamma: non ho allattato per molto tempo e giù a giudicare questo, ho portato presto i miei bimbi al nido, e giù a giudicare anche questo, ho vaccinato i miei bimbi, e via a giudicare e potrei andare avanti all'infinito.
Tra i vari argomenti di giudizio c'è lui: IL CIUCCIO.
Il male dei male, il peggiore di tutti i mali, il demonio, il punto di non ritorno.
Fa malissimo: all'allattamento, ai dentini, alla dipendenza, al linguaggio, all'autonomia del bambino... Senza considerare il fatto che se usi il ciuccio non sei una buona mamma, sei una di quelle che userà poi la tv come tata, che farà ingozzare i bimbi a Mc Donald's, che non preparerà con le proprie sante manine le merende e ricorrerà alle "schifezze" del supermercato, insomma, come per dire che se si usa il ciuccio non solo si è dei pessimi genitori, ma si vuole il male del bambino.

E se poi dici che partecipi anche ad un incontro con Chicco per parlare di suzione, ti ritornano indietro commenti in cui è chiaro che la Chicco sia favorevole all'uso del ciuccio, "Che vuoi che ti dicano, loro?!".

No. Non è stato così.


Durante questo incontro con l'Osservatorio Chicco e con Tata Francesca sono emersi punti che mi hanno fatto apprezzare molto questo tipo di approfondimenti:

  • Non forzare il bambino se non vuole usare il ciuccio: rispettare innanzitutto le sue esigenze, si può usare il ciuccio, ma anche no.
  • Non introdurre l'uso del ciuccio se l'allattamento non è stato ben avviato e soltanto dopo cominciare a proporglielo, ma mai intinto in sostanze edulcoranti (miele, zucchero...) perchè, non solo fanno male nei bimbi piccoli, ma perchè il bimbo deve ben comprendere che il ciuccio non è fonte di alimento, ma è "altro": per mangiare c'è il seno materno o il biberon, non il ciuccio
  • Il ciuccio non interferisce con il linguaggio del bambino, se correttamente utilizzato e se eliminato nei momenti in cui non serve (gioco, interazione con gli altri, etc.)
  • Il ciuccio non rovina i denti, se correttamente utilizzato (scelta del ciuccio opportuno in base all'età del bambino ed eliminazione del ciuccio tra i 24 ed i 36 mesi del bambino).
Ecco, quello che è emerso è: non è il ciuccio che "fa male", come si sente dire spesso in giro, ma ne è l'uso sbagliato che potrebbe contribuire a determinare alcuni problemi.
E sicuramente, alla base di tutto c'è l'ascolto. Tata Francesca è stata categorica su questo: Ascoltare il bambino, imparare a capire le sue reali necessità: il pianto è diverso se si tratta di fame, sonno, fastidi, dolore o altro. Proporre il ciuccio solo quando è necessario significa non darlo quando la necessità non è quella opportuna come ad esempio nel momento pre-nanna, ad esempio.
E sicuramente, il ciuccio si può eliminare e si può evitare di usarlo se si usa la calma.
E' fondamentale la calma della mamma: se il bambino avverte intorno a se un'atmosfera di tranquillità e rilassatezza, allora, forse per osmosi (chissà!?), piano piano si calma.

Può capitare, poi, che è proprio l'uso del ciucco che molto spesso calma la mamma (come nel mio caso, che entravo nel panico quando non si riusciva a trovare il ciuccio nel raggio di 50cm ed i bimbi avvertivano questo mio stato d'ansia), allora il bimbo troverà pace soltanto alla vista del proprio ciuccio.
La calma, è la parola d'ordine: sia per l'uso del ciuccio, sia per l'eliminazione dello stesso e sia per tutto il resto.
Come dire, che con la calma si ottiene tutto... bhè, più o meno.

Domanda per #inviaggioconChicco: Sarebbe opportuno, a questo punto, se non esiste già, pensare di diffondere una guida sul corretto utilizzo del ciuccio? Questi incontri, sono un valido punto di partenza e soprattutto, partecipare con la mente aperta e valutare quel che viene detto con spirito quanto più obiettivo possibile sono la chiave di svolta per diventare, non dei genitori perfetti, ma quantomeno "efficaci" (come dice Tata Francesca).

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giovedì 26 giugno 2014

Come fare la pasta di mais

A volte capita di non avere del pongo in casa, di quello che si compra e magari capita anche di avere voglia di impiastricciare e di creare noi stesse qualcosa, se questo, poi, si combina con la voglia di giocare che hanno sempre i bambini, allora siamo spacciate!
Ho trovato il modo di tenerli buoni almeno per parte del pomeriggio con questo composto: la pasta di mais colorata fatta in casa.
Facilissima, coloratissima e molto pratica.
Tanto per iniziare, gli ingredienti sono pochi e poi la resa è veramente sorprendente.


A differenza della pasta di sale (anche questa semplicissima da preparare), mantiene i colori brillanti, anzi, si accentuano man mano che il lavoretto si asciuga e poi, altro punto a suo favorissimo è che non va cotta, nel senso che, una volta che si asciuga all'aria, il lavoretto E' FINITO!!!!
Vi rendete conto?

Soprattutto in queste giornate di calore, mi ci vedete ad accendere il forno per dei lavoretti?! Su, dai, proprio no!
Quindi, ho deciso che la pasta di mai la adoro.



Ingredienti per la pasta di mais colorata

2 bicchieri di maizena
2 bicchieri di colla pritt vinilica
2 cucchiai di olio di vasellina
1 cucchiaino di essenza a piacere (facoltativo, serve soltanto per dare un profumo alla pasta di mais)
colori a tempera a piacere



Procedimento:
In una ciotola mettere tutti gli ingredienti (tranne le tempere) ed amalgamare bene, verrà fuori un composto, rendetelo quanto più omogeneo possibile.
A questo punto, dividetelo in mucchietti differenti, tanti quanti sono i diversi colori che si vogliono realizzare.
Ad ogni palletta di pasta, aggiungere un quantitativo di tempera e amalgamare, fino a che il colore diventi uniforme.
Per conservare la pasta di mais, le diverse pallette colorate devono essere ben avvolte nella pellicola trasparente.

Dopo, una volta realizzata la nostra creazione, lasciarla asciugare all'aria il più possibile (anche due giorni!), i colori diventeranno anche più brillanti e accesi.
Alla fine, se si vuole fare le cose da perfezionista, si può passare una mano di lucido, per lavori del decoupage e il lavoro è finalmente ultimato.
Ma per i bambini, tutti questi passaggi sono del tutto inutili, loro si divertono ad usare questa pasta di mais come un banalissimo pongo e amen!

martedì 3 giugno 2014

Come togliere il ciuccio a 2 anni

Ragazze mie, chi mi segue, sa la fatica che stiamo facendo per togliere definitivamente questo benedetto ciuccio a Massimo (2 anni fatti a febbraio), quindi ecco qui la mia guida su "Come togliere il ciuccio a 2 anni". Non prendetela come un dogma, ma sappiate che è l'insieme delle mie conclusioni e del frutto della mia esperienza.

Tanto per iniziare, partiamo dal principio.
Osserviamo quanto "dipendente" è il bambino dal ciuccio.
Nel caso di Massimo, lui si ricordava del ciuccio, nel momento stesso che mi vedeva: era capace di stare tutto il giorno a scuola senza chiederlo, poi vedeva me sulla porta e lo reclamava, per poi tenerselo in bocca per il resto della giornata, sempre più capriccioso e appiccicoso.


Quindi, il ciuccio non è che mi aiutava nel gestire i suoi capricci e i suoi "nervi", anzi, era un motivo in più per chiederlo e per farmi scattare sull'attenti ogni volta che lo voleva (che lo pretendeva!), per poi lanciarlo in ogni dove per casa e per strada.
Massimo non era di quei bimbi che ne hanno bisogno soltanto la notte. Stava diventando un attaccamento morboso, il suo, tanto da impedirgli di parlare correttamente, o di parlare proprio.
Era necessario toglierglielo, anche perchè, ormai, la fase di dentizione, grazie a Dio, l'abbiamo abbondantemente superata, quindi motivi per tenerlo, non ce ne erano più.
Il fatto è che ero IO che tergiversavo, perchè non mi sentivo pronta ad affrontare il passaggio, perchè, per chi non lo sapesse già, è un momento veramente delicato e in cui bisogna mantenere nervi e pazienza ben saldi.
Sappiate che le prime 24 ore sono le più terribili, superate quelle, le cose, man mano vanno meglio, ma continuerà a chiedere il suo adorato ciuccio ogni tanto, a volte sotto forma di capriccio, a volte piangendo, a volte impietosendovi, ma siate fermi, sereni ma fermi. Niente minacce, niente voce alta.
Preparatevi ad affrontare nervosismo improvviso, crisi di capricci, lanci di oggetti e giocattoli, ma cercate di tenere la calma.
Diciamo che si può considerare di essere definitivamente fuori dalla dipendenza dopo la prima settimana.
Una volta che si ha consapevolezza di queste cose si può procedere.

Prerequisiti minimi:
  • il bimbo deve stare bene, nel senso che non deve essere malato di nulla: niente tosse, niente febbre e niente motivi di malessere generale
  • il bimbo deve aver messo tutti i dentini, così da non togliergli uno dei pochi sollievi che può avere quando ha disturbi alle gengive
10 regole per togliere il ciuccio a 2 anni:
  1. Non affrontare questo momento se ci sono altre situazioni "traumatiche" in atto: eliminazione del pannolino, trasferimento di stanza, nascita di un fratellino, traslochi, lontananza della mamma... etc... Facciamogli affrontare una cosa per volta e non pretendiamo troppo
  2. Inventate una storia, in cui il ciuccio sparisce ad un certo punto. Vanno bene storie fantastiche di fatine, di lupi, di alberi del ciuccio e siate credibili. Farcite tutto di magia e fantasia, rendete la cosa veramente fantastica e affascinante
  3. gratificate il bambino con complimenti, distraetelo il più possibile, concedetegli cose che prima non aveva la possibilità di fare e/o avere, fatelo sentire più grande
  4. siate più accondiscendenti su alcune cose, ma fermi sulla decisione presa di togliere il ciuccio
  5. informate tutte le persone che sono a contatto con il bambino della decisione presa, in modo che anche loro possano dare continuità alla cosa  (scuola, tata, nonni, zii, ...)
  6. nominatelo il meno possibile, anzi, non nominatelo affatto!
  7. fate un bel regalo come premio al bambino: "la fatina del ciuccio si è preso il ciuccio, ma ti ha portato una bella cosa!"
  8. se non ce l'ha già, cercate un oggetto transizionale che gli possa essere di consolazione e che possa fargli compagnia. Stranamente per Massimo, il suo oggetto di consolazione è questo libro.
  9. coccolatelo, tanto e più di prima, il bimbo sta affrontando un vero e proprio distacco, non c'è da scherzare! Forse, dopo la tetta, è il secondo distacco più importante che deve sopportare, e, ora che ha due anni suonati, se ne rende perfettamente conto.
  10. cominciate dei nuovi riti della buonanotte: la favola (più e meglio di prima!), un bagnetto più lungo e rilassante, dei giochi tranquilli da fare insieme, ...
E in bocca al lupo... il ciuccio, dico... :)

martedì 22 aprile 2014

Marmellate di primavera

Dopo le idee delle marmellate in inverno, eccovi una raccolta di marmellate primaverili da realizzare tranquillamente nella vostra cucina, per riutilizzare i miei tanto amati barattoli.

In primavera cominciano ad esserci tanti frutti succosi e colorati con cui sbizzarrirci, si possono fare accostamenti più o meno azzardati, si può sperimentare, assaggiare e riprovare.

Si potrebbe cominciare a preparare queste gustose marmellate come regalo per la festa della mamma, per impinguare la dispensa nei momenti più "grigi" e anche per creare qualcosa con le proprie mani, che dà sempre una grande soddisfazione, no?
Qualche spunto, ve lo lascio qui... poi fate voi, in base ai vostri gusti e alla vostra fantasia.




Che dite? Vi piacciono?
Con quale volete cominciare? Io mi propongo per l'assaggio, eh!

Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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