"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
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venerdì 10 aprile 2015

L'esercitazione: simulazione terremoto a scuola

Qualche giorno fa, prima delle vacanze di Pasqua, parlando del più e del meno con Melania di quanto avesse fatto a scuola durante la giornata, ho appreso, con positivo stupore, che i bambini hanno partecipato ad una simulazione di terremoto con relativa evacuazione degli ambienti scolastici.
photo credits: http://www.futuroquotidiano.com/

Ne sono rimasta sorpresa, non so neanche se si tratti di procedure che vadano comunque svolte per legge, ma in ogni caso, ritengo che siano delle cose necessarie e fondamentali, anche in una scuola dell'infanzia, anzi... soprattutto!
A pochissimi giorni di distanza da un luttuoso anniversario, in cui ricordiamo tante, troppe vittime fatte dalla devastazione del terremoto a L'Aquila, non so se tutto questo sia un segno di cambiamento, un segno di maggior consapevolezza e civiltà, ma sicuramente è qualcosa che va fatto.

Melania mi raccontava il tutto con naturalezza e divertimento.
"Sai mamma, ci siamo messi tutti in fila, le maestre stavano con noi e siamo usciti, perchè la scuola stava andando a pezzi"

A queste parole, non lo nascondo, un brivido mi è corso lungo la schiena: una scuola NON deve andare a pezzi per un terremoto, meno che mai nel terzo millennio... comunque... non ho interrotto il racconto della bimba ed ho continuato ad ascoltarla incuriosita.

"Mamma, nessuno aveva paura, perchè sapevamo dove dovevamo andare e poi perchè non eravamo soli."
...
momento di pausa, a quel punto chiedo: "Beh, allora, è andato tutto bene?"
"Sì, mamma, peccato però che Filippo non ce l'ha fatta!"
"Come non ce l'ha fatta???? Che è successo?"
"Eh!" - sospira - "Faceva i capricci e non voleva uscire dalla classe e allora, non ce l'ha fatta, gli è crollata la scuola!"
Oh mamma mia!
"Vedi, Meli che è importante seguire quello che dicono le maestre e fare esattamente quello che ti insegnano?"
"Sì, mamma, infatti io ero la prima della fila e mi sarei salvata comunque!"
... questo si chiama senso pratico, vero?

Comunque, a parte la scarsa ironia della faccenda, penso che sia una cosa buona instradare i bambini ad ogni evenienza, istruirli sul cosa fare in caso di pericolo, insegnare loro a gestire le situazioni e a non farsi sopraffare dal panico.

E... sperando che non ce ne sia mai bisogno.

mercoledì 25 marzo 2015

A scuola: l'ora di religione e robe simili

Ultimamente si legge sempre più spesso di casi in cui, per rispetto ad altre culture differenti e in nome dell'integrazione, si debba fare un passo indietro e rivedere alcune nostre tradizioni e usanze.
Soprattutto a scuola, che è la culla dell'integrazione delle nuove generazioni.

Tutto bene: se la cosa lede la suscettibilità delle altre usanze e religioni, mi sta bene, è anche giusto e doveroso: se un bambino musulmano, per la sua religione, non può mangiare carne di maiale, è giusto che gli si dia una alternativa, perchè costringerlo a mangiarla?
Quando però si tratta di simboli e momenti di condivisione della nostra religione cattolica, direi che la cosa cambia: non ci vedo niente di strano ad allestire un Presepe nel periodo di Natale, o di ricevere una benedizione Pasquale.
Questo va contro qualche altro credo?
Offende qualcuno?
No, non penso.
Se arrivasse in aula una persona che spiegasse ai miei figli in cosa consiste l'islam, e quali siano le sue usanze e, magari, spieghi loro cosa significhi inginocchiarsi verso la Mecca, io non ci troverei nulla di offensivo, anzi, lo considererei un arricchimento culturale dei miei figli, una esperienza che, altrimenti, non farebbero mai e che neanche io sarei in grado di spiegare loro.

Si chiama apertura mentale, questa, non si tratta di offese o di oltraggi, è CULTURA.

Sono cattolica, i miei figli lo sono, la mia famiglia si basa su solidi principi cattolici.
Non siamo praticanti, per altri miei motivi che non sto qui ad esporre, ma crediamo a tutto quello che sta scritto nel Vangelo, dalla A alla Z.
Non per questo nascondo ai miei figli che esistono altre religioni, che esistono altri credi e dico loro che sono rispettabili tanto quanto il nostro, dico loro che non esistono credenti di serie A e di serie B, che il nostro Dio è esattamente come quello degli altri e che i principi che stanno dietro a tutte le religioni sono gli stessi, sono le infrastrutture diverse, ma i sentimenti, gli insegnamenti, sono identici e sono volti all'amarsi gli uni gli altri.
E' questo che ci ha insegnato il nostro Gesù, e chi dice il contrario, anche tra noi cattolici (e ce ne sono, eh, avoglia se ce ne sono!!!) dice una gran baggianata!



Per questo, a mio avviso, non si dovrebbe fare alcun passo indietro dal punto di vista della nostra tradizione cattolica a scuola, come altrove, solo perchè altrimenti andremo a non incontrare i gusti di tutti. No.
Altra cosa sarebbe rendere la scuola laica, allora su questo, possiamo parlare.
Ma avere un Crocefisso appeso in aula, che fastidio da ad un non credente o ad un bambino di un'altra religione?
Spieghiamo invece loro, che significato potrebbe avere, spieghiamo loro cosa c'è dietro e spieghiamo loro perchè in Italia ci sono questo tipo di tradizioni.
Rendiamo il tutto più fruibile, più comprensibile, non lo facciamo essere semplicemente un dogma, ma spieghiamo loro i significati, di questo, come di altri simboli, a prescindere della religione e dell'appartenenza culturale.
Integrazione vuol dire conoscenza, comprensione, condivisione. Non vuol dire ANNULLAMENTO di quel che siamo, della nostra identità e della nostra storia.
Questo è tutt'altro!

mercoledì 18 marzo 2015

L'emozione di vederla leggere

La prima elementare è iniziata un po' in salita: Miriam non è una bimba che affronta le sfide a muso duro e non ama affatto i cambiamenti, anzi, la destabilizzano.
Dopo un po' di adattamento, un po' di spiegazioni varie esplicite (molto esplicite) su come funzionano le cose a scuola, dopo aver sbattuto un po' la testa a destra e a manca, sembra abbia cominciato a imbroccare la strada giusta.

I compiti, ormai li fa in maniera autonoma, dopo che mi sono battuta parecchio per darle l'autonomia necessaria, (non mi andava di farmi il sedere quadrato affianco a lei aiutandola a fare i compiti: lei deve fare da sola, o almeno, ci deve provare) ora è diventata un'abitudine il fare i compiti da sola, a meno di aiuti particolari o dubbi dell'ultimo momento.

Insistere sulla sua indipendenza è stata la chiave che ha fatto scattare la molla, anche se all'inizio non è stato affatto semplice: capricci, scuse inventate, problemi istantanei rimandavano sempre l'inizio dei compiti.

Ma non è di questo che volevo parlare, in realtà volevo parlare di una delle "prime volte" che devono essere segnate nel diario di una mamma. Proprio quelle prime volte che segnano una pietra miliare nella storia della famiglia, nonchè nella storia personale di un figlio, come essere distinto dal genitore, che comincia a percorrere la propria strada e a fare le proprie scelte.
Dicevo, la prima volta di cui sto parlando è la prima volta che ha letto da sola.
Ok, risale ad un paio di mesi fa ormai, almeno subito dopo il periodo di Natale, la sua lettura era faticosa, arrancante, tutta slegata, senza senso, ma era il suo inizio, il suo PRIMO inizio.
L'inizio dell'indipendenza della sua mente, l'apertura della sua conoscenza, i suoi primi passi da sola verso qualcosa che non deve essere più necessariamente veicolato da me o da qualcun altro.

Come sono stati emozionanti i primi incerti passetti da sola, come è stata una conquista togliere il pannolino, come è stato da brivido vederla pedalare in bici senza rotelle, ma vederla leggere... ah, vederla leggere mi incanta, starei a guardarla per ore.
Ora va abbastanza spedita, comincia ad assaporare il piacere della lettura, dello scoprire "Come va a finire..." e all'elaborare quanto letto con la sua testa. Mi piace. Mi riempie di gioia, di orgoglio, di speranze.
Sono felice per lei e che questo sia l'inizio di un brillante cammino verso la conoscenza piena, non soltanto del mondo circostante, ma soprattutto di sè, che è il mondo più unico che esiste.


E siamo arrivati che un sabato mattina, mi alzo e, con occhi stropicciati di sonno, scorgo la sua figura nello studio: lei era già lì all'opera, di buonora, con il suo libro aperto a leggere ad alta voce, mentre il resto della casa era ancora addormentato. Alza lo sguardo su di me, mi sorride e mi dice: "Mamma, sto facendo i compiti, ho pure quasi finito!"... bhè, che dire!? Mi ha fatto realizzare, tutto insieme, come uno tzunami che è grande.

venerdì 13 marzo 2015

Come faccio a gestire la vivacità di Massimo?

Cercasi suggerimenti su come gestire gli scatti di ira e l'estrema vivacità di Massimo.
Ora.
Imminentemente!

Sono andata a parlare con le educatrici del nido di Massi la scorsa settimana.
Loro fanno il punto della situazione durante l'anno scolastico, formulando una sorta di "pagellina" in cui si schematizzano tutti i progressi psico-motori del bambino, il comportamento, le relazioni con gli altri, la capacità di essere autonomo e tutto il resto.



Immaginavo che piovesse, ma non che grandinasse!
In effetti, Massimo è un bambino molto accentratore (ovviamente è colpa mia, che ve lo dico a fà?!)
Gli piace essere il protagonista, essere al centro dell'attenzione e per ottenerla fa qualsiasi cosa.
QUALSIASI COSA!

Lo fa anche a casa, per carità, è vero, e molto spesso, pur di non vederlo lanciarsi dall'armadio e fracassarsi a terra, per attirare la mia attenzione, cerco di ascoltarlo immediatamente, e di evitare il peggio.
E' vero, lo faccio anche per comodità: perchè mi rompe sentire quella lagna continua di sottofondo.
E' così.
Quindi molto probabilmente sarà questo mio essere sempre pronta a soddisfare le sue richieste (nei limiti del possibile) ad aver aumentato in lui l'incapacità di attendere, di elaborare un rifiuto, di scendere a compromessi.

Insomma, così "ho creato" un mostriciattolo che crea guai e che, cosa ancora peggiore, trascina anche il resto della classe in questo caos, rendendo alcuni momenti difficilmente gestibili in classe.

Però.
C'è un però.
Quando l'argomento lo interessa, quando la storia della lettura lo affascina, quando il lavoro proposto in classe lo incuriosisce ed è alla sua portate, il tutto cattura la sua attenzione, è il migliore dei bambini: segue, approfondisce, ascolta, elabora, crea, e va avanti di fantasia, riproponendo l'elaborato in mille modi che ha fatto suoi, cosa che difficilmente si riesce a vedere da un bambino di appena 3 anni.


Morale della favola: devo impegnarmi ad essere più ferma nelle mie decisioni, di non dargliele tutte vinte nascondendomi dietro al solito: "E vabbè, dai, è ancora piccolo!", di insegnargli ad aspettare il suo turno nelle cose, e di saper scendere a patti e compromessi.

Mi chiedo: fino a che punto fa parte del suo caratteristico temperamento questo, e fino a che punto si tratta di capricci?
Mi chiedo: dove finisce il ruolo dell'educatore e inizia quello del domatore di leoni?



Molto spesso lui non riesce a contenere la sua energia, schizza in giro come una pallina impazzita in un flipper, ha momenti di urla repentini, come se quel fiato in gola gli avanzasse e lo facesse scoppiare, quindi da qualche parte deve uscire, ha raptus improvvisi di lancio di oggetti, come se non riuscisse a contenere la tipica frustrazione della sua età. Insomma, mi rendo conto che non è facile, non è il classico bimbo tutto dolce e remissivo (ma esistono veramente?) e mi rendo conto che messo in un contesto sociale è destabilizzante tutto ciò.


Ma è l'età? E' una fase? Si supera piano piano da sola?
Devo per forza intervenire io? E in che modo? Facendo il cerbero? In altri modi, non mi ascolterebbe.
Mamme di maschietti, mi rivolgo a voi, perchè con le mie bimbe non ho avuto "problemi" del genere, o almeno non nella stessa portata, erano molto più contenute.
Che si fa in questi casi?

martedì 24 febbraio 2015

Di come l'oculista mi ha prescritto di preparare focacce

Miriam ne inventa sempre una nuova pur di non rimanere a scuola!
E' normale?
Sì, direi di sì... anche se a volte mi urta i nervi dover mollare tutto in ufficio, qualsiasi cosa io stia facendo per correre a prenderla.
Una volta è il mal di pancia, un'altra è il mal d'orecchio, ultimamente si trattava di mal di testa.
Almeno tre volte mi ha fatto chiamare dalla bidella.

Non andare a prenderla significa farsi affibbiare l'etichetta della mamma a cui non frega un cavolo, ma io conosco la mia polla e so che, oltre ad essere una paraculetta è anche una bella ipocondriaca (e qui potrei fare l'elenco di persone da cui può aver preso questa adoratissima dote, ma lascio stare!).

L'ultima volta sia l'insegnante e sia la bidella mi suggeriscono di portarla in visita dall'oculista: "Che, sa signora, capita spesso che i problemi di vista diano anche il mal di testa!"
Ma va? Non l'avrei mai immaginato!

Così, alzo il telefono e chiamo per prendere appuntamento (privatamente, sia chiaro, che altrimenti ora avrei esaurito tutte le ore di permesso a mia disposizione, se avessi dovuto aspettare una visita della usl, tante sarebbero state le volte che poi Miriam mi avrebbe fatto richiamare da scuola!) con il mio oculista di fiducia, un professionista che conosco da anni, in pratica ci siamo laureati quasi insieme.



Vado da lui.
La visita.
Le fa diverse domande.
Mi guarda e mi dice:
"Michè, stai serena. La bambina non ha nulla, oltre ad avere 11/10 a entrambi gli occhi!"
"Ma, allora, ammesso che questi mal di testa siano veri, da che possono essere causati?" - faccio ancora la parte della mamma apprensiva, che proprio non sa che pesci prendere - e in parte è pure vero!
"Ahahahahahah... quasi non ti riconosco più! Sai che c'è? Mettiti a fà la donna, e prepara una bella focaccia da far portare a scuola alla bambina, questi mal di testa sono dovuti al fatto che quello che mangia a scuola non le è sufficiente, tutto qui!"

Ecco. Nella prescrizione medica, oltre alle diottrie e misurazioni varie, c'è scritto: preparare una focaccia al giorno alla bambina.

Adoro il mio oculista!

La ricetta?
La sto collaudando, ve la racconto prossimamente.

giovedì 19 febbraio 2015

Melania in primaria a 5 anni e mezzo, ma...



Ci siamo, ho fatto la domanda per Melania, in modo che a settembre inizi la prima elementare.
Altro passaggio importante, fondamentale nella vita di tutta la famiglia è questo, come quello dell'anno trascorso con Miriam.
Le pietre miliari della vita si susseguono in casa e così sarà per un bel po'.

Ho deciso, ascoltando soprattutto il parere delle maestre della scuola dell'infanzia, che Melania è pronta a fare il grande salto, sebbene sia di gennaio, il che significa che andrà a scuola a 5 anni e mezzo.

Il parere di molti, in questi casi, è quello di lasciare le cose come stanno e di non anticipare i tempi, parere che condivido in pieno, sia chiaro!
Infatti, non l'avrei mai presa questa decisione se:
- la bimba non fosse stata pronta
- la bimba non avesse dimostrato una maturità adeguata
- le maestre della scuola dell'infanzia non avessero del tutto condiviso se non spinto questa decisione
Ecco, considerando tutti questi fattori e considerando anche il fatto che, tutto sommato, stiamo parlando di una bambina che se fosse nata 14 giorni prima (invece di starsene nel grembo materno per più di 41 settimane!), non sarebbe stata considerata anticipataria, direi che ci siamo, no?

Melania è sempre stata più sveglia, autonoma e matura dell'età che ha.
A malincuore, i paragoni con gli altri miei figli sono inevitabili: e Melania è diversa, del tutto diversa, lo è sempre stata.
Con questo non intendo dire che sia un genio, affatto.
E' il suo spirito intraprendente, il suo carattere spavaldo, la sua volontà e la facilità con cui affronta le difficoltà che mi lasciano ben sperare e che la rendono più forte.
Ecco cosa.

Mi sono informata, so che andare a scuola prima del tempo talvolta è controproducente: togliere un anno di giochi, di svago e, non solo, costringere il bambino a degli impegni più grandi di lui, potrebbero portare in una direzione sbagliata.
Ed è per questo che ho ponderato bene questa decisione.

D'altro canto anche io, a mia volta, sono un'anticipataria. Sono andata a scuola esattamente come andrà lei, a 5 anni e mezzo, e, dal mio punto di vista, il fatto di esser sempre stata la più piccola della classe, ha fatto scattare in me quello spirito di competizione sana che mi ha portato sempre a fare del mio meglio, infatti pensavo: "Ok, io sarò pure la più piccola, ma vi frego tutti!".
Ed infatti, con il mio impegno e la mia curiosità, sono andata sempre avanti come un treno.
Questo per dire, che, considerando opportunamente le inclinazioni del bambino ed il suo temperamento, andare a scuola come anticipatari non è detto che debba essere per forza un male, anzi!

Anche per Massimo mi troverò un giorno, tra un paio d'anni a fare queste considerazioni, dal momento che lui è di febbraio.
Ma già so, che non credo che sarà mai pronto al passaggio alla scuola primaria, neanche verso gli 11 anni!
Chissà perchè, eh!?
Ma questa è tutta un'altra storia, che forse affronteremo in seguito!
Nel frattempo, aspetto la risposta del MIUR!

Se vi va, domani mattina interverrò su RadioCusanoCampus (FM89.100) verso le 11.00  per parlare proprio di questo argomento e di come lo sto affrontando.
Avete voglia di indicare qualche aspetto fondamentale da segnalare in merito?
Sarò felice di essere portavoce di altri pareri.

Aggiornamento:
Per ascoltare il mio intervento in radio: se vi va, potete scaricare il podcast da qui!

mercoledì 11 febbraio 2015

Della prima pagella e della tuttologia genitoriale

Ieri Marco ed io siamo andati a prendere la prima vera pagella di Miriam.
La prima pagella della prima elementare.
Inutile dire quanto io fossi emozionata, commossa, elettrica e blablabla... direi l'ovvio.
Inutile dire poi la mia soddisfazione, la mia gioia ed il mio orgoglio.

Però forse è utile, non so, dire della mia immensa ammirazione per le maestre e la mia profonda stima nei loro confronti e nei confronti, più in generale, di tutta la categoria degli insegnanti.

Prima della consegna della pagella, c'è stata una piccola (e neanche tanto piccola) riunione plenaria tra genitori e maestre.
Le due insegnanti hanno dovuto subire e fronteggiare tutta una serie di domande, di chiarimenti, di invadenze, di discussioni, che anche la metà sarebbe bastata a me per farmi saltare i nervi.
Poi, ancora mi chiedono perchè mai non ho scelto di fare l'insegnante... a quest'ora starei già in galera, ma non per aver messo le mani addosso a qualche alunno, al contrario, le avrei messe addosso a qualche genitore, altro che!


Qualche esempio?
Quanti ne vuoi!
Iniziamo col dire che un nutrito gruppo di genitori era contrarissimo a quella sporadica mezzora di cartoni animati (che poi abbiamo scoperto essere intervallati anche da filmati Unicef e di approfondimenti vari... ma questo poco ha importato) a cui i poveri bambini venivano sottoposti subito dopo il pranzo, come momento defaticante e di riposo.
Vabbè, potrebbe anche essere lecito avere delle diverse vedute in merito, per carità, ma è il modo di porre all'attenzione delle insegnanti la questione in essere: "Io faccio tanto a casa per evitare di far vedere la televisione e qui mi rovinate il tanto lavoro che faccio!"
Ripeto: sporadica mezzora di dvd o di cartone animato sempre in dvd.

Soprassediamo.

"Maestre, chi delle due si occupa dell'insegnamento dell'inglese?" Chiede un papà molto attento e con fare quasi indagatorio.
"Io, mi dica!"
"Ho visto sul quaderno di mia figlia che avete fatto finora appena 3 schede, non è un po' poco? Come mai?"
...
e qui, io sarei esplosa, fossi stata nella maestra, invece lei, con tanta pazienza e carineria si è messa a spiegare come funzionano le cose e quali sono i programmi ministeriali previsti per una classe di prima elementare, quello che è stato fatto, come è stato fatto e compagnia bella.
E, manco a dirlo, il papà in questione, non ne è rimasto affatto soddisfatto.

Andiamo avanti.
Questione compiti a casa.
Premessa: i bimbi ora stanno nel pieno dell'esercizio della lettura, nel momento più ostico e antipatico del dover superare le prime grandi difficoltà e l'esercitazione nella  pratica della lettura è fondamentale per scavallare questo momento non proprio piacevole.
"Maestra, ma tutti questi compiti il pomeriggio, i bambini non riescono a farli, sono stanchi!"
(Tutti questi compiti = una paginetta di 5 righe di storiella da leggere)
"Maestra, i bambini non riescono a fare i compiti, perchè hanno altre attività il pomeriggio"
(Tutti i pomeriggi hanno altre attività?????)
"Maestra, io leggo sempre la favola della buonanotte a mia figlia la sera, quindi lei è avvezza a leggere... noi abbiamo questa bella abitudine che potrebbe sostituire l'esercizio di lettura dato da lei a scuola"
(Dire che avevo gli occhi fuori dalle orbite è dire poco!)
"Maestra, facciamo così - dice il papà di cui sopra - facciamo che i compiti si possono assegnare un giorno sì e uno no, che ne dite?" e si gira verso gli altri genitori (io sempre con gli occhi di fuori stavo!)
E una mamma risponde: "E se il giorno sì coincide con il pomeriggio di ginnastica di mia figlia come facciamo?"
Le maestra ascoltavano tranquille, serafiche.
Io ero sempre con gli occhi più in fuori!
Il papà di rimando risponde: "Ah, sì, giusto, allora facciamo che i compiti vengono assegnati ogni due giorni e poi è a discrezione del bambino, in base alle attività che ha da fare il pomeriggio, di farli o meno per il giorno dopo o per il giorno seguente ancora".
Eh sì, facciamo un tanto al chilo, signò, che faccio lascio!?!?!?
Ma siamo al mercato della contrattazione dei compiti da fare??????
Ma sono io che sto fuori dal mondo o cosa?

Insomma, potrei andare avanti e raccontare tutta un'altra serie di osservazioni fatte alle maestre che loro, poverine, ascoltavano con buona volontà e a cui rispondevano con pazienza e con voglia di venirci incontro.

Ma così, a mio avviso, non si va da nessuna parte, signori miei, nossignore.

E' possibile che noi genitori ci sentiamo così tuttologi?
Possibile che ne sappiamo di inglese, psicologia infantile nonchè dello sviluppo, pedagogia, medicina, matematica, ... ?
Possibile che non riusciamo a fare un passo indietro e lasciamo fare ad ognuno il proprio lavoro in base anche all'esperienza e alle conoscenze che si hanno?
Possibile che per il troppo seguire i propri figli e cercare che loro abbiano il meglio, finiamo per soffocarli e schiacciarli letteralmente?
Come ci sentiremmo noi se un pincopallo qualunque, che non ne sa evidentemente una cippa del lavoro che stiamo svolgendo (per studi, competenze, esperienza, ambito lavorativo...), ci mettesse invece becco dicendoci non solo che non lo sappiamo fare, ma anche ci dicesse come farlo?

Perchè questa strisciante sfiducia nella professionalità degli insegnanti che ogni giorno dimostrano invece di saper fare il proprio lavoro?
Perchè non ci diamo una calmata?
Smettiamola di fare i tuttologi.

martedì 3 febbraio 2015

Di esercizi di concentrazione e manualità: il telaio

No, non sono io che mi diletto a fare maglia, uncinetto e robine varie, ho detto più volte che la mia manualità è pari a quella di uno gnu che gioca a shangai!
Qui voglio parlare adesso di Miriam e della sua passione per la maglia ed il suo adorato telaio.

Grazie a questo corso, che ha scoperto lei stessa tenersi a scuola nel pomeriggio dopo l'orario delle lezioni, non soltanto le si è aperto un mondo, ma va a scuola anche più volentieri e motivata.
A questo corso partecipano le bimbe anche delle classi più grandi e lei si sente più considerata, si è integrata anche meglio: la mattina, prima di entrare a scuola, saluta le sue amichette compagne di telaio e dà loro appuntamento al pomeriggio, trovo che sia una cosa veramente carina questa.


Insomma, dicevo, voglio parlare di questa sua passione per il telaio.
Da quando ha iniziato questa attività è molto più concentrata e riflessiva.
Ha voluto comperare anche il suo personale telaio di legno, che tira fuori appena le è possibile in casa, anche di sabato mattina alle 8.00

Le piace talmente tanto, che ormai lo utilizzo come arma di scambio: "Se ti sbrighi a finire i compiti, riesci a giocare con il telaio prima di cena!"
E lei mette il turbo e si ingegna per poter fare entrambe le cose.

E poi è innamorata della sua adorata Giovanna, la sua insegnante di telaio, che altro non è che la signora custode della scuola, una donna tuttofare che passa dal suonare la campanella, al distribuire abbracci, coccole e parole di incoraggiamento all'entrata a scuola, dai rimedi naturali in caso di mal di pancia e stanchezza, a tutte le comunicazioni da sapere riguardo riunioni e incontri con le insegnanti.
Insomma, Giovanna è la colonna portante della scuola... in barba a tante maestre che molto spesso, in certe occasioni, non sanno nemmeno che pesci prendere!

Quindi, oltre alla passione per i cavalli, Miriam ha scoperto questo altro suo lato di sè, e le piace, le piace da matti.
Ha realizzato un sacco di lavoretti carini, ma veramente carini che io non saprei nemmeno da dove cominciare!
E niente, il processo di superamento delle abilità della mamma sono state di gran lunga superate, direi che Miriam mi ha proprio doppiato alla grande.

domenica 28 dicembre 2014

I gruppi whatsapp delle mamme


Se sei mamma e hai bimbi che vanno a scuola, sai perfettamente di cosa sto parlando: i gruppi che spuntano come funghi su whatsapp, relativi alla classe a cui appartengono i tuoi bimbi.

Se sei mamma e hai disgraziatamente installato whatsapp, sai che a certe ore del giorno, in maniera regolare, cadenzata, che sia giorno festivo oppure no, il cellulare comincia a blinkare, tremare, eccetera.

Se sei mamma, inevitabilmente hai fatto in modo di inserirti in questi gruppi, che: "non si sa mai mi scappa una qualche informazione di vitale importanza..."

E su questi gruppi di whatsapp, che nascono con le migliori intenzioni quali condividere informazioni scolastiche, avvisi importanti di scioperi, uscite anticipate, compiti, e varie ed eventuali... in maniera convulsa, soprattutto se tuo figlio appartiene ancora alla fascia d'età in cui gli argomenti principali sono "pappe e cacche", si parla appunto delle suddette: conversazioni intere, che durano per serate intere, che enucleano colore, densità e odore delle cacche in questione.
Oppure, come dicevo, argomento principe è la pappa: cosa hanno mangiato i bimbi a scuola!
E questo argomento viene toccato con una profondità e un'accuratezza tale, che nemmeno nei paesi in cui si patisce la fame si riesce a fare.
Se poi, disgraziatamente, circolano pidocchi e virus vari, allora la conversazione diventa un bollettino di guerra: le mamme fanno a gara a chi sta peggio e tanto ci si condiziona l'una con l'altra, che una tachipirina gliela dai lo stesso al bimbo, anche se non ha febbre e sintomi particolari, così, giusto per compagnia e per non essere da meno, tanto che, invece di esultare che tuo figlio stia ancora bene in un lazzaretto simile, cominci a vacillare e a chiederti: "Come mai non si è ammalato???".

E poi, altri argomenti che continuano a rimbalzare in questo genere di gruppi sono i regali.
Regali di compleanno di tutti e 25 i bambini, regali di Natale per maestre et affini, regali regali regali e relativa raccolta fondi.
Detta così, va anche bene, benissimo direi. Non va bene se ad un avviso del tipo: "Mamme, ho provveduto a comprare i regali per le maestre", seguono ben 18 "grazie" con varie faccette annesse e connesse in tutte le lingue del mondo. Abbasta!

Ok, lo so, si possono togliere le notifiche...
Ma quella vocina in fondo alla testa che mi dice: "E se poi mi perdo qualcosa di importante?" continua sempre a risuonare e PUNTUALMENTE me la perdo, la cosa importante, nella miriade di sciocchezze e ringraziamenti vari che vengono sciorinati, insieme a "cacche e pappe".

Se siete quindi come me, completamente allergiche a questo tipo di gruppi, tiratevene fuori con una scusa qualunque (anzi, io neanche ho dato una scusa...), a patto che abbiate come amica, una mamma della classe di fiducia che abbia la pazienza, la costanza e la voglia di avvisarvi nel caso, da questi gruppi, uscisse fuori davvero qualcosa di importante da sapere.
Ecco.
E mo', l'ho detto.

giovedì 11 dicembre 2014

La giornata del libro a scuola, ovvero: le mie letture in classe

L'altro giorno un avviso sul quaderno apposito di Miriam:
"Gentili genitori,
giovedì prossimo sarà la giornata del libro a scuola e se voleste partecipare regalandoci una lettura di un libro di favole durante l'orario scolastico, fareste cosa molto gradita a tutti i bambini della classe...."
Insomma, vi pare forse che me lo sono fatto ripetere due volte?

Ovvio che no!
Così ieri sera, Miriam si è ritrovata davanti alla sua libreria e ai vari libri e libretti in giro per casa a scegliere quale portare.
Non riusciva a scegliere tra questi tre.


"Un libro per Orso", dove un orso un po' scorbutico si ritrova per la prima volta in biblioteca e si appassiona alla lettura, "Dewey c'è un gatto in biblioteca", dove un gattino viene adottato da una bibliotecaria e diventa la mascotte dei bimbi frequentatori del posto e "Pinguino e Pigna", una storia di una dolce amicizia tra un pinguino e una pigna.
Effettivamente sono tre storie dolcissime e divertenti, non ho saputo consigliarla.
Quindi le ho detto di portarli tutti e tre, poi avremmo trovato il modo di scegliere insieme ai suoi compagni di classe.

Non vi nascondo che ero abbastanza emozionata, ci ho pensato su un po' su come impostare la cosa, ma poi Miriam, come se avesse capito il mio stato d'animo, mi ha detto: "Mamma, se li leggi proprio come ce li leggi a noi, allora piacerà a tutti, E mi raccomando, fai le voci!"
"Mah sì, faccio così!", ho pensato convinta.

Ho pensato anche di andare a prendere Melania un po' prima da scuola, per poterla portare con me. Volevo condividere con lei questo momento, per diversi motivi, e così siamo entrate insieme in classe di Miriam.

Mimmi, appena ci ha viste, si è illuminata... la vedevo elettrica e contenta. E lo eravamo molto anche noi.
Così la maestra, vedendo i libri che avevo portato, ci ha invitato a sceglierne soltanto uno.
Ho fatto scegliere ai bambini, per alzata di mano.
Dewey, il gatto di biblioteca, ha stravinto su tutti.

Mi siedo di fronte ai bimbi, che erano rimasti ognuno al proprio banco, incuriositi e comincio a leggere... non prima di aver fatto loro qualche domanda:
"Sapete cosa è una biblioteca?"
"Siete mai stati in biblioteca?"
E ognuno ha dato una risposta, erano tutti contenti di essere coinvolti.
E Miriam era più contenta di loro.
Comincio.
Leggo la storia, sfogliando le pagine, mostrando loro le immagini.
Qualcuno fa domande, qualcuno si avvicina per vedere meglio.
Ma tutti rimangono concentrati, anche chi normalmente non si interessa a questo tipo di attività (la maestra, infatti, mi aveva avvisato che un paio di bimbi, se era il caso, li avrebbe coinvolti in altro se avesse visto che non seguivano e disturbavano gli altri).
Io continuo, cambiando il tono della voce, facendo facce e voci.

Finisco e Miriam chiede alla maestra se posso leggerne un altro.
In coro tutti gli altri la seguono: "Sì, maestra, ti prego!" "Dai, maestra, dai"...
Io mi giro per guardare la maestra, per avere il consenso a proseguire.

Nuova votazione: quali degli altri due libri avrei dovuto leggere?
L'orso o il pinguino?
Tocca al pinguino.
Leggo la dolcissima storia di questa amicizia del tutto particolare tra un pinguino ed una pigna che poi cresce e diventa un albero.
Finisco di leggere.
E di nuovo, altro ritornello: "Maestra, dai, l'ultimo e poi basta!" "Sì, maestra, dai!" "Mamma di Miriam, non vai via, vero?"
Tocca all'orso.

Eh, sarà un caso che Miriam ha scelto ben due libri che parlano di biblioteche? Forse voleva darsi un'aria da intellettuale...

Leggo anche l'orso in biblioteca.
L'attenzione dei bimbi la sento, la avverto proprio.
E' bello.
Mi sono divertita un sacco.
E poi, vedere Miriam così felice...
che ve lo dico a fà?!?

venerdì 5 dicembre 2014

Il colloquio con le maestre, ovvero: io tre metri sopra il cielo


Dopo neanche un mese dal primo colloquio con le maestre di prima elementare di Miriam, da cui ero uscita un po' frastornata, spaesata e incapace di capire come poter aiutare la mia piccola grande Miri, sono andata alla convocazione dei colloqui prima di Natale.

Ebbene, stavolta sono uscita dall'istituto camminando 3 metri sopra il cielo!
A quanto pare, sembra proprio che Miriam abbia trovato la chiave giusta per poter approcciare al nuovo sistema scolastico.
Domanda: alla bambina serviva la maturazione di una settimana, per migliorare?
Risposta: ovviamente no.
In pratica, è servito semplicemente spiegarle come funziona:
"Miri, non è che in classe puoi fare come ti pare: se la maestra ti da una pagina da finire, hai un tempo con cui farlo, non è che puoi prendere e mollare come meglio credi, ti metti lì, non chiacchieri, non ti distrai e cerchi di fare il tuo meglio fino alla fine. Poi puoi fare come vuoi!"
"Davvero, mamma????!"

Sembra proprio che Miriam non sapesse le regole base di come ci si comporta in classe e questo banale scambio di battute le è servito per capire come funziona il tutto.
Ora, mi chiedo: l'ho fatto perchè ritenevo giusto farlo, ma era del tutto mio compito farlo?
Nel senso, non dovrebbero chiarirlo per prime le maestre questo metodo?
Possibile che Miriam cadesse dalle nuvole e che in classe non avessero minimamente affrontato la questione?

Mah!
In ogni caso, il risultato è stato ottenuto.
Le maestre mi hanno detto che ora Miriam è molto attenta, concentrata, partecipe. E' tra le prime bimbe che terminano il compito, ordinata e si sono meravigliate del tempo in cui tutti questi progressi sono stati raggiunti, non lo credevano possibile, così, nel giro soltanto di qualche giorno.
Insomma: fatti una domanda, e datti una risposta, no?!

Sono contenta che Miriam ora la stia vivendo più consapevole, più serena e più partecipe.
Brava Miri, continua così e non ti fermerà più nessuno!

giovedì 6 novembre 2014

Problemi di concentrazione in prima elementare


Ok, siamo di fronte ad una nuova piccola-grande sfida.
Miriam ha problemi nel rimanere concentrata per periodi medio-lunghi, dobbiamo trovare una strategia per aiutarla.

Andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire tutto quanto.
L'altro giorno sono stata alla riunione con le maestre di Miriam. Hanno fatto un preambolo molto ampio sulle difficoltà di tutta la classe, soprattutto riguardo gli aspetti della scolarizzazione degli alunni, del fatto che sono bambini che non sono affatto abituati alle regole, allo stare composti, eccetera,che c'è bisogno di collaborazione con i genitori, che non possono fare tutto da sole le maestre, che è necessario canalizzare le energie dei bambini in maniera opportuna.
Tutti d'accordo. Certamente.
Ma teniamo presente che stiamo parlando di bimbi che hanno 6 anni (e nemmeno tutti li hanno ancora compiuti), che fino a un paio di mesi fa si trovavano alla materna e che, magari, sarebbe il caso dare anche qualche strumento in più, qualche consiglio in più ai genitori, che, effettivamente, vorrebbero aiutare e trovare anche metodi opportuni per ogni singolo bambino che, come giustamente hanno ammesso le maestre (viva Dio!), non sono tutti uguali, quindi necessitano di attenzioni differenti da parte dei genitori (e da parte delle maestre, no????).
Ma comunque, andiamo avanti.

Qui, con fare abbastanza preoccupato e molto serio mi hanno messa al corrente che la bimba, sebbene sia intelligentissima, sveglia e capace, ha problemi di concentrazione: si distrae facilmente, diventa lentissima, bisogna richiamarla all'attenzione spessissimo, è disordinata, trascurata, e via discorrendo.

"Potrebbe essere una delle prime a consegnare il compito, invece è sempre tra gli ultimi!"

"Mamma, dobbiamo impegnarci anche a casa, deve aiutarci!"

Sì, ok, aiutiamoci, ma come?
A dir la verità, mi ero già accorta di questo comportamento di Miriam, di questa sua difficoltà a mantenere l'attenzione, perchè quando anche a casa deve finire una paginetta di qualche cosa, ci mette una vita, si distrae, si alza, trova modo per chiacchierare, interagire con i fratelli, eccetera.
Non avevo dato peso a tutto questo, dicendomi che, in fondo, la scuola è iniziata soltanto da poco più di un mese, che le dinamiche dell'apprendimento, della concentrazione, sono cose che vanno digerite pian piano, in maniera adeguata all'età del bambino. Insomma, credevo, ed ero quasi fermamente convinta, che fosse NORMALE.

Al colloquio con le maestre, vista la solennità della comunicazione, mi sono resa conto che non è normale (almeno, non a detta loro).
Mi sono detta quindi, di affrontare la cosa un aspetto alla volta: prima la concentrazione, poi l'ordine e magari verrà gratis anche la velocità nell'eseguire i compiti, una volta che si mettono insieme i primi due componenti, no?

Ho parlato con Miriam. Lei non ha negato, non si è nascosta, ma si è giustificata dicendo che se ci sono dei suoi compagni di classe che chiacchierano, lei non riesce a fare a meno di seguirli e inevitabilmente si distrae, è più forte di lei.
Ergo: l'attenzione della classe non è altissima.
Ergo: le maestre hanno difficoltà nel mantenere l'attenzione degli alunni.
Ergo: magari devono cambiare strategia anche loro, non soltanto noi - a casa - (che, dico, se magari riesco a ottenere il risultato a casa, non è detto che lo si riottenga anche a scuola, se non cambia qualcosa anche lì, no?).
Ergo: perchè gli altri chiacchierano?

Ok.
Non lasciamoci influenzare dalla mammitudine. Cerco di mantenere il distacco: "Miriam, anche se gli altri chiacchierano, tu cerca di finire il tuo compito, e poi chiacchieri con loro. Prima lo finisci e prima ti puoi dedicare ad altro, non credi?"
"Sì, mamma, ma è difficile, soprattutto se è una cosa noiosa!"
Ergo: ma perchè diavolo fanno diventare tutto NOIOSO ste maestre?!?!?!?!?
In effetti, quando Miriam è veramente interessata e attratta da un certo tipo di lavoro, non molla fino a che non l'ha finito, e succede spesso, in diverse circostanze... quindi...
Ok, ok, non mi lascio influenzare dalla mammitudine.
"Miriam, non credere che anche mamma o papà o chiunque altro, non si trovi a fare cose noiose e che non piacciono. Non sempre si fa quello che ci piace fare, sarebbe bellissimo, ma non è sempre così, purtroppo.
Se poi riesci a trovare il lato bello di quello che stai facendo, magari riesci a divertirti! Guarda che veramente, c'è sempre... o quasi... insomma... hai capito, Miri?"
"Sì, mamma!"
Era mortificata.
Si è resa conto di avermi dato una mezza delusione. O meglio, si è resa conto della mia difficoltà nel cercare di aiutarla.
Ho provato a convincerla che è del tutto normale incontrare delle difficoltà, soprattutto all'inizio di un ciclo di studi nuovo, è normalissimo: le abbiamo incontrate tutti, in modi diversi, e in qualche modo le abbiamo superate (le abbiamo superate? Sì, certo, le abbiamo superate!)
Insomma, devo instillare il seme dell'autofiducia, dell'autostima in Miriam, che dice di non riuscire a farcela.
E invece, ce la farà.
Sicuro.
E ora, sbizzarritevi a darmi tutti i suggerimenti che vi vengono in mente... sono qui che ascolto e che leggo con attenzione (appunto!).

PS: ringrazio ufficialmente tutte le mamme che hanno colto il mio disagio, che mi hanno dato consigli, che mi hanno sorretto in questi ultimi faticosissimi giorni e che mi hanno ridato fiducia.
Grazie.

venerdì 3 ottobre 2014

Suggerimenti su come aiutare i bambini che hanno problemi di linguaggio

Sono frequenti le famiglie che si trovano a riscontrare dei lievi disturbi di linguaggio e dei piccoli ritardi nella parola nei bambini dai 2 ai 5 anni.
L'ho sperimentato sulla mia pelle e sto continuando anche con Massimo ad avere qualche problema di pronuncia e di costruzione della frase, ma lui ha ancora 2 anni e mezzo, e non ho fretta. Ci sono già passata e, a differenza della prima volta, voglio prendere le cose con più serenità. 
Partiamo dal presupposto che questa non è la fine del mondo, che i bambini sono "normalissimi" e che non si tratta di malattie, ma di piccole difficoltà che ognuno affronta e supera con i propri tempi e i propri mezzi.
Diciamo anche che non sempre serve correre dal logopedista, ma può aiutare, soprattutto se sono le educatrici e le maestre della scuola dell'infanzia ad indicare di rivolgersi ad uno specialista (come mi è successo con Miriam), perchè loro hanno l'esperienza e la sensibilità opportune a capire quando è il caso di ricevere aiuto e quando invece si può temporeggiare.
source: https://www.etsy.com/it/listing/95024213/madre-e-figlia-nostra-passeggiata-arte?utm_source=Pinterest&utm_medium=PageTools&utm_campaign=Share

Detto questo, però, ci sono dei piccoli accorgimenti e delle piccole cose che noi genitori possiamo fare per stimolare e aiutare i bambini.
Tra i vari suggerimenti che ho ricevuto io nel corso degli anni e che ho riscontrato validi ci sono questi:


  • Stimolare i bambini a mettere in ordine delle sequenze logiche: fosse anche solo per vestirsi, ad esempio: cercare di capire cosa fare prima e cosa fare dopo, si indossano prima le mutande e poi i pantaloni, ... O anche come mettere in ordine la stanza, seguendo un certo criterio. Il prima e il dopo. Utile. Fondamentale. Per noi semplicissimo, per i bambini un po' meno.
  • E poi leggere loro tanto, tantissimo. Fa bene. Sotto tutti i punti di vista. Nella fattispecie, serve anche fare loro domande attinenti la storia appena ascoltata: Cosa ha fatto cappuccetto rosso quando è andata nel bosco? E il lupo come ha fatto ad arrivare per primo dalla nonna? Serve ad affinare il linguaggio, a fissare le parole, a comprendere i meccanismi di causa-effetto.
  • Parlare. Tanto. Di tutto.
  • Rispondere alle domande del bambino in maniera esaustiva, completa... certo, mantenendosi ai livelli di comprensione di un bambino così piccolo, è chiaro. Ma mai prendere sotto gamba una domanda. Mai. So perfettamente che può essere estenuante e stremante, soprattutto quando siamo stanchi a fine giornata, ma è fondamentale!
  • Non parlare come fa il bambino: se l'acqua lui la chiama "Bumba", noi dobbiamo continuare a chiamarla "Acqua", ad esempio.

Vi riporto anche un paio di consigli sulla gestione degli eventuali errori di pronuncia o altro:

  • Riprendere e correggere solo un problema alla volta e concentrarsi su quello. C'era, ad esempio, Miriam che aveva difficoltà nella pronuncia di diverse consonanti e poi di sillabe, alcune combinazioni proprio erano un problema per lei. Ne abbiamo affrontata una per volta. Se in una parola o frase, il bambino sbaglia a pronunciare più di una cosa diversa, non correggergli tutto quanto insieme, ma solo quello su cui vi state concentrando in quel periodo di tempo.
  • Non riprendere in pubblico il bambino, non farlo MAI. E nemmeno riprenderlo o correggerlo se si sta parlando di qualcosa di emotivamente importante per lui, ci si può tornare sopra in seguito, quando il grado di coinvolgimento emotivo del bambino non è più elevato.
E se ve lo state ora chiedendo: no, non riesco a fare proprio tutto tutto quello che ho detto finora, con il massimo dello slancio, della pazienza e dell'energia. Non sono perfetta, ahimè, ma ci provo, vi giuro che ci ho provato e ci provo tuttora.
Almeno, sulla teoria... ci sono.
Spero che questi suggerimenti possano aiutare e confortare qualche genitore in difficoltà. 

domenica 21 settembre 2014

In prima elementare, qualche utile consiglio

L'entrata in classe.
E' questo, più di altri, il grandissimo problema che ha Miriam.
Separarsi da me, entrare nell'edificio da sola, sgomitare in mezzo agli altri che corrono, spingono, urlano, chiamano, salutano, tutto questo la terrorizza e la pietrifica.
Si sente spaesata, smarrita, sola.
E un po' lo è. Perchè è così che adesso funzionano le cose.
Alla scuola dell'infanzia la accompagnavo fin dentro l'aula, adesso la devo salutare all'entrata dell'edificio, in mezzo ad un caos infernale di mamme e bambini.

Ok, funziona così, ha sempre funzionato così, e siamo tutti vivi, lo riconosco.
Ma è difficile. Soprattutto per una bimba così sensibile e introversa come Miriam.

Le maestre mi hanno assicurato che una volta in aula, si calma immediatamente ed il resto della giornata scorre tranquillamente. E ci credo.
Ma salutarla tra le lacrime, i singhiozzi e quegli occhi terrorizzati, mi strazia l'anima, mi fa diventare il cuore piccolissimo, perchè so come è fatta lei... e sono convinta che lo farebbe anche se la accompagnassi fino al banco tutte le mattine, lo so.



Ma dobbiamo superare anche questa, sia io che lei. E' solo l'inizio.
La mia paura era che tutto questo non la aiutasse ad inserirsi, la bloccasse in qualche modo: abbiamo fatto così tanto per superare tanti piccoli grandi ostacoli, che adesso sarebbe un vero peccato perdere tutto per strada, no?
Allora ho telefonato alla logopedista, chiedendo aiuto, ma soprattutto consolazione.
E lei, mi ha capita, mi ha scosso, mi ha tranquillizzata.

"I bambini hanno le spalle più larghe di quel che si pensa"

E' vero. I bambini si adeguano alle situazioni in maniera più fluida, più naturale.

"Non le faccia sentire questo suo stato d'animo, sia serena lei e lo sarà anche la bambina"

Vero. Ma non è facile, eh?! Chi mi dà un libretto di istruzioni per cacciare indietro le lacrime e la mia paura?

"Sdrammatizzi! Faccia vedere di non dare peso alla situazione, rida! La risata è contagiosa!"
Per fare la pagliaccia, non ho eguali!

"Se la bimba scopre che questo è il punto debole della mamma, lo userà più e più volte!"

Furbastra! E io che arrivo in ufficio con un nodo in gola che non va giù neanche con un doppio cappuccino!

"Se afferra che la sua paura è un blocco del linguaggio o altro, allora accadrà!"

E no, eh? Non facciamo scherzi!
Vabbè, induriamoci la corazza e andiamo avanti, sia io e soprattutto lei!


E poi, lasciamo stare il capitolo delle mamme tutte pimpanti e orgogliose, che ogni volta che mi vedono affranta, fanno la faccia perplessa e mi chiedono: "Ma come mai? il mio entra tutto contento?! Già ha iniziato a leggere, scrivere, fare la radice quadrata e ha conosciuto tutta la classe, oggi pomeriggio studierà con il suo amico del cuore a casa... "
Ma andatevene a farvi friggere, va... ma in olio bollente, eh!

domenica 14 settembre 2014

Tutti dormono...

Dopo più di un mese di complete vacanze e relax, domani si ricomincia a tutti gli effetti scuola.
Dopo più di un mese di serate trascorse a cercare di arginare il baccano dei bimbi, da stasera il coprifuoco cala intorno alle 21.00.
Dopo più di un mese di mattine in cui le bimbe mi chiedevano: "Mamma, e oggi che facciamo? Dove andiamo?", da domani mattina la risposta sarà sempre la stessa, fino a che, penso, si rassegneranno dal chiedermelo ancora, ma di questo, non ne sono del tutto sicura.
Dopo più di un mese di ciabatte, capelli in disordine, colazioni sbriciolate in giro per casa, da domani si ritorna al rigore.

E da domani, per Miriam, inizia la vera avventura: la prima elementare.
La scuola, anzi, la Scuola. Quella in cui ci sono i quaderni e i libri, quella in cui cominciano le sfide, si raggiungono piccoli, grandi traguardi.

Soltanto da un paio d'ore sto cominciando a realizzare tutto questo: dal momento in cui Miriam ha voluto fare il proprio zaino, con tutti gli accessori che le ho tenuto nascosti fino a questo momento, un po' per farle una sorpresa e un po' per evitare che si sciupassero prima del dovuto.
Soltanto ora, che è calato il silenzio in casa e sono sola con i miei pensieri e le ultime incombenze, mi stanno assalendo tanti ricordi di lei piccinissima e mi stanno ritornando in mente tutti insieme, con una forza di un'onda d'urto dopo un'esplosione.
Lei nell'incubatrice appena nata, lei che muove i primi passi, lei che gioca felice con la sorellina che ancora non camminava, lei che soffia le sue candeline in ogni sua festa, lei che abbraccia il fratellino e lo consola quando lo rimprovero, lei che vince la sua sfida con il linguaggio, lei che protegge la sorella al parco giochi, lei che sfreccia in bici senza rotelle, lei che mi si avvicina con un libro di lettura sotto il braccio chiedendomi di leggerglielo, lei che già sa che domani sarò più emozionata di lei stessa e me l'ha pure detto, lei che è di una dolcezza disarmante.
E' arrivato il momento.
Buon inizio di un lungo cammino costellato di tanti successi e qualche piccolo insuccesso, che ti farà crescere ancora più forte, intelligente e bella di quel che già sei.

Buon inizio a tutti, bimbi miei.
Intanto, buonanotte e sogni d'oro.



martedì 2 settembre 2014

Settembre: nuovi inizi, progetti e proteste!


A me settembre mi ha sempre ricaricata: sin da quando ero ragazzina, l'idea di ricominciare un nuovo anno scolastico e nuove sfide, mi ha sempre solleticato.
Ho sempre trovato nuova forza e mi ha rigenerato le energie, che, soprattutto quest'anno, erano state del tutto esaurite durante le vacanze con le mie 3 piccole pesti.
Ed è ancora così.
Per questo settembre ci sono un sacco di nuovi inizi.
Miriam che comincerà la scuola primaria, io con il mio sito di Roma ho tante cose in mente da fare e da realizzare, nuovi incontri interessanti...


Mi sono anche fatta pioniera di una protesta contro il Comune di Roma che ha deciso di aumentare a tradimento le rette scolastiche per gli asili nido, senza darne alcuna evidenza alle famiglie e affossando ancor di più la situazione già abbastanza in bilico di tanti di noi.
Ad esempio, nel mio caso: dovrei cominciare a pagare adesso la retta per Massimo che frequenta l'ultimo anno di nido. Cosa che fino a luglio scorso, non era affatto prevista, visto che il terzo figlio era esente totalmente.
Adesso, invece, per il terzo figlio, le famiglie con reddito ISEE maggiore a 10.000 euro, devono pagare.
E la cifra, non è nemmeno irrisoria, tutt'altro.
Questo comporta una spesa che non era affatto prevista fino a poche settimane fa e ci ritroviamo ormai a giochi fatti a non poter avere altra scelta.
E se l'avessi saputo, magari, avrei potuto decidere di mandarlo alla scuola dell'infanzia, visto che rientrava, per età, nella fascia di bimbi che potevano frequentarla, ma per comodità, ho deciso invece di fargli fare un anno di nido in più, visto che poi, tutto sommato, era anche a costo zero.

Per questo, per la decisione che hanno preso, per le modalità con cui è stata presa, non vogliamo accettare passivamente e vogliamo farci sentire a gran voce. Insieme ad un gruppo di genitori agguerritissimi, stiamo cercando la strada più giusta per farci valere: protestando su tutti i canali possibili (stampa, televisione, radio...), consultando legali e unendoci, perchè solo così riusciremo ad essere credibili. E soprattutto stiamo cercando di INFORMARE le famiglie, che ancora sono del tutto ignare della situazione, proprio perchè è stata fatta passare in sordina, in silenzio...

Dobbiamo smetterla di aspettare che siano "altri" a far valere i nostri diritti, perchè tanto questi "altri" non hanno alcun interesse di far funzionare le cose, dobbiamo rimboccarci le maniche, informarci e agire, da soli.
Hanno toccato i nostri figli, hanno toccato la serenità delle nostre famiglie.
Non hanno idea di cosa possono fare delle mamme agguerrite.
Per chi fosse interessato, le informazioni si trovano sul sito de Le Nuove Mamme Roma e se si vuole aderire al gruppo per metterci la faccia e la voce, ecco il gruppo facebook.
Vi aspetto. Tutti: mamme, papà, nonni, maestre... tutti!

Insomma, un settembre niente male, dai.

sabato 28 giugno 2014

L'ultimo giorno di scuola dell'infanzia di Miriam che non c'è stato

Capita che, in via del tutto eccezionale e come primo esperimento nella storia della nostra famiglia, si vada a cena fuori una sera tutti insieme, capita che si tratta proprio della cena di fine anno scolastico di Miriam, che da settembre comincerà un nuovo ciclo di studi: la scuola primaria.
Capita che, in compagnia dei suoi amichetti e dei relativi genitori, con le loro maestre, si trascorre una serata allegra, spensierata, in cui i bimbi giocano, corrono e si divertono.
Capita, quindi, che si faccia un po' più tardi del solito e che si ritorni a casa in orari che ormai sono "proibitivi" per noi... e riscopriamo il piacere di stare fuori, di trascorrere del tempo in compagnia, al di fuori della solita cerchia di amici e famigliari.

Capita quindi che...
"OMMMMMIODDDIOOOOOO!!!! Marco alzati!!!! Sono le 08.40!!!!!"
Una serie di pensieri non riescono a trovare la via di uscita dalla mia testa, non riesco a focalizzare la situazione: mattina, tardi, i bimbi dormono, tutti, non è sabato e neanche domenica...
"OOOOOMMMMIOOOOODDDDDIO!!!!"
Ok, respiro, calma: "Ho preso un giorno di ferie per poter essere presente alla festa di fine anno al nido di Massimo."
Bene, un pensiero di meno.
Ok, respiro: "Le bimbe! Devo portarle a scuola entro le 9.00!"
Ok, non ce la farò mai.
"Bene, poco male, non andranno a scuola e verranno alla festa di Massimo con me."
...
"O no!!!! Oggi è l'ultimo giorno di scuola materna per Miriam!!! Non ha salutato le sue maestre, i suoi amici!!!"
...
silenzio, nella mia testa.
...
"Meglio così."

Odio i saluti, odio gli addii, odio quei momenti di separazione, quelli che, soprattutto, concludono un periodo pieno zeppo di bei ricordi, di belle esperienze, di belle persone conosciute, che inevitabilmente, nonostante le tante promesse di: "Ci sentiamo, ci vediamo, teniamoci in contatto..." fanno già parte del nostro passato, del passato di Miriam.
E' il suo primo grande passaggio.
La sveglio, non tanto dolcemente, visto l'orario, e poi le dico: "Miri, andiamo alla festa a scuola di Massimo".
Lei mi guarda, si vede che realizza in quell'istante che non andrà a scuola, alla sua adorata scuola e mi dice: "Mamma, promettimi però che mi porti dalle maestre a settembre, io devo salutarle!"
Certo, non ho potuto tirarmi indietro. Così, gliel'ho promesso, ma sarà diverso, sarà molto diverso a quel punto e spero che, trascorsa l'estate, il distacco sia un po' meno doloroso.

E poi la guardo, la mia Miriam, la mia bimba dolcissima e sensibilissima, che riesce a ricordare esattamente ogni istante trascorso, ogni battibecco con le amichette, ogni frase delle sue insegnanti, ogni scenetta avvenuta in quell'edificio.
Miriam, la mia bimba precisa, attenta, scrupolosa, responsabile.
Miriam, la mia bimba che è cresciuta tantissimo, che da piccola bimba chiusa in se stessa, timorosa e impaurita, è sbocciata, ora sa il fatto suo e risponde a tono, sa portare avanti argomentazioni come una donna, sa metterti con le spalle al muro soltanto con l'uso della parola.
E va bene così, va benissimo.
Con l'aiuto delle maestre, con il loro supporto, con il loro affetto, con la loro pazienza, con la loro esperienza, abbiamo fatto un percorso incredibile con Miriam: hanno capito le sue difficoltà, le sue paure, le sue insicurezze e ci hanno aiutato tanto a capire e a superare le piccole-grandi difficoltà che ci si sono parate davanti in questi 3 anni, che non sono affatto volati, sono stati pesanti, faticosi, pieni di salti mortali, ma sono stati GRANDIOSI!

Sono convinta che Miriam avrà sempre spazio nel suo cuore per le sue adorate maestre, ci si rifuggerà e ci troverà consolazione nei momenti di sconforto, perchè da loro ha avuto sempre affetto, un abbraccio, incoraggiamento... è sempre stata compresa, aiutata, capita. E' sempre stata rispettata, accettata, valutata per quel che era.

Una nuova avventura sta per cominciare. E la vogliamo iniziare col sorriso, senza lacrime e addii, perchè la maestra Renata e la maestra Claudia sono sempre con noi!


giovedì 29 maggio 2014

A me la recita non piace proprio!

Fine anno scolastico, tempo di recite, di bilanci, di saluti, di pensieri sparsi.
In questi ultimissimi giorni si sono susseguite le recite delle bimbe, prima Miriam e poi Melania.
Inutile spendere parole dell'emozione che ho provato quando ho assistito alla consegna dei diplomini alla classe di Miriam all'ultimo anno della scuola dell'infanzia.
Sono cresciuti 'sti bimbetti, tutti quanti.
Non hanno più l'aria di bimbi spauriti: sono tutti dei piccoli ometti e delle piccole donne, sicuri del fatto proprio, con il loro bel caratterino, le loro peculiarità, i loro gusti marcati e i loro pensieri.
Hanno affrontato la recita con serietà e si sono divertiti un mondo. Si vedeva. Per loro è stata una grande soddisfazione ed un motivo di vanto riuscire a far vedere a tutti quello che riuscivano a fare.

Per la classe di Melania, al primo anno della scuola dell'infanzia, non è stato affatto così.
O meglio, c'erano bambini che si divertivano, che hanno partecipato alla recita, ai canti e alla rappresentazione in maniera molto coinvolgente e in allegria. C'erano altri bimbi che invece l'hanno vissuta come una tragedia, come un motivo di sofferenza e di disagio.
Tra questi, non ci si crede, ma è così, c'era anche Melania.

Lei ha sempre mal visto questo tipo di occasioni, ha sempre vissuto il momento della recita con circospezione, con un senso di distacco, come se la cosa non fosse sua, non le è mai appartenuta. In pratica, non le è mai fregato una mazza.
Anche alla recita di Natale, anche negli anni passati.

Mentre prima giustificavo la cosa col fatto che era piccola, che magari la intimoriva tutta la situazione, adesso sto maturando un altro tipo di pensiero.
Non le piace per niente.
E la cosa è stata confermata da lei stessa.

All'inizio della recita la vedevo lì, in mezzo ai suoi amici, che non partecipava affatto, non era coinvolta per niente in quello che gli altri stavano facendo.
Con i suoi occhioni azzurri continuava a guardarsi attorno e poi fissava me, seduta lì davanti come per dirmi: "Ma io che ci sto a fare qui?"

Vedevo che non si divertiva. Vedevo che non si trovava affatto bene.
E allora le ho fatto cenno di raggiungermi per stare insieme a vedere il resto della recita.
Non se l'è fatto ripetere due volte: è rimasta sulle mie ginocchia tranquilla e serena. Abbiamo battuto le mani, abbiamo canticchiato serene e contente, tutte e due, come se nulla fosse.
Poi, una volta salite in macchina per tornare a casa, tra una chiacchiera e l'altra le ho chiesto: "Meli, cosa è successo alla recita? Non ti andava di cantare?"
"No, mamma. A me la recita non piace proprio!"
Più esplicita di così!

Ora, parliamone.
Come mai una bimba così espansiva, solare, estroversa come Melania, si annulla durante una recita?
O meglio: è giusto costringere i bambini che non si trovano a proprio agio a rimanere sul palco anche quando si vede in maniera plateale che per loro è un motivo di disagio?
Secondo me no.
E come non stava bene lei, in quel momento, ce ne erano almeno altri due che non si stavano affatto divertendo, ma sono rimasti lì fino all'ultimo.
Ho fatto male a chiamarmela vicino?
Io dico di no. Ma forse non la sto aiutando a superare l'impasse...
Ma se a lei non piace, perchè deve superare per forza una cosa del genere? Dove sta scritto che deve piacere a tutti fare la recita di fine anno? E' veramente un impasse da superare questo?

martedì 1 aprile 2014

Alla scoperta della vita che nasce

Alla scuola materna che frequentano le bimbe, ogni anno, si propone un nuovo progetto che include la presenza di piccoli ospiti all'interno della scuola stessa: degli animali. In pratica si studia e si va alla scoperta della vita a scuola, si impara dalla diretta osservazione e se ne fanno discussioni, cartelloni, rielaborazioni.

Si osservano le abitudini degli animali, si studia quello che mangiano, come si comportano e soprattutto si assiste al grande miracolo della nascita di una nuova vita.
Due anni fà era la volta dei porcellini d'india, l'anno scorso dei coniglietti e quest'anno dei pulcini.

I bambini sono letteralmente affascinati dalla cosa e, per i mesi in cui le piccole creature vengono ospitate negli ambienti scolastici, sono i bimbi stessi che se ne prendono cura e vedono crescere i cuccioli.

Con l'aiuto e la supervisione delle maestre, vengono a contatto con una realtà che altrimenti, soprattutto per noi cittadini, sarebbe sconosciuta.
Imparano il rispetto per la vita, per gli esseri viventi (tutti), imparano tanto dall'esperienza che vivono in prima persona e ne sono divertiti, scommetto che tutto questo non se lo dimenticheranno mai.


Insomma, quest'anno, dopo 21 giorni di incubatrice ("Sì, mamma, perchè quelle uova, non avevano la gallina mamma che poteva covarle, poi avevano freddo, così abbiamo acceso una luce per tenerli caldi!"), sono nati i pulcini, uno alla volta... piano piano... pigolando e sbattendo le alucce.

Un paio di pulcini hanno deciso di nascere durante l'orario di uscita di scuola dei bambini, quindi ho assistito anche io al miracolo e vi confesso che è stata un'emozione anche per me assistere in diretta alla schiusa di un ovetto e vedere uscire il piccolo becco del pulcino che, con tanto affanno, cercava la sua strada di uscita... un'esperienza che non avevo mai fatto.

giovedì 31 ottobre 2013

Torta di Halloween semplice semplice

Stamattina grandi festeggiamenti di Halloween anche al nido che frequenta Massimo.
Chissà come si divertiranno quei piccoletti tra zucche, streghette, fantasmi e pipistrelli! Già ieri avevano tappezzato la porta di ingresso alla loro classe con tutti pipistrelli scarabocchiati di nero, erano VERAMENTE terrificanti!

Oggi c'è la festa vera e propria, e mi farei veramente piccola piccola pur di vedere cosa combinano. Ma, ahimè, non è possibile, mi sono accontentata preparando un dolcetto per fargli fare merenda.

Che poi, si sa, i bambini più sono piccoli e più sono spietati nei giudizi, quindi mi sono data al classico dei classici: un banale ciambellone semplicissimo, senza troppi fronzoli e sapori alternativi. Così facciamo tutti contenti, così almeno spero!

Per fortuna avevo uno stampo a forma di zucca, ma si può tranquillamente farne a meno. Ah, e poi, una cosa: non ho usato la bilancia, ma come misurino ho usato un bicchiere di carta!
Ho fatto tutto talmente velocemente che neanche io so come è venuta...

Ingredienti:
3 uova
1 bicchiere di burro fuso
1 bicchiere di latte
3 bicchieri (abbonanti) di farina
2 bicchieri di zucchero
vanillina
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

confettini e pochissima nutella per guarnire

Procedimento:
Sbattere le uova col burro e il latte, aggiungere tutti insieme gli ingredienti secchi ed amalgamare.
Imburrare lo stampo, versare il composto e infornare in forno già caldo a 180° per 30 minuti.
Una volta che è fredda la torta, si può togliere dallo stampo e guarnire come meglio si preferisce...

Non è... TERRIFICANTE!?!?!?!?


Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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