Non lo credevo possibile, ma sì: ci si può commuovere
profondamente con un libro di Fabio Volo. E lo so che gli pseudo-intellettuali
della fava, in questo momento, non solo staranno storcendo il naso, ma stanno
avendo anche un lieve attacco di bile, ma è così.
Sempre questi pseudo-intellettuali considereranno la mia
recensione, una manciata di parole senza senso, frivole e senza significato, un
po’ come tutto il blog, ma, a dirla tutta, questi pesantoni, tuttologi della
fava di cui sopra, secondo me, sono invidiosi del successo di Volo, non lo
comprendono e non lo accettano.
Con questo libro, a mio avviso (sempre modestissimo), Volo
ha trovato (finalmente) la maturità, ha scavato nel profondo del suo animo,
della sua esistenza, è tornato alle origini, alle questioni non risolte della
sua infanzia, ai rapporti veri, quelli che ti porti dentro per sempre, per
tutta la vita e che la segnano, inevitabilmente.
La strada verso casa è, infatti, tutto un percorrere quella
che è stata l’esistenza di due fratelli, tanto diversi, ma tanto simili, nel
vissuto, soprattutto nell’infanzia: le esperienze fatte nella casa dei
genitori, l’educazione ricevuta, i grandi dolori sopportati, ognuno a suo modo,
rinchiusi in se stessi, senza aprirsi e senza porgersi una mano. Si ritrovano
da adulti, proprio quando devono affrontare, di nuovo, la perdita di un
genitore.
Si ritrovano, si avvicinano, si giudicano, si aiutano, poi
si allontanano, si ritrovano e si comprendono.
Una bella storia di vita, un percorso inevitabile, che tutti
noi figli, in situazioni “normali”, siamo costretti prima o poi ad affrontare.
E’ per questo che ho sentito questi due fratelli, Marco e Andrea, molto vicini
a me e al mio vissuto. Tutto il ripercorrere i ricordi, il rivivere la casa di
famiglia da adulti, dopo che tante cose sono cambiate e che qualcuno non c’è
più, rivedere vecchie lettere, vecchie foto, libri, ninnoli vari, ognuno con la
sua storia, il suo racconto che soltanto chi è di famiglia conosce, per gli
altri sono solo vecchie cianfrusaglie.
E poi la ricerca di se stessi, dopo tanti errori, tanto affanno, tanti
tentativi fallimentari e la svolta avviene quando si cambia prospettiva, quando
si prova a pensare e a vedere le cose con gli occhi di qualcun altro.
Perché non sempre si ha la fortuna di trovare quello che si cerca al primo
tentativo, a meno che non ci si convinca che sia così.
Ebbene sì, mi sono commossa, profondamente. Mi ci sono incollata su queste pagine, ogni parola l'ho sentita mia, l'ho vissuta e l'ho divorata.
Ho riso ed ho pianto.
E ringrazio Volo per essere così tremendamente cazzone e sensibile.
Come piace a me.
