"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
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lunedì 20 aprile 2015

Qualche dritta per mamme stanche

Lo so, l'ho detto fino allo sfinimento e mi sono quasi stancata a dirlo, ma è così: sò stanca!
E come me, altri miliardi di milioni di mamme.
A questo punto, potrei osare dire: mal comune...


Ma ho stilato una serie di regole e di pensieri che ho fatto miei e che magari possono essere utili a qualche mamma disperata quanto me, ma anche no, per trovare spunto e coraggio, per capire che non si è da sole e per riuscire magari a trovare la luce in fondo al tunnel...

1) Tanto per iniziare: per me non vale la regola "fai oggi quello che potresti fare domani", nossignore. Già è tanto se riesco a fare quello che devo fare per oggi, perchè mi devo porre il problema di domani? Mi sento molto Rossella O'Hara in questo e ripetete con me: "Domani è un altro giorno!", nel bene e nel male.

2) Se si è stanche, ma proprio tanto tanto stanche che diventiamo quasi un pericolo, alla prima occasione mandiamo fuori casa i papà con i bambini, un po' di riposo delle orecchie già da solo è ritemprante!

3) Sapete che c'è? Smettiamola di pulire casa, non potrà mai essere linda e pinta come quella delle case che si vedono sulle riviste, tanto vale lasciar correre e risparmiare un po' di energia... e poi, come dicevamo al punto uno: Domani è un altro giorno, no?

4) Scoprite quello che per voi è inutile ed evitatelo come la peste! Per me, ad esempio, è completamente inutile stirare.

5) Anche questa cosa non mi stancherò mai di dirla: chiedete aiuto, non c'è niente di male, anzi. Ammettere i propri limiti e non chiedere a se stesse l'impossibile è un coraggioso atto di forza e di presa di coscienza, il che non guasta mai, anche perchè, ammettiamolo una volta per tutte: le super mamme non esistono e se ci sono quelle che vogliono farlo credere di se, sò delle poveracce!

6) a proposito di altre mamme, proprio per quanto detto al punto (5) a volte, sarebbe meglio evitare il confronto con loro, saranno sempre più brave-belle-pronte...e voi vi sentirete ancora più cesse-grasse-stanche-inadeguate ecc... Cercate invece di avvicinare persone positive, più in linea con il vostro modo di fare e di agire. La mamma tutta perfettina, siliconata e che porta il bimbo al parco con il tacco 12, ad esempio, non potrà mai essere affiancata da una come me. Per dire, eh!

7) Dormite! Dormire quando c'è la possibilità e al diavolo tutto il resto. Dormite, quando è possibile, senza guardare l'orologio e senza pensare a quello che c'è da fare. (ricordati sempre che domani è un altro giorno!)

8) Cercare di ritagliarsi anche soltanto un quarto d'ora in solitaria: un caffè in santa pace può fare miracoli più di millemila massaggi in spa... o meglio, direi che anche quelli aiutano, ma in mancanza d'altro, mi accontento di un caffettino

9) lasciate perdere i manuali delle mamme perfette, di quelli che vi dicono come fare, cosa fare, in che ordine di importanza, che se poi una cosa non la fate così come è descritto ve sentite pure peggio di prima. Il mio spassionato suggerimento è: fate come ca@@o ve pare, è la cosa migliore che possiate fare e sicuramente quella più azzeccata, per voi!
Un po' come quando vogliono vendere i manualetti su come funziona il bambino per dormire/mangiare/capricci/etc... ecco, così adesso va tanto di moda il manuale su come diventare la perfetta casalinga/cuoca/organizzatricedicasa eccetera. Soltanto voi sapete come funziona casa vostra, non ve lo devono dire altre persone.

10) e ricordate sempre, ma sempre sempre sempre (e devo ricordarlo pure io): c'è luce in fondo al tunnel. C'è.

mercoledì 25 marzo 2015

A scuola: l'ora di religione e robe simili

Ultimamente si legge sempre più spesso di casi in cui, per rispetto ad altre culture differenti e in nome dell'integrazione, si debba fare un passo indietro e rivedere alcune nostre tradizioni e usanze.
Soprattutto a scuola, che è la culla dell'integrazione delle nuove generazioni.

Tutto bene: se la cosa lede la suscettibilità delle altre usanze e religioni, mi sta bene, è anche giusto e doveroso: se un bambino musulmano, per la sua religione, non può mangiare carne di maiale, è giusto che gli si dia una alternativa, perchè costringerlo a mangiarla?
Quando però si tratta di simboli e momenti di condivisione della nostra religione cattolica, direi che la cosa cambia: non ci vedo niente di strano ad allestire un Presepe nel periodo di Natale, o di ricevere una benedizione Pasquale.
Questo va contro qualche altro credo?
Offende qualcuno?
No, non penso.
Se arrivasse in aula una persona che spiegasse ai miei figli in cosa consiste l'islam, e quali siano le sue usanze e, magari, spieghi loro cosa significhi inginocchiarsi verso la Mecca, io non ci troverei nulla di offensivo, anzi, lo considererei un arricchimento culturale dei miei figli, una esperienza che, altrimenti, non farebbero mai e che neanche io sarei in grado di spiegare loro.

Si chiama apertura mentale, questa, non si tratta di offese o di oltraggi, è CULTURA.

Sono cattolica, i miei figli lo sono, la mia famiglia si basa su solidi principi cattolici.
Non siamo praticanti, per altri miei motivi che non sto qui ad esporre, ma crediamo a tutto quello che sta scritto nel Vangelo, dalla A alla Z.
Non per questo nascondo ai miei figli che esistono altre religioni, che esistono altri credi e dico loro che sono rispettabili tanto quanto il nostro, dico loro che non esistono credenti di serie A e di serie B, che il nostro Dio è esattamente come quello degli altri e che i principi che stanno dietro a tutte le religioni sono gli stessi, sono le infrastrutture diverse, ma i sentimenti, gli insegnamenti, sono identici e sono volti all'amarsi gli uni gli altri.
E' questo che ci ha insegnato il nostro Gesù, e chi dice il contrario, anche tra noi cattolici (e ce ne sono, eh, avoglia se ce ne sono!!!) dice una gran baggianata!



Per questo, a mio avviso, non si dovrebbe fare alcun passo indietro dal punto di vista della nostra tradizione cattolica a scuola, come altrove, solo perchè altrimenti andremo a non incontrare i gusti di tutti. No.
Altra cosa sarebbe rendere la scuola laica, allora su questo, possiamo parlare.
Ma avere un Crocefisso appeso in aula, che fastidio da ad un non credente o ad un bambino di un'altra religione?
Spieghiamo invece loro, che significato potrebbe avere, spieghiamo loro cosa c'è dietro e spieghiamo loro perchè in Italia ci sono questo tipo di tradizioni.
Rendiamo il tutto più fruibile, più comprensibile, non lo facciamo essere semplicemente un dogma, ma spieghiamo loro i significati, di questo, come di altri simboli, a prescindere della religione e dell'appartenenza culturale.
Integrazione vuol dire conoscenza, comprensione, condivisione. Non vuol dire ANNULLAMENTO di quel che siamo, della nostra identità e della nostra storia.
Questo è tutt'altro!

martedì 24 marzo 2015

Le 10 cose a cui una mamma deve arrendersi


Ci sono cose contro cui è inutile combattere, soprattutto noi mamme.
Ho maturato questa conclusione dopo un po' di tempo, in genere non sono una che getta la spugna facilmente, ma in questi casi, sono arrivata a capire che è del tutto uno spreco di energie cercare di cambiare il flusso naturale delle cose, non c'è niente da fare.
Un po' come quando ti dicono che se un uomo non è esattamente come lo vorresti, è inutile pensare di cambiarlo, non ci riuscirai mai. E' proprio lo stesso principio.
Ecco un po' di cosette contro cui combattere è come lottare contro i mulini a vento: vinceranno sempre loro.
Quindi, desistere è meglio, soprattutto per la propria salute, per il risparmio di tempo e di energie, da convogliare verso qualcosa di più costruttivo.
1. Il cesto dei panni sporchi: sarà sempre pieno, o mezzo pieno (ma anche mezzo vuoto, dipende dai punti di vista), ma comunque non sarà MAI completamente vuoto, per un tempo maggiore di 10 minuti
E' inutile rincorrere le lavatrici, stendere dappertutto i panni da asciugare, consultare siti di metereologia nemmeno fossimo delle skipper o telefonare direttamente a Bernacca, niente di tutto questo potrà aiutarci a smaltire il definitivo e autoalimentante aumento di panni sporchi.
2. La mancanza di sonno. Sempre saremo in debito di sonno: da quando nasce il grazioso e amato batuffolo (ma anche prima, ancora ricordo come un incubo le ultime settimane col pancione, non riuscivo a trovare una posizione decente a letto, non riuscivo a dormire per i calci o per la mancanza d'aria!!!) fino a che... boh, non lo so, saremo sempre in deficit di sonno e nulla potrà mai restituircelo. Ammettiamolo, conviviamoci e facciamoci una tazza di caffè in più.
3. I capricci. Lo so, tutti i manuali del mondo dicono che bisogna avere delle regole ferree e mantenerle, poche ma buone ed essere irremovibili su queste. Ma ora voglio, qui, adesso, una mamma che è una, che mi dica che non abbia MAI strappato una di queste regole d'oro per la stanchezza di cui sopra, o per la mancanza di pazienza o per circostanze varie ed eventuali.
E per questo motivo ci si sente delle pessime madri e di contro, immediatamente dopo, si diventa ancora più ferree di prima, altalenando comportamenti che destabilizzano il piccoletto che comunque, ha capito perfettamente che ha la situazione completamente in pugno e che quindi sa che ha il potere su di noi, sempre!
4. La memoria perde colpi. Sono tante, troppe le cose da ricordare: appuntamenti di lavoro, appuntamenti con il dottore, incombenze varie, il corso di ginnastica due volte a settimana, il compleanno dell'amichetta, la riunione a scuola, l'iscrizione a quell'altra scuola, il modello ISEE, il salto in farmacia, le merendine che se non ci stanno esattamente quelle, non si fa più colazione la mattina, i 5 euro per il regalo dell'amichetta, la scatola di colori nuova che è rimasto senza, .... che è ovvio che quando poi parcheggi la macchina non ricordi più dove l'hai messa. E ti preoccupi: "Oddio, sto invecchiando... oppure mi sto ammalando... " niente di tutto questo, siamo umane e la memoria non è infinita. E non possiamo neanche farci un back-up.
5. E' colpa nostra. Sempre. Per qualsiasi cosa. Per i figli, per il marito, per le maestre, per la società. E' sempre tutta colpa nostra. Inutile cercare di giustificarsi, di dimostrare il contrario, ci sarà sempre qualcuno che punterà il dito su di noi.
Quel cazzone di Freud ci ha segnato un destino crudele... si vede proprio che aveva problemi con sua madre!!!
6. Non potremo mai avere tutto sotto controllo. Meglio capirlo subito. Su questo punto c'ho lavorato parecchio e non è stato del tutto semplice: non si può avere il controllo su tutto quanto allo stesso modo, con lo stesso grado di dettaglio e precisione. E' umanamente impossibile. Se stai dietro alle necessità dei bambini, non puoi completamente dedicarti alla casa, se sei troppo presa dalla carriera fuori casa, non potrai sempre avere il frigo pieno. Delegare è la parola chiave. E non è facile. Non sempre.
E poi, non immagino neanche quando la cosa sarà veramente fuori ogni controllo quando i figli diventano grandi a sufficienza da nascondere cose, da gestirsi cose da soli, eccetera. Meglio accettare il fatto che non saremo sempre al corrente di tutto, tutto, tutto.
7. La spensieratezza. Non ci sarà più quel senso di leggerezza nel fare le cose, nel buttarsi e via. Anche quando ci si ritaglia con tutte le forze un angolino tutto nostro (e lo si deve fare assolutamente!), in quell'angolo della testa, con ciclicità di una ventina di secondi, continuerà a frullare il pensiero di nostro figlio, ci saremo sempre chieste: Come starà? Andrà tutto bene? Avrà chiesto di me? Si sarà addormentato?
Niente, anche se facciamo le tipe autonome e indipendenti, il legame che ci lega a nostro figlio è innegabile e non lo si può nascondere. Per questo, il divertimento, sì, c'è, ma è sempre accompagnato a quel pizzico di "preoccupazione buona" nei confronti di qualcun altro.
8. Non si può mai essere obiettive. Mai. Noi mamme non lo saremo mai quando si tratta dei nostri figli. E chi dice il contrario, mente spudoratamente.
9. L'ordine. L'ordine in casa non esisterà mai. Mai più. Se prima eravate personcine ordinate, pulite, che riponevate al proprio posto ogni cosa e tenevate la casa in stile museo, scordatevelo e non affannatevi a cercare di avercela di nuovo, rischiate un esaurimento nervoso! Con i bimbi in giro è impossibile, prima perchè essendo piccoli, sono delle mine vaganti: sparpagliano cose e sporcano come dei maiali infangati dappertutto, poi, quando saranno cresciuti, sarà anche peggio, perchè nemmeno potremo mettere mani tra le loro cose (se sarà come ero io... andrà a finire così!), e allora, arrendiamoci e che il caos regni sovrano, magari non proprio dappertutto...
10. Sensi di colpa. I sensi di colpa ci attanaglieranno per sempre. Qualsiasi scelta si faccia, ci sarà sempre un lato, una conseguenza negativa per qualcuno o qualcosa, per noi, o per i nostri figli e, per quanto detto ai punti 5,6,7 il fastidio istillato dal senso di colpa dentro di noi ci sarà sempre e starà lì dentro che ci corroderà un pezzetto di fegato.
Non combattiamoli, ma cerchiamo di convincerci che le nostre scelte, se dettate dall'istinto e dal cuore, saranno sempre le più giuste, in barba a quel che dicono gli altri. E poi, consideriamo anche il fatto che
se è felice la mamma, lo sarà anche il figlio.

mercoledì 25 febbraio 2015

Ancora nel lettone?

Ancora nel lettone?
Sì, Massimo dorme la maggior parte della notte ancora nel lettone.
Io non sono del tutto preoccupata, anzi, se è l'unico modo che ho io per dormire, va più che bene.
E' il mondo intorno a me a cui non sta più bene.

Per primo Marco.
Non ce la fa più. Lo capisco, eh. Lo capisco. Ma non è che togliendolo e facendolo piangere nel suo lettino si risolve nulla, sebbene ci abbia provato (e in quelle volte, quasi mi sentivo male io!), ma non è servito a niente, anche perchè io ho vanificato il tutto, perchè ero fermamente convinta che non fosse quello il metodo adatto con lui e perchè, DICIAMOLO, sono stanca, ragazzi.
Sono stanca.
Quindi, una mia bella ammissione di colpa, perchè qua bisogna sempre tirare fuori un colpevole per qualsiasi cosa, no?
Ebbene, ce l'avete: sono io.
Mea culpa, mea culpa, mia grandissima colpa.

Abbiamo superato la fase del ciuccio brillantemente, abbiamo superato i biberon notturni... ne abbiamo passate di ogni, ma la situazione non è che sia tanto distante da quella di un annetto fa.
Massimo continua a risvegliarsi la notte e a voler venire nel lettone.
No.
Non ci perdo tempo. Lo prendo e me lo metto vicino.
Di giustificazioni potrei elencarne millemila senza troppa fatica, prima fra tutte è che devo essere presente a me stessa durante il giorno, visto che ho a che fare con lavoro, incombenze, via vai con i bambini in auto, eccetera eccetera... e se mi si toglie anche soltanto un'ora di sonno, io ne soffro e tanto.

La cosa che, ancora non capisco è la seguente: ma agli altri (mio marito a parte, ovvio, perchè la cosa tocca lui in prima persona oltre me, per banali motivi logistici!)... dicevo, insomma, agli altri: COSA CAVOLO FREGA?!?!?!?!?

"Ma... Massimo dorme ancora con voi????"
"Come mai non dorme nel suo lettino?"
"Perchè non ce lo metti e non lo fai piangere un po'? E' solo questione di abitudine!"

... a te, che me lo ripeti e che me lo fai anche capire dallo sguardo di compatimento che mi rivolgi, dico: ma perchè non ti fai un par de ca##i tuoi????
Ecco, e mo' l'ho detto!

venerdì 13 febbraio 2015

I pensieri di questa sera

Eccomi qua.
La sera prima del 14 febbraio sto così: un misto di sentimenti tra loro stridenti si affollano nel mio animo e non so dare loro la precedenza e il giusto spazio.
Sono qui, alle prese con gli ultimi preparativi per la festa di compleanno di Massimo di domani, intenta a cuocere torte, preparare festoni e sistemare un po' in giro.


Poi mi fermo.
In casa è calato il silenzio, i bimbi dormono, ascolto il loro respiro.
E rimango con i miei pensieri.
Provo a rimetterli in fila, a dare loro un senso, ma non ci riesco.
E come non riesco a gestire la mia mente, allo stesso modo non riesco a gestire le mie sensazioni.
Sono emotivamente instabile: un momento sono felice tanto da scoppiare, un istante dopo sprofondo nel ricordo di quei momenti interminabili di buio, un momento mi sento forte come un leone, il momento dopo mi sento impaurita come un pulcino, prima sono roccia, poi sono sabbia, prima mi sento onnipotente, poi mi sento incapace di fare qualsiasi cosa da sola.
Una pazza: tra la gioia di esser diventata mamma in questa lunga notte, per la terza volta, di un bimbo meraviglioso e che mi riempie gli occhi, il cuore e la vita ed il dolore di aver perso mio padre, in questo stesso giorno, un vuoto incolmabile, un'assenza spietata, che ancora brucia.
Orgoglio e paura.
Completezza e mancanza.
Felicità e tristezza.
Vertigini di euforia e di dolore.

Due uomini, un solo giorno per nascere e per morire.
Due dei miei tre uomini più importanti. E il terzo è l'anello di congiunzione tra loro. Marco. Colui che ha accompagnato mio padre nel suo ultimo viaggio, donandogli serenità e grazia e colui che mi ha aiutato a mettere al mondo nostro figlio, donando a me coraggio e serenità, la stessa. Nello stesso giorno.

Amore e Amore.
E' questo che asciuga le mie lacrime ora.

venerdì 2 gennaio 2015

Di prodigi delle feste e di personaggi magici e confusione

Certo è che in questo periodo natalizio ne abbiamo di salti mortali carpiati da fare noi genitori, e non soltanto dal punto di vista pratico e di organizzazione, ormai, su quello siamo quasi tutti cintura nera acclarata.

Sto parlando dell'alone magico da mantenere e alimentare delle feste natalizie, dei personaggi che popolano questo periodo e che si presentano più o meno celatamente.
Per chi è credente, come noi, poi, la cosa diventa molto intricata: spiegare il nesso tra Babbo Natale e la nascita di Gesù Bambino per poi finire con il collegamento tra la Befana e i Re Magi.
Ad ogni perchè e percome, comincio a sudare freddo, colta sempre impreparata alla nuova domanda.
E' veramente un'impresa per un plurilaureato in teologia, nonchè in favologia.

Miriam l'anno scorso era convinta che Babbo Natale fosse il nonno di Gesù Bambino, mentre la Befana fosse in qualche modo collegata alla stella cometa che seguivano i Re Magi, che forse erano gli zii di Gesù Bambino.
Insomma, parecchia confusione, quindi parecchi interrogativi popolano la mente fantasiosa dei nostri bimbi in questi giorni. Perchè poi loro non sono affatto sprovveduti e privi di iniziativa, tutt'altro!

Di notte si presentano personaggi fantastici a lasciare regali per i bambini buoni, e poi c'è un bimbo che nasce povero al freddo e al gelo, ma che è in realtà il Re di tutti noi, a cui tutti fanno visita e portano doni.
No, non è facile, non è affatto facile spiegare, anche perchè siamo noi stessi a non avere le idee molto chiare sull'eventuale nesso esistente... ma esiste veramente un nesso?

E allora, si cerca di dare una versione che possa mettere tutti d'accordo.



Babbo Natale è un vecchio Santo, San Nicola, che dispiaciuto che non tutti i bimbi potessero ricevere i regali per Natale, e siccome lui era abile a costruirli, si era impegnato personalmente nel fabbricare i giocattoli a tutti i bimbi e a portarglieli, senza farsi vedere nella notte di Natale.


Proprio per questo suo impegno, Gesù Bambino lo mise in condizione di riuscire a costruire tutti i regali, e gli diede il dono di poter volare con la sua slitta nei cieli.


E poi c'è l'Epifania: la rivelazione.
I Re Magi, tre anziani e ricchi signori, erano alla ricerca del Bambinello appena nato e lungo il loro cammino, si fermarono a chiedere informazioni ad una vecchietta, ma questa vecchietta un bel po' scorbutica non li aiutò e se ne pentì poi, tanto che preparò tutta una serie di doni da portare lei stessa a Gesù Bambino, ma non riuscì mai a trovarlo, così, pensò di lasciarli un po' alla volta lungo il suo cammino, davanti le case dove abitavano altri bimbi. E da allora, quella vecchietta scorbutica, continua a lasciare doni ai bimbi in quella notte.

Ecco, tra favola, leggenda, mito e storia si cerca di dare un senso a tutto, senza tralasciare una buona dose di magia, perchè, queste notti, ne sono convinta... sono davvero magiche!

domenica 28 dicembre 2014

I gruppi whatsapp delle mamme


Se sei mamma e hai bimbi che vanno a scuola, sai perfettamente di cosa sto parlando: i gruppi che spuntano come funghi su whatsapp, relativi alla classe a cui appartengono i tuoi bimbi.

Se sei mamma e hai disgraziatamente installato whatsapp, sai che a certe ore del giorno, in maniera regolare, cadenzata, che sia giorno festivo oppure no, il cellulare comincia a blinkare, tremare, eccetera.

Se sei mamma, inevitabilmente hai fatto in modo di inserirti in questi gruppi, che: "non si sa mai mi scappa una qualche informazione di vitale importanza..."

E su questi gruppi di whatsapp, che nascono con le migliori intenzioni quali condividere informazioni scolastiche, avvisi importanti di scioperi, uscite anticipate, compiti, e varie ed eventuali... in maniera convulsa, soprattutto se tuo figlio appartiene ancora alla fascia d'età in cui gli argomenti principali sono "pappe e cacche", si parla appunto delle suddette: conversazioni intere, che durano per serate intere, che enucleano colore, densità e odore delle cacche in questione.
Oppure, come dicevo, argomento principe è la pappa: cosa hanno mangiato i bimbi a scuola!
E questo argomento viene toccato con una profondità e un'accuratezza tale, che nemmeno nei paesi in cui si patisce la fame si riesce a fare.
Se poi, disgraziatamente, circolano pidocchi e virus vari, allora la conversazione diventa un bollettino di guerra: le mamme fanno a gara a chi sta peggio e tanto ci si condiziona l'una con l'altra, che una tachipirina gliela dai lo stesso al bimbo, anche se non ha febbre e sintomi particolari, così, giusto per compagnia e per non essere da meno, tanto che, invece di esultare che tuo figlio stia ancora bene in un lazzaretto simile, cominci a vacillare e a chiederti: "Come mai non si è ammalato???".

E poi, altri argomenti che continuano a rimbalzare in questo genere di gruppi sono i regali.
Regali di compleanno di tutti e 25 i bambini, regali di Natale per maestre et affini, regali regali regali e relativa raccolta fondi.
Detta così, va anche bene, benissimo direi. Non va bene se ad un avviso del tipo: "Mamme, ho provveduto a comprare i regali per le maestre", seguono ben 18 "grazie" con varie faccette annesse e connesse in tutte le lingue del mondo. Abbasta!

Ok, lo so, si possono togliere le notifiche...
Ma quella vocina in fondo alla testa che mi dice: "E se poi mi perdo qualcosa di importante?" continua sempre a risuonare e PUNTUALMENTE me la perdo, la cosa importante, nella miriade di sciocchezze e ringraziamenti vari che vengono sciorinati, insieme a "cacche e pappe".

Se siete quindi come me, completamente allergiche a questo tipo di gruppi, tiratevene fuori con una scusa qualunque (anzi, io neanche ho dato una scusa...), a patto che abbiate come amica, una mamma della classe di fiducia che abbia la pazienza, la costanza e la voglia di avvisarvi nel caso, da questi gruppi, uscisse fuori davvero qualcosa di importante da sapere.
Ecco.
E mo', l'ho detto.

martedì 28 ottobre 2014

La famiglia è la mia forza

Se c'è una cosa nella vita su cui non ho mai vacillato e ripeto MAI vacillato, è proprio la mia famiglia. Qualsiasi cosa sarebbe accaduta, sapevo che potevo contare sulla mia famiglia e infatti è sempre stato così.
Questo implica non solo pregi, ma anche difetti, ma la cosa bella è non mi sono mai sentita sola (anche quando avrei voluto sentirmici un po'!), mi sono sempre sentita forte, più forte degli altri.

Sono normali e vengono dati quasi per scontati, l'affetto e la presenza nella propria vita dei genitori e dei fratelli, questo è ovvio (è ovvio, giusto?), quando a questo poi si somma altrettanto da parte di cugini, zii e affini, allora si forma una rete in cui sei invischiato e lo sarai per sempre, non c'è via di scampo!

Tutto questo lo si comincia a creare da quando si è piccoli, piccolissimi: di aneddoti con le mie zie, da raccontare, ne avrei a centinaia, così come di marachelle con i miei cugini coetanei, o di confessioni fatte ai miei cugini più grandi.
Sono nata, cresciuta e sopravvissuta a tutta una serie di incontri di famiglia, a cene, a feste di compleanno, ad andate a scuola accompagnata da zio, a tavolate infinite, a favole ascoltate sul divano di nonna, a chiasso e schiamazzi dei miei giochi con i cugini.

E sono felice di poter dire che anche i miei figli stanno trovando altrettanto e gli piace un sacco.

Siamo reduci di un incontro globale della famiglia, avvenuto nell'unica casa che riesce a contenerci tutti, la stessa casa in cui ho festeggiato comunione, 18 anni, matrimonio, primo compleanno di Miriam e varie ed eventuali.
Quella stessa casa che ho visto crescere insieme a me, mattone sopra mattone.
Abbiamo festeggiato un importante compleanno, molto importante!
E' stata una giornata fantastica, piena di belle cose, di quelle giornate che ti ricaricano per mesi!

E mi appaga moltissimo vedere che su quel prato, in quelle stanze, corrono e giocano felici ora i nostri bambini, la "terza generazione".


esattamente come facevamo noi poco meno di una trentina d'anni fa, vanno alla scoperta della natura, a caccia di insetti...


e scoprono la bellezza della famiglia, dello stare insieme e del condividere quello che è più caro al mondo.
E si ruzzola, si corre e si tira una palla su e giù per questa discesa, senza sosta, senza stanchezza, ma con tanta gioia e altrettanto fiatone


Qui si raccolgono le mele e le si mangia senza neanche lavarle: "Mamma, ma è più buona!"


Su questa collina scoprono i colori del cielo, le sfumature delle montagne all'orizzonte e l'aria fresca e profumata



come si fa a non amare tutto questo?
Io lo adoro. 

venerdì 17 ottobre 2014

Annoiarsi con un bambino piccolo in casa

Ci sono periodi in cui mi sono sentita una mamma non adeguata.
Non attenta.
Non affettuosa.
Perchè mi annoiavo. Mi annoiavo terribilmente a dover avere a che fare con un bimbo piccolo. Non sto parlando di quando i miei bimbi erano neonati, in quel periodo la stanchezza e la gioia di averli tra le braccia, allattarli erano tali da non darmi il tempo di dire: "Uh, che pizza, mi annoio!"
Parlo di quel difficile e apparentemente LUNGHISSIMO periodo in cui loro avevano intorno i 9 mesi, fino a verso i 18.
Questo, a mio avviso, è il periodo più estenuante a livello di pazienza e più provante a livello fisico: il bimbo si muove, gattona e poi comincia a camminare, vuole toccare tutto, si arrampica, si infila qualsiasi cosa in bocca e non c'è modo di abbassare l'attenzione, perchè riescono a combinare pasticci a volte terribilmente pericolosi, quindi, volente o nolente, si deve stare completamente dedicati a loro.
C'è chi vive anche questo periodo come la più grande meraviglia del mondo, in cui ogni scoperta del bambino affascina, riempie di gioia e di orgoglio... ma io, dopo un po', mi annoiavo terribilmente.
La schiena me la sono spezzata a stare chinata e a parare i colpi e le capocciate a destra e a manca, la casa si trasformava man mano in base a dove il bimbo di turno arrivava a toccare e a procurarsi guai, quindi eravamo anche capaci di montare mensole attaccate al soffitto e a mettere tutto il materiale "pericoloso" per aria.
Con la testa ero invischiata nei miei: "Devo fare questo, devo fare quello, la lavatrice devo svuotarla, devo preparare la cena, ci sono da rifare i letti, devo andare in bagno... " e puntualmente, non riuscivo a fare nulla di quello che stava nella mia lista delle cose da fare mentale.
Nulla.
E da lì, la noia si trasformava in frustrazione.
In nervosismo.
In pratica, c'ero fisicamente, ma non c'ero con la voglia di esserci, avrei voluto fare altro...
picture credits: http://boredmommyblog.com/
Cosa si può fare per andare oltre a questo?
Serve pensare che passa, è un periodo transitorio, faticoso, estenuante, ma passa: arriverà il momento in cui i bambini cammineranno spediti sulle loro gambine senza dover franare rovinosamente a terra e arriverà il momento in cui non si appenderanno alla tovaglia con tutti i piatti sopra e arriverà il momento in cui non apriranno per forza tutti i cassetti di casa.
Finisce.

Cosa può aiutare? Semplice: non rimanere da sole! Vedere altre mamme, incontrare gente, stare sia in casa che fuori casa in compagnia, anche con altri bimbi. Magicamente, e lo dico sempre, avere un amichetto in casa spesso crea un nuovo equilibrio in cui tutti vanno d'accordo ed i capricci spariscono.
Fare quattro chiacchiere con mamme, sorseggiare un tè, fa trascorrere il tempo più velocemente, i bambini giocano e noi siamo più ben disposte.
Stando da sole in casa, il tempo potrebbe non passare mai e non a tutte piace creare delle attività ricreative, o meglio, non tutti i giorni.
Ecco, le attività ludiche per i nostri bambini. Parliamone.
E' bene organizzarle in casa, di tanto in tanto, ma anche no.
Sono sempre stata e lo sono tuttora una mamma a cui piace fare cose insieme ai figli, a seconda dell'età e degli interessi.
Abbiamo fatto lavoretti di ogni tipo, abbiamo sporcato mezzo mondo, abbiamo cucinato, assaggiato, impastato.
Abbiamo fatto tutto. Ma non sempre. Quando ero ben disposta io, quando vedevo anche loro collaborativi e interessati.
E poi c'è anche il piccolo escamotage del coinvolgerli nelle attività che invece serve che noi facciamo: come ad esempio stendere il bucato, caricare la lavastoviglie, apparecchiare, preparare polpette, eccetera...

Questi sono piccoli trucchetti che ho imparato man mano. E che aiutano. Parecchio.
Ed ho capito che anche se ho spesso sentito quel senso di noia nel dover trascorrere tanto tempo con uno dei miei figli quando era piccolo, non per questo sono una cattiva mamma che ama di meno.
Anzi. Sono una mamma che ammette quello che è la realtà dei fatti e che quindi cerca di cambiare le cose in modo da trovare un equilibrio che faccia bene a tutti.

venerdì 10 ottobre 2014

Gli effetti reali del "Fare Rete"

photo credits: http://www.neuronetwork.ie/
"Fare Rete" è un concetto molto vasto che starebbe a significare il saper instaurare tutta una serie di rapporti di fiducia-conoscenza-stima-simpatia-... (e chi più ne ha, più ne metta) tra persone, in rete.
Prima si chiamava "Conoscere qualcuno...", adesso si dice "Fare rete", proprio perchè il veicolo con cui si instaurano questi rapporti è la rete, tramite i social network, principalmente.

Dal di fuori (ma, talvolta, anche dal di dentro) potrebbe sembrare tutta fuffa, e in parte lo è (in larga parte!): questi rapporti sono instaurati per opportunismo, per circostanza, perchè se non si fa così, sei fuori da un certo tipo di discorsi, di opportunità, quindi non si può dare a questi rapporti una connotazione di autenticità, sincerità, di affetto.
O almeno, non sempre.
Spesso si rivelano anche un'arma a doppio taglio: se i piani di opportunità e amicizia si confondono, si mischiano, interagiscono, ti ritrovi poi a doverti guardare le spalle.

Ma questo non accade soltanto in rete, accade nella vita di tutti i giorni, da sempre. E solo l'esperienza ti permette di capire anche solo al primo sguardo, o meglio, alle prime parole, chi hai di fronte. E solo l'esperienza ti permette di creare quel filtro naturale e invisibile, che quando stai davanti alla tua bacheca facebook ti fa capire chi sta dicendo una cazzata, chi invece ti sta manifestando dell'affetto, chi ti è vicino, chi ti legge con curiosità, chi con invidia...e  così via.
E' la vita.

"Fare rete" in maniera seria ed efficace, non è semplicemente aumentare il numero di contatti, ma cercare di capire chi sta dietro il monitor, le sue intenzioni e cercare di porci noi stessi nel modo giusto, nel modo, a mio avviso, più sincero possibile, senza infrastrutture.

Per "fare rete" non si può sembrare quello che non si è, perchè poi, esce fuori. Bisogna essere schietti, mostrarsi per quel che si è, senza troppi fronzoli, fiocchetti e pizzi, se tutto questo non ci appartiene, ma nella crudezza di quello che siamo. Perchè tanto poi, salta agli occhi di tutti. Per quanto tempo pensiamo di poter prendere in giro il prossimo?
Sarebbe troppo vanesio e arrogante da parte nostra crederci così scaltri per poterlo fare a vita, no? E poi, immaginate la fatica!

In realtà, ho toccato con mano gli effetti positivi e la grande potenza del vero "fare rete".
Li ho toccati di recente.
Ho avuto la necessità di scovare un prezioso e rarissimo farmaco salva-vita, introvabile, che hanno tolto dal commercio per meri scopi economici, la soluzione l'ho trovata con la rete.
Di fronte a tutto questo, ho fatto una richiesta di aiuto sui miei canali social.
C'è chi si è girato dall'altra parte. Chi mi ha chiesto dettagli. Chi, a sua volta, ha rigirato tale richiesta tra i suoi contatti. Chi si è fisicamente mosso per chiedere aiuto a voce. E chi ha risposto e mi ha aiutato concretamente.
Grazie.
Grazie a tutti.
Grazie perchè, così facendo, ho risolto un problema veramente importante.

In questi momenti, sapere che comunque una richiesta di aiuto non cade nel vuoto e viene raccolta, vuol dire tantissimo.
E' questo il mio concetto del "fare rete".
Tutto il resto, per me, è fuffa.

martedì 7 ottobre 2014

Un po' di luce in fondo al tunnel

Lo dico per tutte le mamme invischiate tra pannolini, pappette, pianti, notti insonni: la luce in fondo al tunnel, c'è. Sta lì. Aspetta solo voi!
Sto cominciando a vederla anche io, sebbene sia ancora abbastanza lontana.
I pannolini li abbiamo quasi del tutto abbandonati, niente più ciucci e pappe già da un po', capricci ce ne sono sempre, ma in quantità e dosi più accettabili, notti insonni del tutto no, a parte casi eccezionali.
Ancora si passeggia spesso la notte: Massimo che si sveglia perchè si è fatto la pipì addosso, Melania perchè ha fatto un brutto sogno e cerca il papà, e poi Miriam che sonnambula... insomma, direi che la notte in casa nostra c'è un bel traffico, neanche alla stazione Termini.
Ma ci siamo assuefatti quasi a tutto, quindi, almeno io, riprendo sonno quasi immediatamente, come riposo la testa sul cuscino (o sul comodino, visto che poi Massimo invade tutta la mia parte di letto), ma questi sono dettagli.

Insomma, dicevo: un po' di luce in fondo al tunnel si comincia ad intravedere.
E mi dicono che più si va avanti e meglio è, che addirittura quando si va al mare, tra qualche tempo, riuscirò a stare sdraiata a prendere il sole, o a mangiare seduta in un ristorante, senza alzarmi diecimiladuecentoventitre volte, o anche ad uscire di casa senza dovermi portare acqua-merenda-mutande di ricambio.
E' pur vero che mi dicono che più crescono i figli e più i problemi e i pensieri si trasformano, lasciando il passo alla stanchezza fisica, ma tenendo in sospeso con preoccupazioni di altro tipo e stress differenti. Ma va bene così. Fa parte del gioco, no?

Dopo ormai 6 anni di "inizi" continui con un nuovo figlio, adesso comincio a respirare.
Riesco a "mollare", a delegare, a ritagliarmi spazi per me stessa, per quello che mi piace fare e per il mio benessere: mollo la famiglia per qualche uscita con le amiche, per qualche evento anche lontano da casa. E ora lo faccio senza sensi di colpa, senza pensare che possa succedere l'irreparabile, senza credere di essere indispensabile e di essere necessariamente presente per controllare tutto, perchè ormai li penso già relativamente grandi i miei piccini e so che li lascio sempre in ottime mani.
E ora posso ritrovare le mie passioni, vedere gente, fare cose...

Ho persino trovato il coraggio di iscrivermi in piscina... ma questa è un'altra storia!

A te che leggi, tieni duro, ti riapproprierai della tua vita, non come prima, ma sicuramente troverai il modo per rientrare nei tuoi ritmi, nelle tue passioni e ne scoprirai delle nuove.
Abbi speranza.
Anche se sei stanca, se non ne puoi più di capricci e pianti, se i pannolini da cambiare sono tanti, se il lavello della cucina è sempre colmo di ciotole di ogni tipo... Passerà. Finirà.
Non mollare. Mai.
La luce in fondo al tunnel, c'è. Te lo garantisco.

mercoledì 20 agosto 2014

Queste non sono vacanze, sono mancanze!

"Queste non sono vacanze, sono mancanze!" dice Miriam tra singhiozzi e lacrime, mentre saluta i nonni che vanno via dopo esser venuti a trascorrere una giornata con noi in vacanza.
Sono rientrati dal loro periodo di ferie e sono venuti a trovarci, perchè non gli andava di aspettare il nostro rientro a casa.
Miriam ha atteso questo giorno con tutte le sue forze, ha aspettato questa occasione di passare un bel po' di tempo con i suoi adorati nonni assaporando e immaginando ogni istante, aveva già in mente tutto ciò che avrebbe voluto fare con loro: passeggiare, giocare, mangiare, ridere, raccontare e poi di nuovo giocare...
L'ha progettato talmente tanto, che per lei, questa giornata è stata vissuta e rivissuta nella sua mente almeno trenta volte.
Ed è stata una bellissima giornata.
Abbiamo passeggiato fino alla sorgente...


Ha giocato in ogni angolo possibile con la sua nonna Lilla...


Ci sono stati tanti abbracci e tante coccole


Insomma, tutto è andato secondo i suoi piani...ma nei suoi piani, non era previsto il momento dei saluti, a quello proprio non ci aveva pensato.
"Queste non sono vacanze, sono mancanze!"
Già sentiva la mancanza dei suoi nonni, anche se non se ne erano ancora andati.
La frase mi fa eco nella testa.
Come può essere che una bimba di quasi 6 anni riesca a formulare pensieri del genere e soprattutto a materializzarli in questo modo, per me, è un mistero.
L'immediata sensazione di vuoto che le si è creata nel cuore, al momento di salutare i nonni, l'ha lasciata senza fiato, immersa nel suo sentimento di dolore per la loro lontananza. Era un pianto che veniva da dentro, il suo, non erano capricci, era dolore.

Miriam, la mia piccola grande donna, che con le sue riflessioni mi spiazza, mi sconcerta, mi denuda, ha azzeccato, come sempre le parole da dire, per lasciarci tutti di sasso
Come quella volta: "Mamma, in questi giorni che non c'è papà con noi, mi manca tanto"
"E, lo so, Miri".
"Mamma, ma tu come fai? Non ti manca il tuo papà?"
Ho sentito una fitta al cuore. I suoi grandi occhi scuri hanno scrutato così profondamente i miei che non ho saputo inventare alcuna bugia. "Sì, Miri, mi manca. Tanto."
E così è accaduto anche questa volta. I suoi grandi occhi scuri sono spietati, non ammettono frottole, fronzoli, panegirici. Loro vogliono la verità. La esigono. E ti scrutano l'anima, il non detto, ti leggono i pensieri.

E come quell'altra volta, una sera, avevamo pensato di andare a cena fuori, sempre qui in vacanza, senza nonna Gabry, con la quale, invece, stiamo trascorrendo le vacanze. 
A quel punto Miriam supplica la nonna: "Nonna, dai, vieni a cena con noi!"
"No, dai, Miri, stai con mamma e papà, con i tuoi fratelli, fate una cosa tra voi, è anche giusto così."
"Nonna, vieni con noi, hai tutto il tempo che vuoi per stare da sola a Roma, stasera, stai con noi, ti prego."
Inutile dire come hanno colpito queste parole nel segno.

Miriam. Una dolcezza, una saggezza, una sensibilità che non hanno eguali.
Per quanto io possa farmi scudo per lei, per cercare di proteggerla da sofferenza, brutture e dolore, non sarò mai capace di tenere a freno la sua sensibilità. Ed in questi casi, non mi resta che tenerle la mano, darle le risposte che so e asciugare le sue lacrime.
Non so fare altro.


martedì 24 giugno 2014

L'acqua è il suo elemento?


A distanza di un paio d'anni dal primo tentativo fallimentare di scuola di nuoto, Miriam ora si ritrova a sguazzare in piscina come un pesciolino e si diverte pure.
Si vede che all'epoca non era ancora pronta.
Si vede che non si divertiva e che insistere, come mi avevano detto in molti, non avrebbe portato a nulla (o forse sì, non posso affermarlo con totale certezza, ma tant'è).
Di sicuro insistere avrebbe portato a dei disagi, innanzitutto per lei, perchè non sarebbe stato un momento di gioco e di divertimento, come invece avrei auspicato, ma un momento di lotta e di obbligo e poi per me, che sto sempre in massima tensione in questi casi, tra il limbo del: "Cosa devo fare?"

Così ho lasciato perdere, per riprendere in mano il discorso in queste ultime settimane, in cui si sono riaperte le iscrizioni per dei mini corsi di nuoto per bambini.

Ebbene, con questo secondo tentativo Miriam si diverte da matti ed è lei a non vedere l'ora di infilarsi in piscina.
Per Melania non è così.
Melania sta trascorrendo la fase del: "Non voglio fare nuoto! Lo faccio quando sono grande!"
Gliel'ho fatta provare, una lezione, ma dopo aver visto la sua sofferenza, la sua fatica nel stare in acqua, il suo non essere per niente serena, allora non ho insistito, si vede che non è arrivato ancora il momento per lei.
Si tratta di paura dell'acqua?
Non credo.
Si tratta di qualcosa da vincere a tutti i costi?
Direi: anche no.

Che poi, dico: non siamo mica animali acquatici, no?! Abbiamo squame, pinne e branchie? No.
Quindi, non è detto che l'acqua sia il nostro elemento ideale.
Per alcuni sì, per altri no.
Punto.
E vabbè che "il nuoto fa tanto bene: è lo sport più completo", ma, diciamocelo: è una gran palla!!!!
Ci sono tante alternative in giro, tra cui anche: il gioco, il sano gioco al parco o anche in cameretta...
Mica tutti dobbiamo saper fare tutto, a tutti i costi, o no!?
Siamo diversi: a chi piace uncinettare, a chi piace arrampicarsi, a chi piace leggere, a chi nuotare e a chi impiastricciare in cucina, a chi piace fare tutto e a chi niente di queste cose.
Che male c'è?

Meglio avere figli felici, che tristi scienziati o frustrate medaglie d'oro alle olimpiadi, no?
E' vero che dovremmo aiutarli a superare le proprie paure... ma è questa una paura da dover superare a tutti i costi?
Secondo me, no.

giovedì 29 maggio 2014

A me la recita non piace proprio!

Fine anno scolastico, tempo di recite, di bilanci, di saluti, di pensieri sparsi.
In questi ultimissimi giorni si sono susseguite le recite delle bimbe, prima Miriam e poi Melania.
Inutile spendere parole dell'emozione che ho provato quando ho assistito alla consegna dei diplomini alla classe di Miriam all'ultimo anno della scuola dell'infanzia.
Sono cresciuti 'sti bimbetti, tutti quanti.
Non hanno più l'aria di bimbi spauriti: sono tutti dei piccoli ometti e delle piccole donne, sicuri del fatto proprio, con il loro bel caratterino, le loro peculiarità, i loro gusti marcati e i loro pensieri.
Hanno affrontato la recita con serietà e si sono divertiti un mondo. Si vedeva. Per loro è stata una grande soddisfazione ed un motivo di vanto riuscire a far vedere a tutti quello che riuscivano a fare.

Per la classe di Melania, al primo anno della scuola dell'infanzia, non è stato affatto così.
O meglio, c'erano bambini che si divertivano, che hanno partecipato alla recita, ai canti e alla rappresentazione in maniera molto coinvolgente e in allegria. C'erano altri bimbi che invece l'hanno vissuta come una tragedia, come un motivo di sofferenza e di disagio.
Tra questi, non ci si crede, ma è così, c'era anche Melania.

Lei ha sempre mal visto questo tipo di occasioni, ha sempre vissuto il momento della recita con circospezione, con un senso di distacco, come se la cosa non fosse sua, non le è mai appartenuta. In pratica, non le è mai fregato una mazza.
Anche alla recita di Natale, anche negli anni passati.

Mentre prima giustificavo la cosa col fatto che era piccola, che magari la intimoriva tutta la situazione, adesso sto maturando un altro tipo di pensiero.
Non le piace per niente.
E la cosa è stata confermata da lei stessa.

All'inizio della recita la vedevo lì, in mezzo ai suoi amici, che non partecipava affatto, non era coinvolta per niente in quello che gli altri stavano facendo.
Con i suoi occhioni azzurri continuava a guardarsi attorno e poi fissava me, seduta lì davanti come per dirmi: "Ma io che ci sto a fare qui?"

Vedevo che non si divertiva. Vedevo che non si trovava affatto bene.
E allora le ho fatto cenno di raggiungermi per stare insieme a vedere il resto della recita.
Non se l'è fatto ripetere due volte: è rimasta sulle mie ginocchia tranquilla e serena. Abbiamo battuto le mani, abbiamo canticchiato serene e contente, tutte e due, come se nulla fosse.
Poi, una volta salite in macchina per tornare a casa, tra una chiacchiera e l'altra le ho chiesto: "Meli, cosa è successo alla recita? Non ti andava di cantare?"
"No, mamma. A me la recita non piace proprio!"
Più esplicita di così!

Ora, parliamone.
Come mai una bimba così espansiva, solare, estroversa come Melania, si annulla durante una recita?
O meglio: è giusto costringere i bambini che non si trovano a proprio agio a rimanere sul palco anche quando si vede in maniera plateale che per loro è un motivo di disagio?
Secondo me no.
E come non stava bene lei, in quel momento, ce ne erano almeno altri due che non si stavano affatto divertendo, ma sono rimasti lì fino all'ultimo.
Ho fatto male a chiamarmela vicino?
Io dico di no. Ma forse non la sto aiutando a superare l'impasse...
Ma se a lei non piace, perchè deve superare per forza una cosa del genere? Dove sta scritto che deve piacere a tutti fare la recita di fine anno? E' veramente un impasse da superare questo?

giovedì 15 maggio 2014

Se potessi cambiare il mondo

Miriam è profondamente sensibile, profondamente riflessiva, profondamente empatica.
A volte troppo.
Soprattutto nei miei riguardi.
Riesce a cogliere sfumature del mio stato d'animo, che neanche a me sono così palesi, poi, dopo che lei me le fa notare, effettivamente, devo darle ragione, è così come dice lei.
"Mamma, perchè sei arrabbiata?"
"Ma non sono arrabbiata!"
"Sì, che lo sei, guarda quella piega che hai sulla fronte!"
E' vero.


L'altro giorno, parlando del più e del meno, mi ha fatto un lungo discorso e sono stata ad ascoltare... faceva più o meno così:
Mamma, sai cosa farei se fossi Dio?
Vorrei cambiare il mondo. Non farei morire le persone, staremmo tutti insieme, o almeno, avrei fatto aspettare nonno Mimmo ad andare via, così l'avrei conosciuto.
Sai che farei? Facciamo che si può andare ogni tanto sulla sua stella a trovarlo, così ci chiacchieriamo un po', gli chiediamo cosa fa, se si annoia e gli teniamo compagnia, che dici?
Gli sarei piaciuta? Sì, credo di sì, vero mamma? Tu dici che ho i suoi stessi occhi, se ne sarebbe accorto?
E poi, non farei venire la pioggia, o almeno, lo so che la pioggia serve per le piante, allora farei piovere soltanto la notte, così il giorno possiamo uscire e andare al parco e vedere l'arcobaleno, non sarebbe bello?
E farei che nessuno si ammala. Perchè ci si ammala? E' brutto, non sarebbe meglio se tutti stiamo bene?
E poi farei esistere le fate, perchè poi, lo sai, le fate qualcuna esiste davvero: ad esempio Trilly, che mi nasconde sempre le cose che sto cercando, se la prendo, quella furbacchiona!
Che dici, mamma, un giorno posso cambiare il mondo?
Non lo so, Miriam, tu però, provaci.

mercoledì 7 maggio 2014

La mamma perfetta

Non lo sono e non lo sarò mai. La mamma perfetta.
Ci ho provato ad esserlo, o meglio, ad avvicinarmici... ma il modo di essere "Mamma Perfetta" è troppo distante da me e quelle poche volte che mi ci sono messa d'impegno, non ho fatto altro che sentirmi costipata, con quel senso di fastidio che provi solo quando devi andare al bagno e non puoi farlo e ti senti esplodere dentro.
No.
Non sono una mamma perfetta, e sono arrivata alla sana conclusione che sono pure fiera per questo e non voglio cambiare.

Non sono la mamma che pianifica i pasti almeno quindici giorni prima, non sono la mamma che va al supermercato con la lista della spesa, non sono la mamma con l'agendina tutta scritta e ordinata, non sono la mamma che pianifica, non sono la mamma che "le merendine assolutamente no!", non sono la mamma che stira i grembiulini, non sono la mamma che ha tutto sotto controllo, non sono la mamma che "guai se cammini scalzo!".
Non sono la mamma che ha un ordine nelle pulizie domestiche (ma perchè? Si spazza pure il soffitto?! Ma quando mai?!), non sono la mamma che i letti sono tirati e rifatti per bene sin dalla mattina, anzi, non lo sono mai.
Non sono la mamma che "no, andate voi, che io devo pulire casa di sabato mattina".
Non sono la mamma che non dice parolacce, che è sempre in ordine, che tratta tutti con cordiale accondiscendenza e che ha abbandonato il suo senso cinico.


Non sono la mamma perfetta.

I pasti si improvvisano con quello che c'è o con quello che ho trovato in offerta al supermercato.
L'agendina non ce l'ho. Sarebbe un impegno in più per me: dovrei ricordarmi di scrivere cosa ricordare. E' un fallimento in partenza ed uno stress aggiuntivo inutile.
Non faccio il calcolo delle calorie dei pasti, non bilancio vitamine-apporto proteico-carboidrati della dieta dei miei figli, non ne sono capace e non ne ho voglia: a casa nostra si mangia minestrone o lasagna quando e come e dove ci pare e piace. E stiamo tutti bene.
I piatti pronti non sono il diavolo in persona, il fatto di ordinare la pizza a casa è una figata pazzesca, così come mangiare sul divano e giocare a schizzarsi nella vasca da bagno.
Sono io per prima a mangiare schifezze e merendine, come potrei ripudiarle da casa mia? Come potrei dire ai miei figli che non si devono mangiare? No... e loro, infatti non le mangiano, io sì. Ma questa è un'altra storia.
Ho dimenticato dove ho riposto il mio ferro da stiro, perchè ho di meglio da fare nella mia vita, soprattutto se ciò che stiro diventerà spiegazzato e cencio in meno di 5 minuti... tempo sprecato.
E sì, le dico, le parolacce.
Dico le parolacce, mi scappano. E allora?
I bambini sanno che esistono delle parole che non si dovrebbero dire, che nessuno dovrebbe dire, ma quando si è particolarmente arrabbiati, possono uscire fuori dalla bocca dei grandi e amen. Almeno sanno dell'esistenza di alcune espressioni colorite romanesche, e non cadranno dalle nuvole quando le sentiranno altrove!

Tutta questa voglia/corsa all'organizzazione totale di tutto ad ogni costo, per come sono fatta io, non la capisco, non la concepisco e, anzi, la vedo come un'ulteriore fonte di stress, di aspettative che non potranno mai essere soddisfatte appieno dalla realtà e, proprio per questo, causa di frustrazione e delusione.
E allora, mi chiedo: perchè?
Perchè questo voler avere tutto tremendamente perfetto attorno a se e perfettamente ordinato, quando, per tutti gli sforzi che uno possa compiere, non lo sarà MAI?

Non sarà forse un sintomo, questo, di un disordine che si trova "altrove"?
Boh!

mercoledì 2 aprile 2014

No ai prototipi, i bambini devono creare liberi

Ormai con i miei bimbi, partecipo a diversi laboratori creativi.
Insieme ci divertiamo, conosciamo nuove persone, ci confrontiamo e osserviamo i diversi approcci alla creatività.


Spesso questi laboratori si basano sulla proposta al bambino di ricreare un qualcosa come è stato pensato dalla mente dell'animatore/educatore/creativo di turno: "E alla fine realizzerete questo!", ed in anticipo, si mostra ai bambini il risultato finale fatto dall'adulto.
A questo punto, si da loro tutto il materiale necessario per creare ed i bimbi si armano di buona volontà per cercare di fare quanto è stato loro richiesto. E si divertono da matti!
Bene, benissimo. Ottimo.

Mi chiedo: e se non si facesse vedere ai bambini il prototipo a priori?
Se venissero lasciati liberi di creare in base alla propria fantasia e voglia di fare?
Si potrebbe dire loro di realizzare un determinato risultato finale, glielo si potrebbe raccontare a parole, questo certamente, ma il fatto stesso di farglielo vedere, non li limita? Non crea in loro aspettative?
E se poi un bimbo non riesce a realizzarlo come vorrebbe? Se non si sentisse all'altezza della situazione?
Cosa succede in questi casi?

Non sono una psicologa e non ne capisco nulla in merito, per questo non mi addentro in un campo che non è affatto il mio, ma, da quanto ho osservato, i bambini riescono maggiormente, quando non gli si dà un obiettivo concreto e preconfezionato.
Lasciadoli liberi di esprimere, senza veicolarli su un binario già masticato, a mio avviso, si arriva molto, ma molto più lontano, perchè la mente dei bambini è decisamente più spaziosa, creativa e allegra della nostra. Magari, in questo modo, riescono a creare ancora di più e meglio, che poi: meglio rispetto a cosa?

I lavori risultanti, in questo modo, non si assomiglieranno affatto tra loro, ogni bambino avrà messo del suo, del proprio, per non essere uguale a nessun altro se non per essere fedele a se stesso.

Ci avevate mai pensato? Che ne dite?

lunedì 3 marzo 2014

Il barattolo del tempo


Uno di quelli che si possono considerare i miei punti di forza è la capacità di stilare l'elenco delle mie priorità in maniera puntuale, precisa e abbastanza rigorosa e, oserei dire, efficace.
Ho scoperto che questa non è una "dote" comune, o meglio, quella che può essere una priorità per me, potrebbe non esserlo per qualcun altro e vabbè, in genere si da un peso diverso alle cose in base a tanti fattori, tantissimi.
Ma è ESSENZIALE riuscire a darsi delle priorità, soprattutto quando gli impegni, i pensieri, le incombenze, le scadenze ed i compiti da svolgere sono troppi da poter essere smaltiti tutti nel momento stesso in cui ci si propongono davanti.
Leggendo qua e là ho trovato un link interessante, un link che paragona la capacità di discernere e stabilire le diverse priorità come delle pietre di diversa fattezza ed il tempo a disposizione è un contenitore, appunto, un barattolo.

La blogger in questione si riferisce ad una storia di un professore che portò un giorno un sacchetto di pietre di diverse dimensioni con un barattolo vuoto in classe. Riempì davanti agli studenti il barattolo con le pietre più grandi e poi chiese: "E' pieno?" e loro acconsentirono.
A quel punto, prese delle altre pietruzze più piccole e le infilò ancora nello stesso barattolo. Rifece la stessa domanda, e gli studenti gli diedero la stessa risposta: era pieno.
Il professore continuò: prese della sabbia e cominciò a infilarla nel barattolo e questa si andò ad infilarsi tra le fessure lasciate vuote tra una pietra e l'altra. Rifece la domanda: "Ora pensate che sia pieno?". Riottenne la stessa risposta: era pieno.
Infine prese dell'acqua e la versò dentro il barattolo, l'acqua bagnò le pietre, inzuppò la sabbia ed entrò perfettamente. Così disse: "Ecco, ORA possiamo dire che il barattolo è veramente pieno!".
Poi invitò gli studenti a fare un'osservazione: se avessero cambiato l'ordine degli oggetti infilati nel barattolo, avrebbero ottenuto lo stesso risultato? Ovvero, se si comincia con la sabbia o con l'acqua per poi finire con le pietre grosse, si arriva a riuscire ad infilare tutto quanto ugualmente?
Ovviamente no.

Ecco, questa è un'ottima lezione per capire che è essenziale riuscire a discernere le priorità con urgenza massima (le pietre più grosse), poi quelle meno importanti, e così via via fino ad arrivare alle inezie e alle faccende più semplici. Una volta "smarcate" le precedenti si passa alle successive.
In questo modo si avrà tempo per tutto o per lo meno, ciò che è più impellente, non dovrà aspettare e rischiare di non essere sottoposto a nostra risoluzione.

Questa metafora mi è piaciuta molto.
Prima le pietre più grosse... e poi la sabbiolina.
Per qualche "tip" in più, leggere il post originale.


sabato 15 febbraio 2014

Le rette parallele si incontrano all'infinito

Era iniziato tutto come un diario, questo blog, intendo.
Parlavo di me, della mia vita di mamma, delle mie piccole e grandi preoccupazioni con le mie due bimbe piccole.
Ho provato a "nascondermi" dietro ad uno pseudonimo, più che altro per evitare di essere rintracciata da chi non avrei voluto trovasse questo mio angolo di paradiso.
Quindi, inizialmente, tutto sembrava essere VIRTUALE qui.
Certo, ho sempre parlato di vita vissuta e di esperienze reali, ma facevo accuratamente in modo che nulla si intersecasse con quella che è la mia vita vera.
Poi.
Poi c'è stato il salto, la voglia di conoscere, di toccare con mano persone che, come me, hanno la passione del vivere in rete, con cui, anche se solo virtualmente, ho condiviso pensieri intimi, attimi importanti della mia vita, qualche lacrima e tante risate.
Così, inevitabilmente quello che era rimasto "campato per aria", è diventato reale, tangibilissimo e si è intersecato con la vita reale. Quella di tutti i giorni, facendone parte in maniera prepotente.
Ed è stato un crescendo.
Perchè poi c'ho preso gusto.
Il cerchio si è allargato, le facce sono aumentate, le amicizie e le conoscenze pure, così come gli incontri.
Ad esempio: non riuscirei a distinguere il reale dal virtuale nel rapporto di amicizia che ho con Federica. Abbiamo così tante cose in comune, tante idee, tanti progetti, tanta vita reale... come si fa a distinguere? Come facciamo a sciogliere e a capire il bandolo della matassa?

Quindi, ammesso anche che siano due rette parallele queste due "vite" (reale e virtuale), dalla geometria proiettiva (a me tanto cara, all'epoca dei miei studi universitari) si sa che si incontrano almeno in un punto: all'infinito. E dove si incontrano? Esattamente sulla circonferenza che racchiude tutto lo spazio euclideo, che non si vede, ma c'è.

E se esiste almeno un punto in cui si incontrano, aggiungo io, allora, perchè non ne può esistere anche un altro e poi un altro e un altro ancora fino a sovrapporsi perfettamente?


Questo post partecipa alla Staffetta di Blog in Blog: l'iniziativa mensile tra blog che parlano in sincrono di uno stesso argomento. Questo mese l'argomento è: Vita online e vita reale. Rette parallele, convergenti o divergenti?
Gli altri partecipanti alla staffetta sono:
  1. Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
  2. MammaMoglieDonna - http://mammamogliedonna.it/staffetta-di-blog-in-blog
  3. Micaela Le Mcronache -  http://lemcronache.blogspot.it/search/label/Staffetta
  4. Emotions Mamy - http://emotionsmamy.blogspot.com
  5. Accidentaccio - http://accidentaccio.blogspot.it/
  6. Ordinata Mente - http://ordinata-mente.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  7. Stregatta Ci Cova http://stregattacicova.blogspot.it/
  8. Arianna - http://www.conlemaninelsacher.blogspot.it/
  9. Carla - http://manidimammacarla.blogspot.it/
  10. Mammaalcubo - http://mammaalcubo.altervista.org/
  11. Marzia B. -http://www.quellocheunadonnadice.blogspot.it/
  12. Elisa Tinella http://unaltracosabella.blogspot.it/
  13. NeoMamma On Board http://neomammaonboard.blogspot.it/
  14. Ma la notte no! http://malanotteno.wordpress.com
  15. Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/search/label/Staffetta%20di%20blog%20in%20blog
  16. Norma - http://voglioilmondoacolori.blogspot.it/
  17. Mammamari http://mammamari.it/tag/di-blog-in-blog/
  18. Sara Stellegemelle http://www.stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
  19. Berenice  http://chiomadiberenice.blogspot.it/
  20. Sara http://www.nuvolositavariabile.com/
  21. Giulia Vita da Stre...mamma http://curvymommystyle.wordpress.com

venerdì 14 febbraio 2014

Il cerchio si chiude... e si riapre a San Valentino.


Auguri mio piccolo grande ometto. 2 anni. "Di già?" o "ancora?"... due modi di vedere.

Tu sei il mio San Valentino, tu sei la sorpresa arrivata a ciel sereno, sei al tempo stesso la mia carica e la mia disperazione notturna, tu sei la vagonata di coccole, gli sguardi furbetti e le corse per casa.
Tu sei le tirate di capelli e i baci sporchi di nutella.

Tu, Massimo mio, sei il punto di inizio del cerchio della vita,  che si collega a quello della fine, sei il proseguimento di un discorso lasciato appeso. Sei la completezza, la perfezione, il miracolo che certe cose non accadono a caso, affatto!

Tu sei la continuità, tu dai un senso a tutto. Perchè c'è sempre un senso, SEMPRE!

Tu sei la piccola mano che tengo stretta a me, esattamente così come faceva qualcun altro che in questo stesso giorno se ne è andato e non mi stringe più a sè.
Tu sei la testardaggine e la tenerezza.
Tu sei la gioia, la compagnia, la solarità, la sincerità.

Tu sei il respiro di vita nel giorno in cui è calato il silenzio.

Tu sei il motivo per cui va celebrato sempre questo giorno d'amore, perchè tu ne sei il frutto e non soltanto di un amore tra un uomo ed una donna, questo è vero, ma sei l'Amore con la lettera maiuscola, l'Amor che move il sole e l'altre stelle, l'Amore di quel Dio che tutto può e che ci dimostra quotidianamente che esiste un filo sottile ed invisibile che collega il tutto e che ci tiene uniti e che ci fa trovare la forza per affrontare le cose.
Tu sei il motivo per cui, se guardo i tuoi occhi sorridenti ed il tuo viso solare, ho la certezza assoluta che lassù qualcuno sorride con te e per te.

Auguri Massi.

Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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