Non è che ho abbandonato completamente la mia passione culinaria, eh... altro che! Il tempo per prepararmi qualche bella tortina lo trovo, in qualche modo!
Ecco questa torta, una delle millemila varianti della solita base che faccio sempre.
Ispirata al "budino con le macchie" che piace tanto a Miriam, questa è la torta con le macchie... buonissimissima!
Ingredienti
250g zucchero
3 uova
250g ricotta
150g farina 00
80g cacao amaro in polvere
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
100g di cioccolato bianco a tocchetti
Procedimento
Montare bene le uova con lo zucchero, unire quindi la ricotta e continuare a montare. Miscelare insieme la farina, il cacao, il lievito e il sale, poi mescolare il tutto al composto montato ed amalgamare bene. Intortare in una teglia ben imburrata (ho usato una tortiera della Guardini della linea Keramica... oltre a non far attaccare niente, fa in modo di uniformare il calore ed intensificarlo in maniera tale che son necessari ben 10 minuti in meno di cottura, che, di questi tempi di risparmio, non è mica poco, eh!), sparpagliare sulla superficie i tocchetti di cioccolato bianco ed infornare in forno già caldo a 180° (forno statico) per 20 minuti (con la tortiera di cui ho parlato prima), altrimenti 30 minuti.
"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."
mercoledì 29 febbraio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
Piccoli vampiri crescono
Sono appena tornata dal primo tagliando di Massimo dal pediatra.
Il piccolo gladiatore ha ampiamente recuperato il calo fisiologico e ora pesa ben 3.050Kg e sono veramente soddisfatta!
Tutte le sofferenze dei primi giorni di allattamento sono ripagate in qualche modo, meno male!
Eh sì, perchè al contrario di quelle mamme che vivono l'allattamento come un momento idilliaco di instaurazione di un feeling particolare con il cucciolo appena arrivato, io sono di quelle mamme che invece soffrono di ragadi al seno, di crampi all'utero ogni qual volta il piccolo vampiro avvicina la sua dolce boccuccia al distributore di latte alla spina!
Quando lo prendo in braccio e vedo che con la sua bocca aperta comincia a cercare il mio seno, nella mia mente prende a suonare la colonna sonora dello squalo: nda.... nda nda... ndandandandandandanda... fino a che afferra il capezzolo e io mi strizzo in duemila smorfie di dolore, cammuffandole malamente agli occhi delle altre bimbe che mi chiedono preoccupate: "Mamma, che fai?!"
E non valgono granchè oli, creme e cremine per far passare il dolore iniziale, quello deve fare il suo decorso e amen! Tocca sopportà!
Vorrei tanto sapere chi ha detto che è un momento d'estasi.... boh!
Comunque sia, ci stiamo impegnando entrambi: io mi sono messa "di punta" a bere qualunque brodaglia pur di aumentare il getto dei rubinetti di latte, e Massimo non vorrebbe fare altro che stare attaccato alla tetta a ciucciare un po' per necessità e un po' per gioco, soprattutto di notte, in ogni caso vedo che i risultati ci sono... e ben venga il mio squaletto!
Il piccolo gladiatore ha ampiamente recuperato il calo fisiologico e ora pesa ben 3.050Kg e sono veramente soddisfatta!
Tutte le sofferenze dei primi giorni di allattamento sono ripagate in qualche modo, meno male!
Eh sì, perchè al contrario di quelle mamme che vivono l'allattamento come un momento idilliaco di instaurazione di un feeling particolare con il cucciolo appena arrivato, io sono di quelle mamme che invece soffrono di ragadi al seno, di crampi all'utero ogni qual volta il piccolo vampiro avvicina la sua dolce boccuccia al distributore di latte alla spina!
Quando lo prendo in braccio e vedo che con la sua bocca aperta comincia a cercare il mio seno, nella mia mente prende a suonare la colonna sonora dello squalo: nda.... nda nda... ndandandandandandanda... fino a che afferra il capezzolo e io mi strizzo in duemila smorfie di dolore, cammuffandole malamente agli occhi delle altre bimbe che mi chiedono preoccupate: "Mamma, che fai?!"
E non valgono granchè oli, creme e cremine per far passare il dolore iniziale, quello deve fare il suo decorso e amen! Tocca sopportà!
Vorrei tanto sapere chi ha detto che è un momento d'estasi.... boh!
Comunque sia, ci stiamo impegnando entrambi: io mi sono messa "di punta" a bere qualunque brodaglia pur di aumentare il getto dei rubinetti di latte, e Massimo non vorrebbe fare altro che stare attaccato alla tetta a ciucciare un po' per necessità e un po' per gioco, soprattutto di notte, in ogni caso vedo che i risultati ci sono... e ben venga il mio squaletto!
martedì 21 febbraio 2012
E' arrivato Massimo
Era una sera come tante altre, una sera che preannunciava una nottata insonne, vuoi per il pancione che ormai non mi lasciava il respiro, vuoi per le bimbe che non volevano ancora andare a dormire, con gli orari tutti sballati durante un periodo di vacanza forzata a casa a causa di influenze varie e neve (a Roma, bastano due fiocchetti miserrimi di neve per mandare tutto e tutti nel panico più totale!), vuoi per le contrazioni che ogni tanto andavano e venivano senza regolarità, senza preavviso, senza neanche troppo farsi sentire, lasciandomi il dubbio: "Ci siamo o non ci siamo?!", vuoi anche la lunga e penosa convalescenza dal'influenza che mi aveva lasciato una tosse pessima, che ad ogni colpo temevo di rompere le acque e via!
Insomma tutto lasciava presagire che avremmo avuto il nostro bel da fare anche quella notte. La notte tra il 12 e il 13 febbraio.
Andiamo comunque a letto, speranzosi di un po' di riposo.
Verso l'1 cominciano le contrazioni, quelle regolari, ma non troppo dolorose, quelle che non ti lasciano dormire, perchè l'ansia di capire di cosa si tratta è troppa.
Così allerto Marco, che cerca di raccapezzarci qualcosa pure lui, già quasi in preda al panico... Quando abbiamo visto che le cose erano costanti, abbiamo chiamato i suoi genitori per raggiugerci a casa a sorvegliare le belve dormienti, così noi siamo andati all'ospedale.
Eravamo relavitamente sereni durante il tragitto, parlando del più e del meno... un paio di altre contrazioni sono arrivate forti e chiare anche in quel momento... ero quasi convinta che fossero quelle "buone".
Arriviamo lì, monitoraggio e... magia: contrazioni scomparse!
Potenza del servizio sanitario nazionale... eh! Che fortunella!
Erano quasi intenzionati a rimandarmi a casa e mi stavo pure vergognando un po': possibile che al terzo figlio sono ancora così rimbambita da non capire quando è il caso di andare all'ospedale e quando è il caso di aspettare ancora un po'!? Vabbè... pazienza... mi dispiace di aver fatto passare una nottata insonne un po' a tutti... ecco tutto.
Poi, invece di salutarmi e mandarmi a casa, dopo l'ecografia mi trattengono a causa del poco liquido amniotico, segno che c'era qualcosa che non andava proprio come avrebbe dovuto, quindi meglio rimanere in ospedale per accertamenti e per stare sotto osservazione.
Ok, rimango in ospedale e mi sento subito più sollevata, più protetta... Saluto Marco che, povero, torna a casa dalle belve per prepararle per andare a scuola, sono ormai le 6 del mattino e non ha chiuso occhio, gli aspetta una bella giornatina di via vai...
Il primo giorno passa tra accertamenti vari, ma neanche troppi eh... e qualche pisolino, insomma, niente di che.
Quando ho sentito mamma per raccontarle quanto era accaduto, mi ha risposto che anche lei non aveva chiuso occhio quella notte, perchè si sentiva "strana", avvertiva che c'era qualcosa che non andava, ma non riusciva a capire cosa... ecco che poi ha avuto la sua risposta! La telepatia delle mamme, eh!
Tutto fila liscio e abbastanza tranquillo, ogni tanto una contrazione, di quelle sceme, di quelle che non hanno senso perchè completamente sballate, perchè non ti ci fanno capire niente...
Arriva la sera.
Ecco che incalzano.
Regolari.
Sempre più dolorose.
Avverto il medico di turno.
Visitina: niente di che, potrebbe essere un nuovo falso allarme, ma anche no, attendiamo.
Ritorno al mio letto.
Comincia il travaglio.
Al buio. In silenzio. Da sola. Appoggiata al tavolino della stanza, perchè a letto non sopportavo i dolori che partivano dai reni e si irradiavano verso l'utero.
Le altre ragazze della stanza dormivano, ogni tanto mi lanciavano sguardi di comprensione, se anche loro avevano già dato, oppure di terrore, se invece aspettavano anche loro di "dare". Qualcuna mi offriva il suo aiuto, la sua vicinanza. Sono state carine.
Continuano i dolori, li cronometro.... ogni 15 minuti... poi ogni 10... infine ogni 5, sempre più intensi... da spezzare il fiato.
Avverto di nuovo l'infermiere del turno notturno, che terrorizzato all'idea che il terzo figlio potessi farlo nascere per il corridoio, chiama subito l'ostetrica e mi accompagna in sala parto...
Mi visita.
E' mezzanotte. Sono già dilatata di 3 o 4 cm. Bene!
In tutto questo ancora non avevo avvertito Marco, per paura di farlo di nuovo correre per strada inutilmente. Ma stavolta c'eravamo!!!
Per la nascita di Miriam avevamo avvertito mezzo mondo, fuori la sala parto c'era una platea infervorata e nevrotica di nonni, zii, cugini vari, che passeggiavano avanti e indietro, che consumavano caffè.
Per la nascita di Melania, erano presenti solo i parenti più stretti... i nonni, mia sorella e stop.
Per Massimo, invece, è stata una cosa molto più intima, eravamo solo Marco ed io. Non abbiamo avvertito nessuno, a parte i nonni paterni che erano con le bimbe.
Nel giro di un'oretta, vedo entrare Marco in sala parto, tutto bardato di paramenti verdi e con un sorriso magliante, stava per avvicinarsi a me a braccia aperte, ero seduta su un pallone di gomma che dondolavo avanti e indietro in preda ai dolori, gli lancio uno sguardo fulminante e gli dico, con calma e a bassa voce: "Stai fermo lì, non ti avvicinare, non mi toccare", lui si ritira nel suo angolo, diventa parte dell'arredamento, come sa che deve comportarsi in queste circostanze e risponde solo se interrogato.
Il travaglio prosegue spedito... niente epidurale manco stavolta, e che te lo dico a fà!? "Ma che vuoi l'epidurale ora che sei al terzo figlio?! Ma non lo vedi che stai andando avanti una favola da sola?! Guarda che tra poco hai finito tutto, eh, se poi fai l'epidurale rischi di rallentare le cose" e via discorrendo...
vabbè, niente epidurale... e dopo ben 3 parti non posso dire di aver provato l'ebbrezza di questa droga, porca paletta!
Ore 2.15 si rompono le acque... effettivamente non è che ci sia tanto liquido, l'equivalente di un paio di bicchieri.
Ci siamo.
Un paio di spinte.
Ore 2.27.
Eccolo. E' nato.
Me lo mettono sul petto, tutto sporco e dolcissimo.
Marco sprizza gioia da tutti i pori e ci guardiamo.
Piccolo grande tesoro, sono già innamorata persa di te!
Piccolo. Bellissimo. Con una bella vocetta limpida. Che come lo prende in braccio la neonatologa, le fa addosso un bellissimo zampillo di pipì.
2.970Kg
47cm
Dalla prima visita è tutto a posto. C'è tutto ed è sano.
Grazie a Dio!
Grazie papà!
Sapevo che sarebbe nato il giorno di San Valentino, sapevo che in qualche modo questa giornata doveva riprendere un significato nuovo, diverso, positivo, di speranza e di vita... e che non sarebbe soltato rimasta un grumo di sentimenti di angoscia, dolore e tristezza, dovuti all'anniversario della morte del mio caro papà, da dover rimandare giù in fondo all'anima per non pensarci, per non essere di nuovo stretti nella morsa della sua lunga agonia, del suo respiro sempre più flebile...
Ora non è più così.
E' una nuova rinascita.
Una nuova speranza.
Un nuovo bagliore di vita.
E' un pezzetto del mio papà che continua a vivere dentro Massimo, che avrà per sempre un angelo custode particolare e tenace.
Il nostro gladiatore, è finalmente tra noi!
Insomma tutto lasciava presagire che avremmo avuto il nostro bel da fare anche quella notte. La notte tra il 12 e il 13 febbraio.
Andiamo comunque a letto, speranzosi di un po' di riposo.
Verso l'1 cominciano le contrazioni, quelle regolari, ma non troppo dolorose, quelle che non ti lasciano dormire, perchè l'ansia di capire di cosa si tratta è troppa.
Così allerto Marco, che cerca di raccapezzarci qualcosa pure lui, già quasi in preda al panico... Quando abbiamo visto che le cose erano costanti, abbiamo chiamato i suoi genitori per raggiugerci a casa a sorvegliare le belve dormienti, così noi siamo andati all'ospedale.
Eravamo relavitamente sereni durante il tragitto, parlando del più e del meno... un paio di altre contrazioni sono arrivate forti e chiare anche in quel momento... ero quasi convinta che fossero quelle "buone".
Arriviamo lì, monitoraggio e... magia: contrazioni scomparse!
Potenza del servizio sanitario nazionale... eh! Che fortunella!
Erano quasi intenzionati a rimandarmi a casa e mi stavo pure vergognando un po': possibile che al terzo figlio sono ancora così rimbambita da non capire quando è il caso di andare all'ospedale e quando è il caso di aspettare ancora un po'!? Vabbè... pazienza... mi dispiace di aver fatto passare una nottata insonne un po' a tutti... ecco tutto.
Poi, invece di salutarmi e mandarmi a casa, dopo l'ecografia mi trattengono a causa del poco liquido amniotico, segno che c'era qualcosa che non andava proprio come avrebbe dovuto, quindi meglio rimanere in ospedale per accertamenti e per stare sotto osservazione.
Ok, rimango in ospedale e mi sento subito più sollevata, più protetta... Saluto Marco che, povero, torna a casa dalle belve per prepararle per andare a scuola, sono ormai le 6 del mattino e non ha chiuso occhio, gli aspetta una bella giornatina di via vai...
Il primo giorno passa tra accertamenti vari, ma neanche troppi eh... e qualche pisolino, insomma, niente di che.
Quando ho sentito mamma per raccontarle quanto era accaduto, mi ha risposto che anche lei non aveva chiuso occhio quella notte, perchè si sentiva "strana", avvertiva che c'era qualcosa che non andava, ma non riusciva a capire cosa... ecco che poi ha avuto la sua risposta! La telepatia delle mamme, eh!
Tutto fila liscio e abbastanza tranquillo, ogni tanto una contrazione, di quelle sceme, di quelle che non hanno senso perchè completamente sballate, perchè non ti ci fanno capire niente...
Arriva la sera.
Ecco che incalzano.
Regolari.
Sempre più dolorose.
Avverto il medico di turno.
Visitina: niente di che, potrebbe essere un nuovo falso allarme, ma anche no, attendiamo.
Ritorno al mio letto.
Comincia il travaglio.
Al buio. In silenzio. Da sola. Appoggiata al tavolino della stanza, perchè a letto non sopportavo i dolori che partivano dai reni e si irradiavano verso l'utero.
Le altre ragazze della stanza dormivano, ogni tanto mi lanciavano sguardi di comprensione, se anche loro avevano già dato, oppure di terrore, se invece aspettavano anche loro di "dare". Qualcuna mi offriva il suo aiuto, la sua vicinanza. Sono state carine.
Continuano i dolori, li cronometro.... ogni 15 minuti... poi ogni 10... infine ogni 5, sempre più intensi... da spezzare il fiato.
Avverto di nuovo l'infermiere del turno notturno, che terrorizzato all'idea che il terzo figlio potessi farlo nascere per il corridoio, chiama subito l'ostetrica e mi accompagna in sala parto...
Mi visita.
E' mezzanotte. Sono già dilatata di 3 o 4 cm. Bene!
In tutto questo ancora non avevo avvertito Marco, per paura di farlo di nuovo correre per strada inutilmente. Ma stavolta c'eravamo!!!
Per la nascita di Miriam avevamo avvertito mezzo mondo, fuori la sala parto c'era una platea infervorata e nevrotica di nonni, zii, cugini vari, che passeggiavano avanti e indietro, che consumavano caffè.
Per la nascita di Melania, erano presenti solo i parenti più stretti... i nonni, mia sorella e stop.
Per Massimo, invece, è stata una cosa molto più intima, eravamo solo Marco ed io. Non abbiamo avvertito nessuno, a parte i nonni paterni che erano con le bimbe.
Nel giro di un'oretta, vedo entrare Marco in sala parto, tutto bardato di paramenti verdi e con un sorriso magliante, stava per avvicinarsi a me a braccia aperte, ero seduta su un pallone di gomma che dondolavo avanti e indietro in preda ai dolori, gli lancio uno sguardo fulminante e gli dico, con calma e a bassa voce: "Stai fermo lì, non ti avvicinare, non mi toccare", lui si ritira nel suo angolo, diventa parte dell'arredamento, come sa che deve comportarsi in queste circostanze e risponde solo se interrogato.
Il travaglio prosegue spedito... niente epidurale manco stavolta, e che te lo dico a fà!? "Ma che vuoi l'epidurale ora che sei al terzo figlio?! Ma non lo vedi che stai andando avanti una favola da sola?! Guarda che tra poco hai finito tutto, eh, se poi fai l'epidurale rischi di rallentare le cose" e via discorrendo...
vabbè, niente epidurale... e dopo ben 3 parti non posso dire di aver provato l'ebbrezza di questa droga, porca paletta!
Ore 2.15 si rompono le acque... effettivamente non è che ci sia tanto liquido, l'equivalente di un paio di bicchieri.
Ci siamo.
Un paio di spinte.
Ore 2.27.
Eccolo. E' nato.
Me lo mettono sul petto, tutto sporco e dolcissimo.
Marco sprizza gioia da tutti i pori e ci guardiamo.
Piccolo grande tesoro, sono già innamorata persa di te!
Piccolo. Bellissimo. Con una bella vocetta limpida. Che come lo prende in braccio la neonatologa, le fa addosso un bellissimo zampillo di pipì.
2.970Kg
47cm
Dalla prima visita è tutto a posto. C'è tutto ed è sano.
Grazie a Dio!
Grazie papà!
Sapevo che sarebbe nato il giorno di San Valentino, sapevo che in qualche modo questa giornata doveva riprendere un significato nuovo, diverso, positivo, di speranza e di vita... e che non sarebbe soltato rimasta un grumo di sentimenti di angoscia, dolore e tristezza, dovuti all'anniversario della morte del mio caro papà, da dover rimandare giù in fondo all'anima per non pensarci, per non essere di nuovo stretti nella morsa della sua lunga agonia, del suo respiro sempre più flebile...
Ora non è più così.
E' una nuova rinascita.
Una nuova speranza.
Un nuovo bagliore di vita.
E' un pezzetto del mio papà che continua a vivere dentro Massimo, che avrà per sempre un angelo custode particolare e tenace.
Il nostro gladiatore, è finalmente tra noi!
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Pensieri e massime varie che ho fatto miei!
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